Mercoledì, 22 maggio 2019 - ore 00.41

PERCHE' SOLO IL POPOLO PALESTINESE NON DEVE AVERE UNO STATO LIBERO E SOVRANO? di Agostino Spataro

In questi giorni di festa per l'attesa del nuovo Anno, molti si pongono questa domanda, angosciante e ineludibile, alla quale, però, i capi delle grandi e delle medie potenze non sanno o non vogliono rispondere, lasciando marcire una situazione tragica ed ingiusta.

| Scritto da Redazione
PERCHE' SOLO IL POPOLO PALESTINESE NON DEVE AVERE UNO STATO LIBERO E SOVRANO?  di Agostino Spataro

PERCHE' SOLO IL POPOLO PALESTINESE NON DEVE AVERE UNO STATO LIBERO E SOVRANO?  di Agostino Spataro

In questi giorni di festa per l'attesa del nuovo Anno, molti si pongono questa domanda, angosciante e ineludibile, alla quale, però, i capi delle grandi e delle medie potenze non sanno o non vogliono rispondere, lasciando marcire una situazione tragica ed ingiusta.

Il popolo palestinese non merita (così come altri popoli in lotta per libertà) tanta indifferenza da parte dei gruppi dominanti e tanta spietata arroganza da parte degli eserciti occupanti.

Cosa hanno fatto di male i palestinesi? Quali sono le loro colpe? Forse quella di aver subito la perdita di circa la metà del loro territorio storico per risarcire l' atroce danno subito dagli ebrei per volontà dei nazi fascisti europei? Perché ancora oggi i palestinesi non hanno uno Stato internazionalmente riconosciuto in base alle decisioni dell’ Onu?

E dire che negli ultimi 30 anni sono stati creati (talvolta inventati) tanti Stati e statarelli forzando i limiti della legalità internazionale.

La gente di buon senso, amante della pace dovrebbe chiedersi il motivo di tanta strafottenza della cd “comunità internazionale” nei riguardi del dramma palestinese. Nemmeno una parola di pietà, un gesto umanitario per i tanti bambini, vecchi, giovani palestinesi che continuano a essere arrestati, massacrati dall'esercito israeliano.

Per altre comunità, e per molto meno, scattano le grandi campagne di solidarietà, le marce, le fiaccolate, i summit, etc. Evidentemente, le vittime palestinesi sono considerate inferiori. Purtroppo, anche nel mondo arabo (soprattutto nelle ricche petro-monarchie) si sono allentati i rapporti di solidarietà, di (falsa) fratellanza.

Com' é noto, oltre ai palestinesi dei territori violati dalle milizie israeliane, vi è anche una diaspora sparsa per il mondo.

Decine, centinaia di migliaia di profughi palestinesi che agognano e si battono per tornare nelle loro terre e case, da cui sono fuggiti o sono stati cacciati con la forza.

Mi fermo qui. Accludo tre stampe che mi furono donate (nel 1988) da un vecchio profugo che era con noi ad Atene in attesa d’imbarcarci sulla "Nave del ritorno" palestinese bloccata con la violenza dai governanti israeliani. http://www.rassegna.it/articoli/israele-e-la-nave-affondata-quel-precedente-di-20-anni-fa

Sono immagini di una Palestina (del 1880) bucolica e serena, abitata da arabi e da altre etnie che convivevano in pace. Le conservo a ricordo di quel vecchio che, ad Atene, vide morire la speranza, l’ultima sua speranza, di tornare. Ricordo che l’abbracciai come se mi stessi distaccando da uno dei miei fantastici nonni (uno poeta e l'altro viaggiatore) che non ebbi la ventura di conoscere.

Perché dalla parte dei palestinesi? Perché la nostra coscienza di marxisti ci pone al di sopra di ogni forma di miserabile razzismo, populismo, fanatismo, ecc. e c’impone di stare dalla parte dei più deboli, degli ultimi, degli sfruttati che lottano per la loro dignità e libertà. Razzista è chi tratta gli altri esseri umani con disprezzo, con malinteso senso di superiorità, chi abusa della loro debolezza e li offende e li massacra. Non resta che sperare nel 2019 che possa essere l'anno della pace vera e giusta (non quella "minacciata" da Trump e da Netanyahu) mediante un accordo equo fra israeliani e palestinesi (e siriani che reclamano la restituzione delle alture del Golan) capace di risolvere l’annosa “questione” sulla base delle risoluzioni dell’Onu che vogliono “due Stati per due popoli” che potrebbero vivere in pace e in cooperazione. (a.s.)

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