Mercoledì, 23 settembre 2026 - ore 17.12

Medici indagati per falsi certificati ad immigrati. Paolo Bodini risponde

La normativa prevede, nel caso di invio di uno straniero irregolare in un CPR,che il medico certifichi la “idoneita” della persona

| Scritto da Redazione
Medici indagati per falsi certificati ad immigrati. Paolo Bodini risponde

 

Egregio Direttore,

Vorrei dare risposte e fare alcune precisazioni rispetto ai vari commenti che sono comparsi a seguito del mio comunicato relativo alla vicenda dei medici indagati per presunte false certificazioni. Mi scuso per la lunghezza del testo, ma il problema è complesso.

  1. Concordo assolutamente sul fatto che se un medico produce un certificato falso (certifichi cioè una malattia che non esiste o falsifichi una cartella clinica) vada punito sia dalla Legge che dall’Ordine professionale. Nessun dubbio.

  2. Così come concordo che se uno straniero delinque va punito secondo le nostre leggi, analogamente a qualunque italiano che commetta un reato.Nessun dubbio.

  3. Il punto in discussione però non è questo. La normativa prevede, nel caso di invio di uno straniero irregolare in un CPR (Centro di Pemanenza e Rimpatrio), che il medico certifichi la “idoneita” della persona ad essere inviato (= recluso) in uno di questi centri.

  4. Vi sono moltissime testimonianze documentali, fatte da diverse istituzioni che si interessano di questo problema, che dimostrano come questi CPR siano luoghi dove i basilari diritti umani non sono rispettati: dalla privazione della libertà senza una condanna per un reato, alla carenza di igiene, alla promiscuità e mancanza di qualunque privacy, alla totale incertezza sui tempi di detenzione e sul proprio destino finale, alla alimentazione inadeguata, alla somministrazione non autorizzata da sanitari di psicofarmaci per tenere i reclusi “tranquilli”.

  5. I CPR sono strutture affidate a sistemi di custodia privati, spesso privi dei necessari requisiti di professionalità. Se il sistema carcerario (sia pure con i suoi limiti e difetti) ha regole certe dettate dalla legge e da regolamenti, altrettanto queste regole nei CPR semplicemente non esistono e vige l’arbitrio di chi li “amministra”.

  1. Tra le tante opinioni contro i CPR cito soltanto questo stralcio di una dichiarazione della Caritas Italiana dell’aprile scorso circa la apertura di un CPR in Campania: Esprimiamo profonda preoccupazione per il progetto di realizzazione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) nel Comune di Castel Volturno. I fatti di cronaca ci raccontano come all’interno di questi luoghi, in tutto il Paese, le persone vivano spesso in stato di abbandono e di come, purtroppo, donne e uomini innocenti in essi trovino la morte. Nei CPR viene rinchiusa l’umanità e la dignità delle persone. I CPR non creano sicurezza, alimentano diseguaglianze: sono di fatto strutture di detenzione amministrativa nelle quali persone che non hanno commesso reati vengono private della libertà personale, perché non sono riuscite ad avere un permesso di soggiorno, anche se lavorano o hanno famiglia”. I dati sugli atti di autolesionismo che avvengono dei CPR e dei suicidi sono impressionanti. Spero che chi ha scritto in dissenso a Medici Senza Frontiere voglia credere alla Caritas.

  2. Certificare quindi l’idoneità di una persona ad essere reclusa in questi centri è una grossa responsabilità, in quanto questi luoghi sono altamente patogeni sia dal punto di vista fisico che psicologico. E si tenga conto che la maggior parte di questi migranti hanno subito violenze fisiche e psicologiche durante il loro viaggio e le sindromi da disadattamento sono una patologia tutt’altro che trascurabile e foriera di molti altri problemi.

  3. Esistono oggi alternative ai CPR? Forse non tutti sanno che negli 8 CPR attualmente attivi in Italia sono “ospitate” circa 1.400 persone a fronte di una stima di 400-500.000

 

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