Sabato, 20 luglio 2019 - ore 22.26

Pianeta migranti. Libia scaricabarile dell’Europa.

L’Italia e l’Europa non ce la fanno a contenere i flussi. Invece la Libia sì. Precipitata nel caos politico, economico e militare dal 2011, non ha ratificato la convenzione di Ginevra sui rifugiati e non ha un sistema d’asilo funzionate. Ha tutti i requisiti per diventare un grande hub-mattatoio che fermerà i flussi.

| Scritto da Redazione
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Il governo di Tripoli che non riesce a controllare neanche la capitale ha riscosso la fiducia politica e i finanziamenti da Italia e UE nella gestione dei migranti. Peccato però che nell’ultimo mese si siano moltiplicati i dossier su soprusi e torture, oltre alle relazioni che denunciano come sia fuori posto la collaborazione con la Libia per il controllo dell’immigrazione. Eccone alcuni.

8 maggio. Il procuratore della Corte Penale Internazionale dell’Aja, Fatou Bensouda, illustra al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite l’indagine in corso sulle violazioni dei diritti umani in Libia, dicendosi “profondamente allarmata dal rapporto secondo cui migliaia di migranti vulnerabili, comprese donne e bambini, vengono detenuti in centri spesso in condizioni inumane”.

18 maggio. L’Ong tedesca Sea Watch denuncia alla Corte penale internazionale un incidente accaduto in acque internazionali: un pattugliatore libico ha tentato di speronare la nave Sea Watch 2 mentre si apprestava a condurre un’operazione di salvataggio, aprendo poi il fuoco ad altezza d’uomo contro un peschereccio carico di migranti, che alla fine ha riportato in Libia, violando il principio di non refoulement.

1 giugno. Il gruppo di esperti sulla Libia del Consiglio di sicurezza Onu pubblica un rapporto che parla di “esecuzioni, torture, deprivazione di cibo, acqua e servizi igienici” e dichiara che “i trafficanti di esseri umani, il Dipartimento libico di contrasto all’immigrazione illegale e la guardia costiera libica sono direttamente coinvolti nelle violazioni dei diritti umani”.

19 giugno. Human Rights Watch afferma che “le forze libiche hanno esibito un atteggiamento irresponsabile, tale da mettere in pericolo le persone a cui venivano in aiuto e per questo motivo l’Italia ed altri Paesi dell’Unione Europea non dovrebbero cedere il controllo delle operazioni di soccorso in acque internazionali alle forze libiche”.

20 giugno. Il rappresentante speciale dell’Onu in Libia, Martin Kobler, afferma davanti alla Commissione Esteri del Parlamento Europeo: “Sconsiglio di continuare la formazione della guardia costiera libica in assenza di un vigile controllo internazionale.

21 giugno. Amnesty International lancia un monito alle istituzioni europee: “La Ue sta consentendo alla guardia costiera libica di riportare migranti e rifugiati sulla terraferma, in un Paese dove le detenzioni illegali, la tortura e lo stupro sono la regola. Mentre rafforza l’operatività della guardia costiera libica, l’Unione chiude gli occhi di fronte ai gravi rischi insisti in questa operazione”.

28 giugno. L’Upper Tribunal di Londra sentenzia che non si possono effettuare rimpatri in Libia perché nel paese “la violenza ha raggiunto un livello tale da indurre a credere che anche il semplice ritorno e la sola presenza nel paese comporta di per sé il rischio di essere messi in pericolo di vita o di subire minacce per la persona”.

Non solo. A questa lunga serie di rapporti si è aggiunta, il 30 giugno, la notizia che anche la Guardia Costiera libica è al centro dell’inchiesta condotta dalla Corte dell’Aja: l’ufficio del procuratore sta acquisendo documenti, filmati, testimonianze, rapporti d’intelligence, con l’ipotesi di “crimini contro l’umanità”. Davanti a queste prove è evidente che quello che conta è solo confinare i migranti oltre il Mediterraneo o addirittura oltre il Sahara, a prescindere dalla sorte che li attende e delle condizioni politiche ed economiche dei paesi in cui vengono intrappolati.

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