Pianeta Migranti. Gli schiavi invisibili che tengono in piedi Milano.
Secondo la ricerca di PoliS Lombardia, nella Città metropolitana sarebbero circa 200 mila, il 18% dei lavoratori.
A togliere il velo che solo apparentemente celava la realtà di una parte consistente dell’occupazione a Milano è stata che mandavano avanti i cantieri per la costruzione del nuovo consolato americano, pagati tre euro l’ora, privati dei documenti, vittime di una situazione che ricorda da vicino quella degli operai edili sfruttati per la costruzione degli stadi in Qatar per il Mondiali del 2022. La società statunitense Caddell Construction, sottoposta a controllo giudiziario, e alcuni dirigenti e intermediari sono accusati, a vario titolo, di caporalato, estorsione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Dietro la vetrina di Milano, capitale economica del Paese si nasconde un esercito di lavoratori sottopagati, spesso sfruttati, sui quali si regge silenziosamente l’intero sistema produttivo cittadino: i grandi gruppi della logistica, i marchi del lusso, gli alberghi pieni, i grattacieli della finanza e i bilanci stellari della moda.
Le inchieste della Procura di Milano hanno il merito di aver squarciato il velo su un sistema di appalti e subappalti costruito apposta per scaricare il costo del lavoro sull’ultimo anello della catena
Il sistema di sfruttamento della manodopera avrebbe coinvolto centinaia di lavoratori stranieri, impiegati in condizioni definite dagli investigatori come di "para-schiavismo".
Gli stranieri sono la categoria più esposta.
Negli alberghi e nella ristorazione i lavoratori sotto la soglia del basso salario sono il 42,6%.
Negli altri servizi collettivi e personali superano il 60%.
Turismo, accoglienza, pulizie, vigilanza, manutenzione e logistica: è qui che si concentra una parte del lavoro povero milanese.
Quando gli ispettori entrano in queste aziende trovano spesso conferma di questa fragilità.
Nel 2025 l’Ispettorato nazionale del lavoro ha concluso 2.017 ispezioni nell’area metropolitana: 1.223, pari al 60,6%, hanno accertato irregolarità.
I lavoratori tutelati sono stati 6.048: 274 erano completamente in nero, 89 coinvolti in contestazioni per caporalato e sfruttamento e 3.387 interessati da fenomeni di interposizione illecita di manodopera.
È dentro questo sistema che la procura di Milano ha costruito un modello investigativo che ha attraversato logistica, grande distribuzione, moda, food delivery e vigilanza privata.
Le inchieste hanno coinvolto, tra gli altri, Amazon Italia Transport, Dhl, FedEx, Esselunga,Carrefour-Gs, Iperal fino ai più recenti sequestri di Bcube, Bonzai e Fiege Logistics Italia.
Secondo gli atti, venivano, inoltre, negati riposi, ferie e assenze per malattia o infortunio, mentre chi si fermava, rischiava il licenziamento o il rimpatrio. Il tutto accompagnato da minacce di morte: "Ti rispedisco in India in una bara". Numerosi gli episodi di lavoratori costretti a riprendere l'attività nonostante febbre, ferite o ricoveri ospedalieri. In alternativa, venivano applicate delle multe.
Secondo gli investigatori, numerosi operai sarebbero stati reclutati in India dopo aver pagato circa 500.000 rupie (equivalenti a circa 5.000 euro) per ottenere un impiego in Italia.
Una volta arrivati a Milano, avrebbero affrontato turni di lavoro fino a dodici ore al giorno per sei giorni alla settimana, ricevendo salari molto inferiori agli standard contrattuali, in alcuni casi inferiori ai due euro l'ora.
Secondo il segretario della Camera del Lavoro di Milano, Stanzione, “lo sfruttamento è connaturato a un modello di sviluppo fatto di speculazione ed estrazione di valore dal territorio, senza vero rapporto con le persone che lo abitano e lo vivono. Milano apra una riflessione su come tornare a essere capitale economica del Paese mettendo al centro il valore della persona”.



