Martedì, 23 luglio 2019 - ore 20.19

Pianeta migranti. Basta rapinarli a casa loro

Dopo secoli di sfruttamento coloniale e post coloniale delle loro terre ora si punta sull' aiuto allo sviluppo e sulla cooperazione internazionale per fermarli. Ma non si cerca di cambiare quelle politiche economiche e commerciali che li hanno saccheggiati a casa loro e che continuano a farlo anche oggi

| Scritto da Redazione
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Fuggono perché subiscono ingiustizie economiche, politiche, ambientali alle quali pensano di poter dare risposta abbandonando la regione di origine. Per questo per fermarli  occorrerebbe intervenire alla radice di queste questioni e porsi il problema delle ingiustizie di cui i migranti sono vittime.

Per esempio in Nigeria, paese da cui arrivano in Italia molti richiedenti asilo, da decenni le imprese europee e americane di estrazione del petrolio (Eni inclusa) stanno devastando in modo irreparabile la regione del delta del fiume Niger, vasta come la Lombardia. In quest’area ormai i fiumi sono un ridotti a un magma nerastro, melmoso, inquinatissimo che rende la vita impossibile. Proprio qui, in meno di quarant’anni sono stati incassati 320 miliardi di dollari con le royalities del petrolio estratto. Ma di questi soldi alla gente del posto resta solo il fumo dei pozzi che bruciano. Da qui partono gli immigrati che sbarcano disperati sulle nostre coste e che noi chiudiamo nei centri di identificazione ed espulsione. Piuttosto che morire di inquinamento, partono. Sanno che possono morire nel deserto o in mare, ma c'è sempre la speranza di farcela… e partono.

Non è certamente l’unica ragione per cui i nigeriani lasciano il loro paese (c’è anche il terrorismo di Boko Haram), ma continuare a tenere separate la questione delle politiche migratorie da quello dello sfruttamento insostenibile delle risorse naturali è sbagliato e ipocrita. Urge una nuova responsabilità ambientale e sociale da parte delle imprese petrolifere. Ci deve essere coerenza tra le politiche economiche, anche europee, e la dichiarata volontà di favorire lo sviluppo delle economie africane. La Nigeria, secondo i dati della Banca Mondiale, appare come un gigante che avanza con nuovi settori industriali in forte crescita. Gli investitori hanno fatto grandi affari e si sono arricchiti ma i poveri sono aumentati, così pure il divario socio-economico tra classi sociali. Il 60% dei nigeriani vive con meno di un dollaro al giorno. E ciò accresce la fila dei migranti economici.

Un’altra minaccia per lo sviluppo dei paesi africani viene dai liberi accordi di scambio che l’Europa ha stipulato con l’Africa e che impongono regole sbilanciate a favore dei paesi europei. Sono accordi minacciosi per i poveri. Con il pretesto di proteggere la  proprietà intellettuale li privano dell’accesso ai farmaci essenziali; rovinano l’agricoltura e minano la sovranità alimentare per promuovere le esportazioni di prodotti europei; impongono sanzioni commerciali che privano le popolazioni dell’accesso a generi di prima necessità. Sottopongono le industrie locali a un livello di concorrenza che difficilmente possono sopportare e che si traduce in minori possibilità di lavoro e dunque in nuove migrazioni.

Di conseguenza 'aiutarli a casa loro' vuol dire ridiscutere queste politiche inique; vuol dire tenere conto della storia di sfruttamento che le terre africane hanno subito in passato e porre fine allo sfruttamento attuale soprattutto da parte degli stati europei.

Aiutarli a casa loro non significa invocare la cooperazione internazionale come rimedio estremo per fermare i flussii ma avere la volontà politica di cambiare radicalmente i rapporti economici e commerciali tra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo.

 

 

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