Domenica, 25 luglio 2021 - ore 13.52

Nato 2030: la partita vera comincia solo adesso

| Scritto da Redazione
Nato 2030: la partita vera comincia solo adesso

Il primo vertice Nato con il presidente Usa Joe Biden ha segnato il calcio di inizio della partita sul futuro dell’Alleanza nel prossimo decennio, con l’agenda Nato 2030 e l’avvio ufficiale dell’elaborazione di un nuovo Concetto Strategico da approvare nel prossimo summit previsto in Spagna nel 2022.

L’amministrazione Biden ha portato ad un rilancio delle ambizioni Nato e ad un consolidamento della rete di alleanze, anche tramite il G7 nel Regno Unito, che sta aprendo una riflessione su un nuovo adattamento dell’Alleanza. E la circostanza degli Europei di calcio offre alcune buone metafore per comprendere con un pizzico di ironia l’attuale situazione euro-atlantica.

Con la Cina si parte dal catenaccio…

Lunedì 14 giugno a Bruxelles è diventato chiaro che la squadra degli alleati giocherà un campionato lungo e difficile con avversari in ottima forma come la Cina, che gode di grandi risorse economiche, una forte coesione interna ed una tattica di gioco consolidata. La serie di passaggi cinesi in campo spaziale, cyber, ed in generale tecnologico e industriale, mira a sfiancare l’avversario mantenendo la propria rete inviolata.

A Bruxelles la Nato ha iniziato a riflettere sul proprio modello di gioco con Pechino, e non è giunta a una conclusione definitiva. Il nuovo Concetto Strategico servirà anche a prendere le misure dell’avversario, anzi del rivale sistemico, e a valutare diverse opzioni. In primo luogo c’è il catenaccio, ovvero la difesa del proprio vantaggio tecnologico dalla penetrazione cinese puntando sulla resilienza dei singoli giocatori. Ma qui la responsabilità è a livello dei singoli Paesi, dove si decidono gli investimenti e le normative, e dell’Unione europea. In ogni caso l’allenatore – il segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg, ed il capitano – il leader Usa Biden – certamente sproneranno gli Alleati ad avere una difesa all’altezza, specie sui fianchi da dove arriveranno attacchi indiretti ma insidiosi, e la Nato diventerà sempre più il forum dove si discute la strategia anche su questi aspetti.

… per puntare sulle ali nell’Indo-Pacifico

Al tempo stesso, rispetto a Cina e Russia, il vertice di Bruxelles ha rilanciato fortemente anche un’idea di alleanze globali, un lavoro ai fianchi in tutta l’area del cosiddetto “Indo-Pacifico” – termine entrato recentemente e velocemente nel dibattito euro-atlantico. Il comunicato finale del vertice auspica vecchi e nuovi partenariati, nominando esplicitamente Asia, Africa e America Latina, in nome di un sostegno globale all’ordine internazionale basato sullo stato di diritto.

Si tratta di uno schema di gioco più offensivo in termini politici, diplomatici e simbolici, ma non militari, volto a riaffermare e promuovere un modello occidentale fatto di diritti umani, democrazia e rispetto del diritto internazionale. Un modello che motivi alleati e partner culturalmente affini dentro e fuori l’area euro-atlantica, in alternativa al modello autoritario rappresentato da Pechino e Mosca. Insomma, si punta anche sulle ali destre e sinistre contando che prima o poi qualche cross al centro vada in rete.

Con la Russia non basta palla lunga e pedalare

La Russia è l’altra testa di serie del campionato che giocherà la Nato nel prossimo decennio. La squadra di Mosca è ben nota agli alleati da oltre 70 anni, eppure riesce spesso a sorprendere cogliendo in contropiede, segnando in zona Cesarini, e quando è alle strette salvandosi in calcio d’angolo. Il capitano Vladimir Putin è un veterano delle partite con la Nato, e spesso dimostra un buon possesso di palla mantenendo l’iniziativa dalla Bielorussia al Mediterraneo passando ovviamente per l’Ucraina. Dal 2014 la Nato ha dovuto sostanzialmente ricorrere al vecchio motto “palla lunga e pedalare” per recuperare una partita iniziata malissimo.

Anche qui la squadra alleata con il nuovo Concetto Strategico dovrebbe rivedere lo schema di gioco. Se i big match del prossimo decennio sono con la Cina, vale davvero la pena sfiancarsi con i contrasti molto fisici e fallosi della Russia? O non è il caso di fare melina e puntare a un pareggio con Mosca che alla fine può andare bene a tutti?

Fuor di metafora, fermo restando la ferma condanna occidentale delle azioni russe e la solidità della deterrenza e difesa degli stati membri Nato da qualsiasi attacco o anche solo intimidazione russa, è davvero il caso di insistere sull’avvicinamento di Kiev all’Alleanza atlantica come fatto anche nel summit di ieri? Non sarebbe meglio puntare gradualmente ma con costanza ad un accordo complessivo sulla sicurezza pan-europea in cui ad esempio un’Ucraina neutrale rappresenti un elemento di stabilità e sicurezza per sé, la Nato e la Russia? Un accordo del genere potrebbe essere facilitato da intese settoriali su controllo degli armamenti convenzionali e nucleari e sulla non-proliferazione, e tale processo avrebbe il duplice vantaggio di ridurre la tensione sul fianco est e di smettere di spingere la Russia ad allearsi e allenarsi con la Cina.

Cambiare schema di gioco sul Mediterraneo

Nel comunicato finale del vertice il Mediterraneo allargato è trattato in pochi punti, non tra i primi, ed in termini non incisivi – a parte la conferma dei progressi dell’hub per il sud di Napoli fortemente voluto dall’Italia.

Al di là dell’ermeneutica del testo, il comunicato ed il vertice riflettono il graduale disimpegno americano dal Nord Africa e Medio Oriente – vedasi ritiro dall’Afghanistan – iniziato da Obama e Trump per concentrarsi sulla Cina. E riflettono anche la priorità data dai tanti alleati del nord ed est Europa alla Russia, nonché la radicata tendenza di Francia e Turchia a giocare le proprie partite nazionali a sud fuori dal quadro Nato.

Tutto ciò richiede sempre più all’Italia un doppio cambio di passo. Da un lato, giocare a tutto campo nell’agenda Nato su temi quali Russia, controllo degli armamenti, spazio, cyber, resilienza, politica industriale e tecnologica, perché impattano fortemente e a vari livelli sugli interessi nazionali.

Dall’altro lato, lavorare per la stabilizzazione del Mediterraneo allargato sia in ambito Nato, nei limiti strutturali dati, sia e soprattutto in ambito europeo, tramite l’Ue e formati ad hoc, perché una cooperazione Nato-Ue a trazione europea è l’unico schema di gioco con cui si potrà portare a casa qualche risultato.

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