Lunedì, 20 settembre 2021 - ore 05.08

Non lasciamo sola la Tunisia di Bobo Craxi

Era nell’aria da mesi che i nuclei sparsi del jihadismo islamico avrebbero colpito anche nel cuore della capitale tunisina.

| Scritto da Redazione
Non lasciamo sola la Tunisia di Bobo Craxi

Da mesi, dopo il varo del Governo battezzato dal nuovo Presidente Essebsi che aveva rovesciato il quadro politico dominato dal partito dei Fratelli musulmani. L’acquiescenza e la connivenza di questi ultimi con grandi frange più estreme e l’abbassamento del livello di guardia, mentre contestualmente aumentavano i rischi provenienti dalla vicina Libia, hanno determinato le condizioni più favorevoli per il blitz clamoroso di oggi.

C’è stato un salto di qualità nella capacità offensiva dei gruppi terroristici, gran parte dei quali composti da giovani tunisini addestratisi per il jihad in Siria e recentemente ritornati in patria. Il vicino ‘Far west libico’ ha assicurato da tempo a questi gruppi, braccati dal nuovo Governo, arsenali di armi automatiche e di missili-terra-aria in quantità. Tuttavia questo non ha impedito il gesto odierno, da un lato politicamente disperato perché totalmente isolato dalla stragrande maggioranza della popolazione civile, dall’altro militarmente efficace perché ha dimostrato la forza di penetrazione di un piccolo commando nel cuore della capitale contro due istituzioni-simbolo della nazione come il Parlamento ed il prospiciente Museo del Bardo dove sono ospitate le vestigia artistiche più rilevanti della civiltà romana e fenicia.

Sono state colpite le istituzioni, violentato il cuore dell’economia e della cultura tunisina. In questa azione, le vittime presenti tra quei turisti, fra cui i nostri connazionali, rappresentano in sintesi ciò che la Tunisia esattamente è: una piccola nazione mediterranea ospitale, accogliente e vicina a tutti i popoli del Mediterraneo.

“La guerra sarà lunga e noi siamo pronti a combatterla contro i terroristi”, ha detto con orgoglio il primo ministro Essid. Ma la piccola Tunisia non può certo da sola venire a capo di un problema che oramai riguarda tutto il Mediterraneo; i gruppi armati infatti torneranno a colpire. La violenza e il terrore possono essere l’arma con la quale si tengono in scacco tutti coloro che si oppongono a un disegno paranoico qual è quello di una società totalmente islamizzata che spezzi gli Stati-Nazione e riedifichi il Califfato.

Noi dovremo essere impegnati, e lo saremo, per impedire un’escalation della guerra a bassa intensità. Se siamo in presenza di una capacità offensiva, continuativa ed organica delle reti del terrorismo islamico l’intervento e il sostegno non potrà che essere internazionale, in particolare europeo ed italiano.

Dobbiamo impedire che anche la giovane democrazia tunisina piombi nel caos e nella paura e garantire al vicino Mediterraneo la normalità: una sicurezza, una convivenza pacifica e il prosieguo dei rapporti secolari con l’Europa.

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