Venerdì, 27 novembre 2020 - ore 00.42

Pianeta Anziani Cremona Medicina del territorio, ovvero il diritto di invecchiare a casa propria| Liberetà

Medicina del territorio e domiciliarità. Sono le parole chiave dei progetti di rilancio dei sistemi sanitari regionali.

| Scritto da Redazione
Pianeta Anziani Cremona Medicina del territorio, ovvero il diritto di invecchiare a casa propria| Liberetà

Pianeta Anziani Cremona Medicina del territorio, ovvero il diritto di invecchiare a casa propria| Liberetà

Medicina del territorio e domiciliarità. Sono le parole chiave dei progetti di rilancio dei sistemi sanitari regionali.

Da Nord a Sud i sindacati si stanno mobilitando per chiedere alle istituzioni un cambio radicale di rotta. Nei giorni scorsi abbiamo raccontato il piano strategico proposto dai sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil avanzato nel Lazio. Ma anche altrove ci si muove nella stessa direzione. Come in Puglia, dove stamattina è stato presentato un Patto a sostegno della domiciliarità accompagnato dallo slogan “Il diritto degli anziani di invecchiare a casa propria”.

“Serve una svolta nella sanità territoriale”, hanno dichiarato a gran voce i segretari generali di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil. Giovanni Forte, Vitantonio Taddeo e Rocco Matarozzo hanno presentato il patto per ribadire come sia necessario, ora più che mai, cambiare rotta. Per i sindacati l’emergenza Covid 19 ha dimostrato chiaramente l’inadeguatezza del sistema sanitario pugliese. Per non parlare della situazione delle rsa della Regione, dove a causa del coronavirus si sono registrati ben 111 decessi.

Vediamo cosa prevede nello specifico il Patto. Innanzitutto il potenziamento dei servizi territoriali, risorse finanziarie e personale per rendere esigibile il livello essenziale di assistenza (LEA) e l’avvio della sperimentazione di case famiglia, cohousing sociale e condomini a misura di anziano. Per quanto riguarda invece la non autosufficienza, per i pensionati di Cgil Cisl e Uil bisogna poter contare sullo specifico Piano regionale al fine di potenziare le reti di servizi e proseguire con l’alleggerimento del carico di cura che pesa ancora tutto sulle famiglie. La tutela di chi assiste un congiunto deve prevedere almeno il riconoscimento dei contributi figurativi e corsi di formazione.

E ancora, rsa e case di riposo, che necessitano un ripensamento del sistema di accreditamento: occorrono criteri di qualità e sicurezza per utenti e lavoratori. Ma è necessario garantire anche il monitoraggio e il controllo, con il contributo delle famiglie, delle associazioni di volontariato e delle parti sociali.

Per quanto riguarda le cronicità, il Piano stabilisce che vengano affrontate con la costituzione di un sistema di presa in carico dei medici di base e degli specialisti con un ruolo centrale degli stessi nell’integrazione tra sanità territoriale, servizi sociali e ospedali.

E ancora, la medicina territoriale, che deve contare su sulla realizzazione dei Pta (Presidi territoriali assistenziali), dei Ppa (Presidi post acuzie) e l’integrazione con gli ospedali di comunità, sul potenziamento dei dipartimenti di prevenzione, dei presidi di medicina di genere, dell’attività delle unità speciali di continuità assistenziale (USCA), e, infine, sull’accelerazione della digitalizzazione anche a supporto delle cure domiciliari.

Infine, nel caso si perda l’assistente familiare, devono entrare in gioco le reti di sostegno, secondo quanto già previsto dai Progetti di Vita Indipendente e il Dopo di Noi previsti dalla legge per le persone con disabilità.

Insomma, una rete sul territorio in grado di rispondere a bisogni diversi e capace di integrare al massimo tutte le professionalità e le figure che orbitano attorno alla cura della persona.

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