Mercoledì, 17 luglio 2019 - ore 14.48

Pianeta Migranti. Bloccare le ordinanze dei sindaci contro l’accoglienza.

Sindacati e associazioni con in testa ASGI (studi giuridici sull’immigrazione) chiedono ai prefetti un intervento urgente sulle ordinanze dei sindaci che penalizzano chi ospita i profughi sul territorio lombardo.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. Bloccare le ordinanze dei sindaci contro l’accoglienza. Pianeta Migranti. Bloccare le ordinanze dei sindaci contro l’accoglienza. Pianeta Migranti. Bloccare le ordinanze dei sindaci contro l’accoglienza. Pianeta Migranti. Bloccare le ordinanze dei sindaci contro l’accoglienza.

Davanti ai sindaci che escono dal patto sull’accoglienza dei comuni e alle multe date a chi fa accoglienza diffusa, senza prima passare dal Comune, la reazione si fa sentire. E’ partita un’iniziativa da parte dei sindacati e delle associazioni che tutelano i migranti. Hanno inviato una lettera ai prefetti di Milano, Brescia, Bergamo, Lecco e Varese e un esposto al Garante della privacy per fermare  i sindaci che penalizzano chi accoglie i migranti profughi sul territorio. Chiedono un intervento urgente sulle almeno 16 ordinanze che sono state adottate  "sulla base di un modello unico diffuso dal partito di governo in questi comuni" della Lombardia, in materia di accoglienza dei richiedenti asilo.

"Le ordinanze impongono a privati e associazioni, senza alcuna ragionevole motivazione, oneri di comunicazioni ai Comuni che violano la libertà contrattuale dei privati (andrebbe addirittura comunicata la mera intenzione di stipulare un contratto di locazione) e che riguardano dati e informazioni che sono tutti già a disposizione del Comune stesso o della Prefettura, violando così il principio di diritto (e di buon senso) secondo il quale l'amministrazione non può aggravare la posizione del privato con la richiesta di dati e documenti di cui può disporre semplicemente acquisendoli da altri organi dell'amministrazione", si legge nella lettera firmata dalle associazioni.

Le associazioni Naga, Cgil, Uil, Anolf Cisl,  tramite Asgi, chiedono quindi ai prefetti di esercitare il potere, ad essi riconosciuto dalla legge, di annullare tali ordinanze al fine di ripristinare la legalità e favorire un clima di cooperazione tra le istituzioni e tra queste e le forze sociali che consenta di fare fronte all'importante esigenza di accogliere in modo diffuso e senza squilibri".

Al Garante della privacy viene segnalato che "è addirittura richiesta una relazione quindicinale sulle condizioni sanitarie degli ospiti, in violazione di elementari principi di tutela della privacy".

Con queste richieste -spiegano nella contestazione alle ordinanze- l'accoglienza diventa «pericolo per la incolumità pubblica e la sicurezza urbana, e non un gesto di civile solidarietà in adesione alla richiesta di un organo dello Stato».

Aggiungono che lo scopo di questi provvedimenti adottati dalle amministrazioni "non è di pubblico interesse" ma solo quello "di scoraggiare la cittadinanza dall’adesione ai piani di accoglienza, piegando cosi l'attività amministrativa a finalità politiche di parte".

A ben guardare, nei decreti dei sindaci, i termini come igiene, sanità, migrazioni, emergenza compaiono collegati tra loro e insinuano un nesso tra diffidenza e malattia. Non c’è da stupirsi. Da tempo e in modi diversi, nel nostro paese e in Europa si cerca di dire che dare accoglienza e solidarietà ai profughi rifugiati è sconveniente, e perfino un reato. In dispregio dei principi di dignità umana e uguaglianza sanciti dalla nostra Costituzione e dalle Convenzioni internazionali sui diritti umani e dei migranti.

Ma non saranno certo le ordinanze dei sindaci a cancellare l’innato senso di umanità che spinge una persona ad avere pietà di un suo simile! Non dimentichiamo che perfino davanti al nazismo, tanti uomini ‘giusti’ hanno disobbedito e salvato gli ebrei a rischio della loro vita. E poi sta anche scritto: “Ero straniero e mi avete accolto.” E questo resiste da più di 2000 anni.

 

 

 

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