Pianeta Migranti. L’Europa prende, l’Africa resiste
Cotonou 2026 smaschera il nuovo colonialismo
In agosto, Cotonou – città di memorie profonde della tratta atlantica – diventerà il cuore pulsante del 17° Forum Sociale Mondiale 2026 (FSM). Non un semplice appuntamento internazionale: un atto politico, un continente che si rimette al centro della storia dopo secoli di sfruttamento.
Per troppo tempo l’Africa è stata trattata come una miniera da cui attingere risorse, manodopera, territori. Oggi, si presenta come luogo di resistenza, di proposta e di contronarrazione.
Il colonialismo cambia volto, non sostanza
Il colonialismo non arriva più con eserciti e bandiere. Oggi indossa abiti più eleganti, ma non meno violenti. Si manifesta attraverso accordi economici asimmetrici, che drenano ricchezza invece di generarla; estrattivismo feroce, che svuota territori e comunità; il controllo dei confini e delle migrazioni, trasformato in arma geopolitica; il debito come catena, che lega interi Paesi a dipendenze strutturali; attraverso politiche climatiche ingiuste, che scaricano sull’Africa i costi di una crisi prodotta altrove.
Il Forum di Cotonou – con oltre 50.000 partecipanti e più di 200 sessioni tematiche – è lo spazio dove queste dinamiche vengono denunciate apertamente. Non come lamenti, ma come analisi politica e costruzione di alternative.
L’Africa resiste: movimenti, comunità, culture
La resistenza africana ha una storia lunga, collettiva, quotidiana.
Resiste chi difende la terra dall’accaparramento. Chi protegge i beni comuni dall’estrazione selvaggia. Resiste chi costruisce sovranità alimentare, economie comunitarie, reti di solidarietà. Resiste chi rivendica diritti, identità, dignità.
Il Forum riconosce questa resistenza come sapere politico. Le oltre 800 organizzazioni già registrate mostrano un continente che non accetta più di essere oggetto: vuole essere soggetto.
Europa e Africa: un rapporto da riscrivere
L’Europa continua a prendere: risorse, manodopera, spazio politico, narrazioni. E restituisce troppo poco: condizioni, vincoli, progetti calati dall’alto. In questa logica si inserisce anche il Piano Mattei, percepito da molte realtà africane come un progetto più imprenditoriale che solidale. Il tema sarà uno dei nodi caldi del Forum.
A Cotonou 2026 questa dinamica viene rovesciata passando da rapporti di potere a rapporti di giustizia.
Cotonou 2026: un ponte tra lotte locali e trasformazione globale
Dal 4 all’8 agosto, il Benin non “ospiterà” il mondo: lo guiderà. Il Forum riunirà movimenti sociali, sindacati, associazioni, reti culturali e comunità da tutti i continenti. Con l’obiettivo di radicare le lotte locali dentro una trasformazione continentale e costruire ponti di dialogo tra comunità, autorità locali, ricercatori e decisori politici
Sarà un laboratorio di decolonizzazione contemporanea, dove l’Africa non chiede carità né concessioni ma chiede riconoscimento, rispetto, spazio politico.



