Martedì, 24 aprile 2018 - ore 18.34

Matteo Dembech, cremonese in Turchia con l’OMS, ci racconta del fenomeno migratorio che vive ogni giorno

Matteo , a Cremona di ritorno dalla Turchia per le festività ci racconta , come operatore dell’OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità) il fenomeno della migrazione con il quale è a stretto contatto ogni giorno con i profughi Siriani.

| Scritto da Redazione
Matteo Dembech, cremonese in Turchia con l’OMS, ci racconta del fenomeno migratorio che vive ogni giorno Matteo Dembech, cremonese in Turchia con l’OMS, ci racconta del fenomeno migratorio che vive ogni giorno Matteo Dembech, cremonese in Turchia con l’OMS, ci racconta del fenomeno migratorio che vive ogni giorno Matteo Dembech, cremonese in Turchia con l’OMS, ci racconta del fenomeno migratorio che vive ogni giorno

Matteo Dembech, cremonese in Turchia con l’OMS, ci racconta del fenomeno migratorio che vive ogni giorno

Matteo , a Cremona  di ritorno dalla Turchia per le festività ci racconta , come operatore dell’OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità) il fenomeno della migrazione  con il quale è a stretto contatto ogni giorno con i profughi Siriani.

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Ecco l’intervista che ha rilasciato al nostro sito welfare cremona.

-Un cremonese in Turchia a stretto contatto con il fenomeno migratorio. Matteo, che lavoro fai?-

Sin dal 2011, dall’inizio della primavera araba ho avuto il piacere di lavorare presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nei dipartimenti per i rifugiati e i migranti. Quale funzionario internazionale delle Nazioni Unite ho prima lavorato con vari Stati Membri per lo sviluppo di politiche migratorie capaci di rispondere alle sfide del nuovo millenio. Ho per esempio preparato una risoluzione europea dell’OMS sulla salute dei migranti che ha messo d’accordo 53 Paesi, attuato piani di azione per oltre dieci Paesi alle prese con i flussi degli ultimi anni, tra cui anche quello della Sicilia in collaborazione con Ministero della Salute ed il Ministero dell’Interno.

Da poco piu’ di un anno ho base in Turchia, dove l’OMS lavora per rispondere alla crisi umanitaria che vede oltre tre milioni di profughi Siriani, in maggioranza donne e bambini. Nello specifico mi occupo del coordinamento del lavoro tra le agenzie dell’ONU e le ONG per quanto peritene alla risposta sanitaria e delle relazioni dell’OMS con i donatori.

 

-Nel frattempo in Europa si ergono nuovi muri per arginare ‘l’invasione’ dei migranti. E' utile? C’è un’ invasione in corso?-

I dati parlano chiaro. Il mondo non ha mai visto così tante persone scappare dalla loro casa per trovare rifugio altrove. Ci sono più’ di ventidue milioni di rifugiati nel mondo, ma solo il 17% si trova in Europa, e costituisce meno dell’1% della popolazione. Visti i numeri posso dire che non c’è un’ invasione in corso. Questo non significa che la migrazione non rappresenti una grande sfida per il sistema stato sia dal punto di vista organizzativo che da quello culturale. Il mondo si sta equipaggiando degli strumenti per rispondervi e l’Italia è tra i Paesi riconosciuti a livello internazionale per i propri standard nell’accoglienza, in particolare per un sistema sanitario che non si tira indietro di fronte al bisogno.

Negli ultimi sei anni l’Italia ha visto arrivare sulle proprie coste circa 150.000 persone all’anno, la cui maggior parte ha poi continuato il proprio cammino verso il nord Europa. In un’ottica globale non si tratta di grandi numeri per l’ottava potenza mondiale. Per ognuno di loro l’Italia è tenuta a stabilire chi ha diritto allo stato di rifugiato, e quindi protezione, e chi no. Sono convinto che sia fondamentale attuare controlli ben fatti piuttosto che alzare muri, in modo da assicurare a chi ne ha diritto di godere della nostra solidarietà, come abbiamo deciso di fare secondo la Convenzione di Ginevra del 1951. E di conseguenza poter attuare un controllo razionale dei flussi dei migranti economici in modo sostenibile.

 

-In Turchia, dove lavori, come è la situazione? Quali sono le principali sfide e cosa fa la comunità internazionale per rispondervi?-

La Turchia è il Paese che ospita il più grande numero di rifugiati al mondo. La Turchia da sola ospita il triplo dei rifugiati di tutta l’Unione Europea, e due su tre sono donne e bambini. Vi è in corso un grande lavoro per assicurare l’accesso a servizi sanitari in grado di rispondere ai bisogni dei rifugiati anche dal punto di vista linguistico e culturale.

Quest’anno con il team OMS, assieme al Ministero della Salute turco, abbiamo organizzato una campagna vaccinale che ha visto vaccinati oltre mille bimbi siriani al giorno. Abbiamo anche facilitato l’apertura di oltre cento centri in cui medici e infermieri siriani si prendono della popolazione rifugiata erogando migliaia di prestazioni gratuite al giorno. Con tutte le sfide annesse, la Turchia è da sotto tanti punti di visti un laboratorio di avanguardia nel design dei servizi per la popolazione migrante.

 

-Che futuro vedi per la migrazione?-

Dato il panoramica geopolitico mondiale sono convinto che le migrazioni continueranno e che l'Italia, ma anche le citta' debbano prepararsi per trasformare il problema in opportunita . Per ridurla bisognerebbe far si’ che tutti abbiano una casa sicura, e quindi lavorare su percorsi di pace.

In Italia il futuro dell’immigrazione dipende molto da noi, dalla nostra capacità di estendere i diritti di cui godiamo anche ai migranti di modo che un’integrazione positiva, sia culturale che nel mondo del lavoro, diventi possibile. Il raggiungimento di questo obiettivo parte anche da noi e dalla vita di tutti i giorni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo fa ai fini di proteggere la sanità pubblica, ma ottimi esempi li ho ricevuti da amici che lavorano in realtà sociali a Cremona. Persone che non solo lavorano per la crescita e l’inclusione dei minori non accompagnati, ma che promuovono una cultura dell’accoglienza che ho visto in pochi altri Paesi nel mondo.

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1°foto : Matteo Dembech, Campagna OMS ‘Everyone matters’, Ognuno conta

2° foto : Gaziantep, Turchia. Bambina Siriana in centro sanitario supportato dall’OMS

3° foto : Lampedusa, Italia. Minori accompagnati. In centro di accoglienza

4° foto : Istanbul, Turchia. Incontro con il Ministero della Salute turco per concordare strategie 2018-2019 per rispondere ai bisogni dei rifugiati in Turchia

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