Lunedì, 18 gennaio 2021 - ore 21.10

Pianeta Migranti. Diritto internazionale violato dall’accordo UE / Turchia sui profughi

L’accordo raggiunto nei giorni scorsi dall’Unione Europea con la Turchia ha destato dichiarazioni durissime dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani perché scarica il problema sulla Grecia e la Turchia a condizioni inaccettabili e pericolose invece di condividere le responsabilità, come sarebbe stato giusto fare.

| Scritto da Redazione
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Mentre dal confine tra la Grecia e la Macedonia continuano ad arrivare immagini rivoltanti, che mai avremmo pensato potessero essere scattate in un paese europeo, mentre innocenti in fuga dai pericoli della guerra continuano a morire nel mare dove siamo soliti andare in vacanza - tra i ripescata senza vita degli ultimi giorni anche una bambina di pochi mesi - i nostri governi si rallegrano per aver trovato l’accordo con la Turchia  per la gestione dei flussi migratori sulla rotta balcanica.

Gli elementi dell’accordo sono in sé molto problematici. Il primo è il ritorno in Turchia di chi è già in Grecia in modo irregolare, a partire da domenica 20 marzo. La Grecia ha immediatamente fatto sapere di non essere pronta a eseguire in un arco di tempo così breve. Manca la logistica, ma soprattutto la decisione è di ben difficile attuazione in ogni caso dal momento che, secondo il diritto internazionale, le richieste d’asilo vanno esaminate individualmente e dunque deportazioni di massa sono fuori discussione, come ha sottolineato anche il presidente dell’UNHCR, Filippo Grandi, e lo stesso parlamento europeo. Per ogni profugo riportato in Turchia, un altro potrà raggiungere l’Europa, fino ad un massimo di 72.000, siriani. Iracheni e afgani, ad esempio, non vengono considerati. Peccato che in Turchia risiedano ora 2,3 milioni di profughi siriani e non sono chiari i criteri di selezione; comunque si tratta di un bel misero numero rispetto al bisogno. Preoccupanti  sono poi  le concessioni al regime, in profonda crisi di democrazia, di Erdogan: 3 miliardi di euro in aggiunta ai 3 miliardi già promessi alla fine dell’anno scorso per progetti di sostegno ai rifugiati, da presentare in una settimana; facilitazioni sui visti di cittadini turchi che vogliano venire in Europa; riapertura della negoziazione per l’entrata della Turchia in Europa. Certo la Turchia dovrà impegnarsi a rispettare la libertà di stampa, i diritti umani ecc… Petizioni di principio risibili; non è mai successo che un regime abbia cambiato la sua faccia per un accordo di questo genere e credo che nessuno si aspetti che lo faccia la Turchia di Erdogan.

Da qualsiasi parte lo si guardi, quello di Bruxelles è un accordo che desta innumerevoli perplessità, molte preoccupazioni e altrettanta indignazione, già commentato senza peli sulla lingua da diversi autorevoli esponenti della società civile.

“Il linguaggio ambiguo con cui è stato ammantato l’accordo non ce la fa a celare l’ostinata determinazione dell’Unione europea a girare le spalle alla crisi globale dei rifugiati e a ignorare i suoi obblighi internazionali”, dice John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. “Le garanzie sullo scrupoloso rispetto del diritto internazionale sono incompatibili con lo strombazzato ritorno in Turchia, a partire dal 20 marzo, di tutti i migranti irregolari arrivati sulle isole greche. La Turchia non è un paese sicuro per i migranti e i rifugiati e ogni procedura di ritorno sarà arbitraria, illegale e immorale a prescindere da qualsiasi fantomatica garanzia possa precedere questo finale già stabilito"

Sulla stessa linea è la dichiarazione di Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di informazione di Oxfam Italia: “L’accordo tra Ue e Turchia sulla crisi migratoria viola il diritto internazionale e quello dell’Unione, scambiando vite umane con concessioni politiche … Dopo il blocco della rotta balcanica, questo nuovo accordo con la Turchia è un ulteriore passo verso l’abisso della disumanità, peraltro mascherato, con raggelante ipocrisia, da strumento per smantellare il business dei trafficanti. Il costo del controllo dei confini europei non può continuare a essere pagato con vite umane”.

“Non c’è un’emergenza profughi nell’Unione europea” scrive il danese Jan Olsen, della Transnational Foundation for peace and future research, “ma diverse altre crisi: 1- La crisi causata da anni di militarismo; 2 – L’emergenza della gestione delle crisi; 3- La crisi di leadership – o, con l’eccezione della Cancelliera Merkel – la totale assenza di leadership per la creazione di politiche comuni;  4- La crisi di solidarietà, umanità ed etica. Si potrebbe aggiungere, 5 – l’euro-razzismo espresso come Islamofobia”.

 

 

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