Martedì, 31 marzo 2020 - ore 17.36

''Nessuno resti indietro per colpa del coronavirus''

Barca, Gori e ForumDD: ''Una protezione sociale universale per affrontare subito l'emergenza''

| Scritto da Redazione
''Nessuno resti indietro per colpa del coronavirus''

Se è vero che di fronte al coronavirus siamo tutti sulla stessa barca è anche però difficile dire, di fronte alle cifre, alla fascia di età dei morti e dei malati gravi e ai comportamenti sociali messi in atto dalle diverse fasce di reddito (con i più poveri che sembrano mostrare più responsabilità sociale dei più ricchi, anche perché non hanno seconde case al mare dove fuggire) che si po’ paragonare l’attuale situazione alla famosa “livella” di Totò. Insomma, non stiamo tutti subendo gli stessi contraccolpi economici del coronavirus e c’è chi rischia di uscirne male, mentre altri avranno qualche conseguenza e altri ancora nessuna o addirittura ci guadagneranno. E, in una tra le più disuguali società del mondo qual è quella italiana, alla fine del tunnel della pandemia rischia di esserci una maggiore ineguaglianza sociale.

E’ quel che pensa anche il Forum Disuguaglianze Diversità (ForumDD), che infatti, in una lunga nota redatta insieme all’economista ed ex ministro Fabrizio Barca e Cristiano Gori, docente di politica sociale all’università di Trento, parte da un assunto imprescindibile: «Questa crisi non deve creare nuove disuguaglianze e far crescere rabbia e risentimento nelle persone, deve accrescere non ridurre la coesione sociale. Bisogna tutelare ogni persona a rischio, sia i garantiti, sia gli esclusi. Questo significa: fare a un tempo cose diverse: salvaguardare i posti di lavoro, ogni volta che sia possibile; assistere chi perde l’occupazione; attenuare gli effetti che derivano dal temporaneo cambio di vita. Agire solo a tutela di alcune categorie d’individui, magari di quelli che hanno una voce più forte, sarebbe profondamente errato e ingiusto».

Per ForumDD «il secondo requisito cruciale è che le misure adottate siano di attuazione semplice e tempestiva: intervenire senza effetti certi e immediati, infatti, sarebbe fatale. Il Governo sembra intenzionato a contrastare la creazione di nuove disuguaglianze e ad agire con tempestività. La partita si gioca, dunque, sulla definizione degli interventi da mettere in campo. L’esperienza internazionale ci offre importanti spunti, invitandoci da subito ad adottare un approccio universale, rivolto a tutte le persone, e a raggiungere l’obiettivo utilizzando e adattando strumenti già a disposizione, che consentono sia l’identificazione e il supporto immediati dei beneficiari sia la possibilità di differenziare le risposte in base alle diverse esigenze di ognuno».

Secondo il documento, le proposte del Governo devono essere valutate alla luce di due criteri: «Primo, abbracciare con lo sguardo l’intera popolazione e distinguere al suo interno le diverse categorie di persone colpite: da un lato, minori, inoccupati e pensionati, a seconda delle differenti condizioni di partenza di ciascuno; dall’altro, gli occupati, ma cogliendo anche qui i loro assai diversi gradi di vulnerabilità. Suggeriamo un modo per farlo, individuando quattro categorie che tengono conto sia della natura dei rapporti di lavoro, sia della resilienza delle imprese. Secondo, per ognuna di queste categorie, individuare gli strumenti di welfare esistenti più adatti, modificandoli ed espandendoli in modo da adattarli alla situazione emergenziale».

Per quanto riguarda il  lavoro saltuario e irregolare, che in Italia coinvolge più di 4 milioni di persone), secondo ForumDD, «solo l’espansione del Reddito di Cittadinanza appare in grado di impedire l’impoverimento delle persone che perderanno il lavoro, esplorando così le ipotesi che prefiguriamo».

Ma la nota non si dimentica il lavoro dipendente o autonomo di piccole e medie imprese che occupa oltre 3 milioni si italiani: «Appare necessario valutare sia l’adattamento della “Nuova assicurazione sociale per l’impiego” (NASpI), sia, di nuovo, l’”espansione” del Reddito di Cittadinanza». E gli stessi due strumenti «vanno presi in considerazione per il lavoro dipendente precario (diretto o indiretto) di piccole, medie e grandi imprese resilienti (fra 2 e 3 milioni), per cui l’efficacia di misure come la Cassa Integrazione è dubbia e controversa. Quest’ultimo strumento appare invece appropriato, insieme ad altri strumenti tradizionali, per il lavoro dipendente stabile o autonomo di piccole, medie e grandi imprese resilienti (fra 11 e 12 milioni).

La nota prende atto che «i gravi rischi relativi a una di queste categorie, il “lavoro stabile di imprese resilienti”, stanno per essere affrontati espandendo le misure esistenti di Cassa integrazione guadagni. Bene. Compiamo uno sforzo collettivo affinché anche tutte le altre categorie, del lavoro e del non-lavoro, siano raggiunte. E affinché per tutte esse si proceda partendo dall’impianto, dall’infrastruttura organizzativa e pratica, di misure esistenti, e comunque con procedure di assoluta semplicità e automaticità e che tutelino la dignità delle persone».

Barca, Gori e il ForumDD concludono: «Se il confronto delle prossime ore in Parlamento e nel paese si avvarrà di questo schema metodologico, i provvedimenti finali potranno essere giusti e sentiti dal paese e ognuno si sentirà accompagnato. Se vi è la necessità di prendersi pochi giorni in più, esiste il modo di combinare tempestività e robustezza dell’azione: si approvino subito i principi e la logica complessiva di una risposta a carattere universale, e ci si prenda quei pochi giorni per i dettagli da cui dipendono robustezza ed efficacia dell’azione complessiva. In tanta preoccupazione e cupezza, questo atto rappresenterebbe una rottura positiva, in linea con l’orgoglio che il paese sta mostrando per la scelta compiuta di mettere la salute al primo posto. Sarebbe un segnale che lo stesso Stato che ti “chiude in casa” è davvero consapevole delle conseguenze che ne derivano per la tua vita ed è attrezzato ad aiutarti ad affrontarle. Chiunque tu sia».

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