Venerdì, 13 dicembre 2019 - ore 05.42

Nucleare - Fermiamolo in tempo

| Scritto da Redazione
Nucleare - Fermiamolo in tempo

Nucleare - Fermiamolo in tempo
La lobby dell'energia nucleare in Italia è scatenata con una massiccia
campagna di stampa che ne decanta le lodi. Però il nucleare civile, al di là
dei problemi ambientali e della sicurezza, nella realtà è fuori mercato. Lo
ha dimostrato la recente rinuncia della Constellation Energy Group alla
costruzione di una centrale negli Stati Uniti, malgrado l'incentivo di una
garanzia pubblica da 7,5 miliardi di dollari. Guarda caso dopo la decisione
le sue quotazioni in borsa sono salite,  mentre quelle di Edf, il colosso
energetico francese che costruisce i reattori sono scese. Più chiaro di
così. Il nucleare civile si è sostenuto economicamente solo fino a quando è
stato al traino degli armamenti, non è più quel tempo. Ora, inoltre, appare
anche non necessario. Il 17 dicembre ad un convegno della Regione
Emilia-Romagna Luigi Roth, presidente di Terna, gestore  della rete
nazionale di trasporto energia elettrica, ha annunciato che di fronte ad un
picco massimo di consumi di 52.000 MW registrato nella bollente estate 2009,
sono già state depositate domande per impianti da fonti rinnovabili per
120.000 MW, più del doppio. Ha aggiunto, inoltre, che la rete non ha limiti
intrinseci ad adattarsi al passaggio da una produzione accentrata in poche
megacentrali ad una diffusa in molti punti diversificati. La famosa "smart
grid" è nelle disponibilità tecnologiche del paese e può dinamicamente
adattarsi ai nuovi modi di produrre elettricità. La crescita delle fonti
rinnovabili, più che esponenziale, apre, però, un altro genere di problemi,
come la calibratura degli incentivi, oggi evidentemente eccessivi se hanno
creato un'offerta così sproporzionata. Incentivi che si scaricano alla fine
nella bolletta dei consumatori. Se per ipotesi tutta l'energia di cui ha
bisogno l'Italia provenisse da fonti rinnovabili autarchiche la nostra
bilancia commerciale ne avrebbe un grande giovamento ma il prezzo al consumo
sarebbe più che triplicato, urge riequilibrio.  Se a queste notizie
aggiungiamo, poi, la notizia che negli Usa la tecnologia è riuscita ad
estrarre gas dalle immense riserve di scisti bituminosi a costi tanto bassi
da far dimezzare il prezzo delle vendite spot dei carburanti gassosi, mi
pare che il nostro ineffabile governo ed il Forum Nucleare Italiano che gli
tiene la staffa potrebbero infine cessare di proporre di buttare soldi su
una tecnologia ad alto rischio di trasformarsi in una zavorra insostenibile
per l'intera economia, altroché taglio delle bollette.

Paolo Serra  mad9921@iperbole.bologna.it

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