Pianeta Migranti. 'Portateli a casa tua!
È la frase che spesso chiude – con stizza – ogni discussione sull’accoglienza.
Eppure, a Bologna, c’è chi lo fa sul serio.
Si chiama “Verso Casa” ed è un progetto che permette a giovani lavoratori stranieri di vivere per un periodo all’interno di famiglie del territorio. Lo promuovono i Salesiani, insieme a Caritas, Diocesi, con il forte sostegno del cardinale Zuppi e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.
Perché nasce “Verso Casa”
Ogni anno arrivano in Italia molti minori stranieri non accompagnati (MSNA): ragazzi soli, senza famiglia, senza una casa, senza nessuno che li aspetti.
A Castel de’ Britti, nel bolognese, i Salesiani offrono loro studio, formazione e un percorso educativo.
Ma a 18 anni, quando escono dalle comunità e finiscono la scuola, inizia il tratto più difficile:
trovare una stanza in affitto, sostenersi, non perdersi.
È un passaggio critico, spesso segnato da paura, solitudine e senso di abbandono.
Proprio qui molti rischiano di scivolare ai margini, perdendo i riferimenti costruiti negli anni precedenti.
Come funziona il progetto
“Verso Casa” nasce per non lasciare soli questi giovani nel momento più fragile.
L’idea è semplice e potente: incrociare due fragilità presenti sul territorio.
Da una parte, i ragazzi stranieri che studiano o lavorano e cercano una casa. Dall’altra, persone sole, anziani, famiglie con i figli ormai usciti di casa, che hanno spazio e desiderio di offrire ospitalità.
I Salesiani, insieme a Caritas e Diocesi, costruiscono una rete di famiglie disponibili ad accogliere questi giovani per 12–18 mesi, mentre continuano il loro percorso di studio o lavoro.
Le famiglie vengono formate e selezionate con cura.
Per sostenere la convivenza è previsto un contributo mensile di 350 euro: 150 euro versati dal ragazzo, 200 euro integrati dai Salesiani.
Gli educatori salesiani seguono passo passo sia i giovani sia le famiglie: monitoraggio, supporto educativo, gestione della convivenza, orientamento verso l’autonomia economica.
Caritas e Diocesi coinvolgono anche le parrocchie creando una rete comunitaria più ampia.
Le parole del cardinale Zuppi
«È un progetto che parla di presente e di futuro» afferma il cardinale Zuppi.
«Parla di solidarietà, dignità, diritto. Quando alziamo muri per paura, credendo di proteggerci, indeboliamo le radici del Paese. Le paure fasulle ci isolano: la relazione umana, invece, fa bene a tutti. A chi trova un po’ di futuro e a chi lo permette».
Molto più di un tetto
“Verso Casa” non è solo un progetto abitativo.
È un percorso educativo, relazionale e sociale.
È la dimostrazione concreta che una comunità può diventare casa per chi cerca stabilità e futuro.
E, soprattutto, è un modello replicabile: un’idea semplice, umana, che potrebbe essere adottata in molte altre città italiane.



