Pianeta Migranti. Che Europa nascerà dal Patto su migrazione e asilo?
Per mons. Giancarlo Perego Presidente Cemi e Fondazione Migrantes è un passo indietro.
A pochi giorni dall’entrata in vigore il 30 giugno del Patto europeo migrazione e asilo, un pacchetto di norme sulle politiche migratorie dei 27 Paesi membri, il Parlamento e il Consiglio europeo stringono un accordo sui rimpatri, sui return hub in paesi terzi, sulla deportazione e la detenzione dei migranti.
La nuova stretta
L’accordo prevede un foglio di via condiviso, l’ERO (ordine di rimpatrio europeo), valido in tutta l’area Schengen), in modo che una persona respinta da uno dei 27 Paesi Ue venga respinta anche dagli altri.
Il foglio ERO sarà automaticamente esecutivo, senza bisogno di formale riconoscimento, né di ulteriori controlli amministrativi. Comporta l’obbligo di lasciare immediatamente il Paese che ha emesso l’ordine entro un termine stabilito. Se il migrante non collabora, lo Stato può decidere la detenzione per un tempo massimo di 30 mesi che può avvenire anche nei ‘returns hub’ previsti nel Patto migrazione asilo, destinati alle persone in via di espulsione.
Diversi paesi europei stanno lavorando per aprire hub in stati terzi: Germania, Austria e Olanda sono in trattative con Uganda, Rwanda e Uzbekistan.
La voce di Mons. Giancarlo Perego
“Di fronte alla sfida epocale delle migrazioni internazionali, il Patto europeo sembra percorrere la via della sicurezza, della chiusura, fondate essenzialmente su strategie di contrasto piuttosto che su politiche di governo del fenomeno migratorio. Ciò significa, tra le altre cose, rinnegare la visione e il progetto dei padri fondatori della Comunità europea e, soprattutto, tradire quei valori fondanti proclamati nelle Costituzioni nazionali e nei Trattati sovranazionali che proprio nella storia europea affondano le loro radici.
La politica migratoria europea, costantemente sbilanciata in favore del controllo delle frontiere, è sempre più una politica che scoraggia l’arrivo con il rafforzamento dell’azione esterna volta a reprimere in maniera indiscriminata le partenze e ruota intorno ai pilastri della prevenzione, del controllo e della repressione.
Il Patto europeo inaugura un’ulteriore limitazione dei diritti dei richiedenti asilo e rifugiati, con l’incremento delle procedure di frontiera e la contrazione dei tempi dei ricorsi; con l’equivoca nozione di “Paese sicuro”; con la normalizzazione della detenzione nei luoghi di frontiera (anche a danno di soggetti vulnerabili) – favorita da accordi con vari Paesi dell’altra sponda del Mediterraneo e non solo – senza favorire reinsediamenti e nuovi canali d’ingresso.
Per i popoli in fuga il futuro non sarà di un’Europa solidale con i drammi creati anche dalle nostre armi, dalle nostre politiche economiche. Si respingono i richiedenti asilo in Paesi anche diversi da quelli di provenienza, pagando governi dittatoriali perché nascondano il dramma di poche migliaia di persone in fuga sui 132 milioni complessivi dello scorso anno, che sono stati accolti per lo più da Paesi poveri.
Il nuovo Patto europeo ipoteca il futuro dell’Europa, che è solo nell’accogliere, tutelare, promuovere e integrare persone diverse, come aveva detto papa Francesco e come ha ripetuto nella Dilexi te, papa Leone. E’ un passo indietro nel percorso di un’Europa solidale.”



