Lunedì, 16 dicembre 2019 - ore 14.20

PERCHE’ SI SBEFFEGGIA IL PRINCIPIO DELLA SOVRANITA’ NAZIONALE? By Agostino Spataro

Mi permetto ricordare che l’articolo 1 della vigente Costituzione della Repubblica italiana così recita: “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

| Scritto da Redazione
PERCHE’ SI SBEFFEGGIA IL PRINCIPIO DELLA SOVRANITA’ NAZIONALE? By Agostino Spataro

PERCHE’ SI SBEFFEGGIA IL PRINCIPIO DELLA SOVRANITA’ NAZIONALE? By Agostino Spataro

Mi permetto ricordare che l’articolo 1 della vigente Costituzione della Repubblica italiana così recita: “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

Per chiarire il concetto, pubblico un brano dell’intervento di Nello Preterossi alla Assemblea Nazionale di Patria e Costituzione, 8 Settembre 2018 Roma, focalizzato sul rapporto fra Patria e Costituzione, che ci offre qualche significativa risposta.

“ Legare Patria e Costituzione non è affatto uno scandalo. Anzi, significa riscoprire un nesso necessario e fondante. Le comunità politiche poggiano su un senso di appartenenza collettiva. “Patriottismo costituzionale” sta a indicare la fedeltà a una comunità politica democratica e pluralista, sulla base dei principi fissati dalla Costituzione. Nel caso di quella italiana, la realizzazione del progetto sociale delineato dall'art. 3, l’autodeterminazione collettiva che presuppone l’inclusione attraverso i diritti (innanzitutto quelli del lavoro e sociali). Un senso non meramente procedurale e formale, ma sostanziale, di patriottismo, all’insegna della giustizia distributiva.

A furia di ripetere il mantra della crisi dello Stato, del diritto pubblico e della stessa sovranità popolare, considerati ferrivecchi o addirittura regressivi, si è lasciato campo libero alla governance tecnocratica e alla polemica antidemocratica in nome delle “competenze” e delle élites “illuminate”, cioè dei ceti di “proprietà” e “cultura” (come li chiamava Rudolf Gneist nell’Ottocento). Ma come si fa a pensare che negando lo Stato e la sovranità democratica si possa portare avanti un programma di sinistra sociale?

Il concetto di sovranità è scandaloso proprio perché in esso convergono grandezze (Stato, popolo, pubblico, autonomia della politica, identità collettive) oggi imprescindibili ai fini della lotta per l’effettività dei diritti sociali e la piena realizzazione di una democrazia progressiva. Non è un caso che rimuovendoli o osteggiandoli si finisca per entrare in rotta di collisione con le istanze dei ceti popolari, e in oggettiva sintonia con quelle neoliberali. Lo Stato è democratizzabile, il mercato no.

La sovranità non è, in quanto tale e necessariamente, un potere selvaggio come i poteri economici sregolati, tanto che è stata oggetto di appropriazione dal basso ed è potuta diventare il principio fondante della legittimità democratica (cioè una sovranità costituzionale). Anzi, per disciplinare i poteri economici, è necessario proprio tale potere pubblico, orientato a fini sociali. Mentre l’ordine spontaneo del mercato si è confermato una perniciosa illusione. Così, liquidando lo Stato (nazione) si finisce per liquidare anche la democrazia costituzionale…”

Aggiungo: Ovviamente, abbiamo le nostre idee a riguardo e sappiamo che l’Italia, in ossequio ai vincoli derivanti dalle sue relazioni internazionali, dovrà cedere (ha già ceduto) quote della sua sovranità nazionale. Tuttavia, tali cessioni vanno fatte nell’esclusivo interesse dei lavoratori e non dei mercati come si vorrebbe e accertando per bene in quali mani, e per quali scopi, mettiamo le quote di sovranità trasferite. Lo sfottò, l’antisovranismo di maniera di certi settori dell’intellettualità salottiera, giornalistica e della sedicente “sinistra” irritano la sensibilità popolare democratica e favorisce il disegno della destra e degli sfascisti cui è stato consegnato il governo dell’Italia e- si teme- domani quello di altri importanti Paesi d’Europa e le stesse istituzioni comunitarie.

(Agostino Spataro)

 

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