La leadership non nasce dalla mente. Nasce dal corpo.
È da questa prospettiva che prende forma BIOLOGIA DELLA LEADERSHIP - Come corpo, mente ed emozioni guidano le decisioni, la presenza e l’impatto sul mondo, il nuovo libro di FILIPPO ONGARO, in uscita il 2 settembre 2026 per ROI Edizioni.
Medico, autore e speaker di fama internazionale, Ongaro ha lavorato dal 2000 al 2007 come medico degli astronauti presso l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), collaborando anche con NASA e Agenzia Spaziale Russa. È stato il primo medico italiano a ottenere negli Stati Uniti la certificazione in medicina anti-aging, ha lavorato con militari delle forze speciali, atleti e top manager e per dieci anni ha fondato e diretto il primo centro di medicina anti-aging in Italia.
Dopo anni dedicati allo studio e alla divulgazione, della longevità e dell’alta prestazione, con questo nuovo volume Ongaro compie un passaggio ulteriore: se la salute non fosse il punto di arrivo, ma la condizione di partenza per riuscire a incidere davvero sulla propria vita e su quella degli altri?
Perché si può conoscere perfettamente una strategia e prendere comunque la decisione sbagliata. Si può avere esperienza, competenze e autorità e non riuscire a generare fiducia. Si può occupare una posizione di comando e perdere lucidità proprio quando servirebbe di più.
Il punto, sostiene Ongaro, è che prima di ogni parola, decisione o comportamento esiste uno stato biologico.
Il modo in cui dormiamo, il livello di stress a cui siamo sottoposti, lo stato del sistema nervoso, l’equilibrio metabolico e ormonale, la capacità di regolare le emozioni incidono sulla lucidità con cui decidiamo, sulla presenza che trasmettiamo, sulla capacità di ascoltare e sulla qualità delle relazioni che costruiamo.
In altre parole, la biologia del leader non è una questione privata, ma una variabile che può avere conseguenze sull’intero sistema che quella persona guida.
PRIMA DI GUIDARE GLI ALTRI DOBBIAMO SAPER GUIDARE NOI STESSI
Quando si parla di leadership si pensa generalmente a strategia, visione, comunicazione, capacità decisionale, autorevolezza.
Biologia della leadership sposta lo sguardo più indietro, fino a ciò che accade prima ancora che quelle capacità possano manifestarsi.
Un leader sottoposto a stress cronico non reagisce alla realtà nello stesso modo di una persona con un sistema nervoso regolato. La mancanza di sonno modifica le funzioni coinvolte nella capacità di giudizio e nella risposta emotiva.
La tensione di chi guida può trasferirsi alle persone che gli stanno intorno, così come calma, presenza e capacità di ascolto possono contribuire a creare un clima completamente differente.
È qui che neuroscienze e leadership smettono di appartenere a due mondi separati.
Nel libro Ongaro affronta la neurobiologia delle decisioni, della motivazione, della fiducia e della paura; il rapporto tra sistema nervoso ed emozioni; il ruolo dell’empatia e dell’intelligenza relazionale; il mindset; la presenza; la gestione dell’energia e la capacità di mantenere nel tempo una prestazione elevata senza trasformarla in esaurimento.
Il principio di fondo è semplice: non possiamo regolare ciò che accade intorno a noi se prima non impariamo a regolare ciò che accade dentro di noi.
Per questo la leadership descritta da Ongaro non coincide necessariamente con una posizione professionale, ma riguarda chiunque abbia un impatto sugli altri, dal genitore all’insegnante, passando per l’allenatore, il medico o il professionista.
E, prima ancora, riguarda ciascuno di noi nel momento in cui smette di delegare all’esterno la responsabilità delle proprie scelte.
DAL LIFESPAN E DALL’HEALTHSPAN AL “PEAKSPAN”
Al centro del libro emerge anche un nuovo concetto attraverso cui Ongaro porta il lavoro di anni sulla longevità dentro il territorio della leadership: il peakspan.
Se il lifespan indica la durata della vita e l’healthspan gli anni trascorsi in buona salute, il peakspan identifica invece la finestra della vita durante la quale una persona riesce a esprimere il proprio potenziale al massimo livello, mantenendo chiarezza mentale, stabilità emotiva, energia fisica e presenza sufficienti per guidare, creare, decidere, ispirare e lasciare un’impronta.
Non significa quindi performare al massimo per un breve periodo per poi esaurirsi. Significa riuscire a mantenere qualità e durata della prestazione, evitando che la ricerca continua del risultato conduca progressivamente a perdere lucidità, salute, energia e capacità di relazione.
Ongaro arriva a questa riflessione dopo avere osservato per anni persone sottoposte a livelli di pressione molto elevati, dagli astronauti agli atleti d’élite, dai militari delle forze speciali ai top manager.
Esperienze diverse che lo hanno condotto a una stessa conclusione: la determinazione senza regolazione può trasformarsi in burnout, la resilienza senza recupero può diventare rottura e la ricerca della performance, se ignora la biologia, può finire per compromettere proprio ciò che vorrebbe potenziare.
Il peakspan prova quindi a rispondere a una domanda differente da quella che ha dominato per anni il dibattito sulla longevità. Non semplicemente quanto a lungo possiamo vivere?, e nemmeno soltanto per quanto tempo possiamo rimanere in salute?, ma per quanti anni possiamo continuare a essere davvero capaci di esprimere il meglio di ciò che possiamo dare?
LA BIOLOGIA DEL LEADER È ANCHE LA BIOLOGIA DEL TEAM
C’è poi un altro passaggio che amplia la prospettiva del libro: ciò che accade nel corpo di chi guida non rimane necessariamente confinato a chi guida.
La nostra presenza viene percepita dagli altri. Nel volume Ongaro affronta anche il ruolo dei neuroni specchio e dei meccanismi alla base dell’empatia, mostrando come tensione, calma, ascolto e modalità relazionali possano influenzare il gruppo.
Un leader incapace di leggere i segnali emotivi rischia di interpretare in modo errato le intenzioni altrui, reagire a ciò che immagina anziché a ciò che sta realmente accadendo e alimentare meccanismi difensivi.
Al contrario, ascolto, capacità di comprendere il punto di vista dell’altro e regolazione emotiva possono contribuire alla costruzione della fiducia.
Il corpo, in questa prospettiva, diventa un messaggio tanto quanto le parole.
Ed è proprio qui che la leadership smette di essere semplicemente capacità di ottenere risultati e diventa capacità di creare le condizioni perché anche gli altri possano esprimersi.
DAL CONTROLLO ALLA REGOLAZIONE
Per decenni gran parte della cultura della performance ha associato la leadership alla capacità di spingere, controllare, resistere, accelerare.
Ongaro propone un cambio di paradigma, in cui la leadership del futuro dovrà imparare soprattutto a regolare.
Regolare il proprio sistema nervoso prima di reagire, riconoscere quando lo stress sta alterando una decisione, comprendere quando una squadra ha bisogno di indicazioni e quando, invece, ha bisogno di sicurezza e ascolto, sapere quando accelerare, ma anche quando fermarsi. Ma anche interpretare paura, stanchezza, chiusura o difficoltà non semplicemente come difetti individuali, ma anche come possibili risposte adattative di un organismo sottoposto a determinate condizioni.
È una visione che porta Ongaro a definire la neurobiologia non come una curiosità teorica, ma come una possibile leva strategica per una leadership più consapevole e più umana.
NON UNA PERFORMANCE, MA UNA PRESENZA
Biologia della leadership è costruito come un percorso che parte dalle fondamenta biologiche della performance e attraversa il cervello del leader, la costruzione del peakspan, l’autoregolazione, la neurobiologia della fiducia e della motivazione, il mindset, l’intelligenza relazionale e l’empatia, fino alla leadership emotiva ed energetica e al passaggio “dal sapere all’essere”.
Non una ricetta universale o un protocollo valido per tutti, l’obiettivo è fornire principi scientificamente fondati e strumenti attraverso cui comprendere meglio il proprio sistema biologico e tradurre questa consapevolezza nella vita concreta.
E, nelle pagine finali, un ulteriore salto: sistema nervoso, emozioni, decisioni, mindset e performance non sono il punto di arrivo, ma strumenti al servizio della domanda più grande che tipo di impatto vogliamo avere sugli altri e sul mondo?
La leadership matura, nella visione proposta da Ongaro, si sposta così progressivamente dal successo al senso, dal controllo alla consapevolezza, dall’ambizione all’impatto.
Non coincide più soltanto con ciò che una persona riesce a ottenere, ma con ciò che riesce a generare negli altri.
Ed è forse questa la provocazione più radicale del libro. In un'epoca che misura continuamente risultati, velocità e produttività, il leader del futuro potrebbe non essere quello che corre più degli altri, parla più degli altri o controlla più degli altri.
Potrebbe essere quello capace di rimanere centrato quando intorno aumenta la pressione, lucido quando cresce la complessità, presente quando sarebbe più facile reagire.
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FILIPPO ONGARO, medico degli astronauti per oltre sette anni all’ESA (Agenzia Spaziale Europea), è il primo italiano a essersi certificato in medicina anti-aging e medicina funzionale negli USA.
Fermamente convinto che il concetto di longevità debba fondarsi su solide basi scientifiche e non su mode del momento per essere efficace e funzionale, oggi è uno dei consulenti in tema longevità più importanti e riconosciuti del settore a livello internazionale.
È uno dei formatori di lingua italiana più seguiti anche sui social, con un canale Youtube che conta centinaia di migliaia di iscritti e decine di milioni di visualizzazioni.
Ha studiato problem solving e coaching strategico ed è autore di numerosi bestseller, tra cui Il Metodo Ongaro, Forte come l’acqua, Scelte e sfide, Missione Longevità, tutti pubblicati da Sperling & Kupfer.
È stato professore a contratto presso Tor Vergata, l’Università di Bologna e il King’s College di Londra.
Oggi ha scelto di dedicarsi esclusivamente alla consulenza, alla divulgazione e al coaching per aiutare più persone possibile a migliorare il proprio stile di vita, le proprie abitudini quotidiane e la gestione emotiva.
Il suo ultimo libro è il IL Mindset della Longevità (edito da Vallardi) e si concentra sulla parte mentale ed emotiva e parte dal presupposto che ciò che le persone vogliono è vivere meglio, e non semplicemente più a lungo. Per farlo pone al centro il Mindset, che deve essere perno centrale di ogni percorso rivolto alla longevità.