Mercoledì, 24 aprile 2024 - ore 08.48

Pianeta migranti. I migranti come gli ebrei.

Resta alta la tensione politica e sociale sui migranti, nonostante in Europa gli arrivi siano diminuiti del 95%"rispetto al picco registrato nell'ottobre del 2015.

| Scritto da Redazione
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Pianeta migranti. I migranti come gli ebrei.

Resta alta la tensione politica e sociale sui migranti, nonostante in Europa gli arrivi siano diminuiti del 95%"rispetto al picco registrato nell'ottobre del 2015.

Lo dice il documento del Consiglio europeo dello scorso giugno, lo confermano i dati di Frontex. Perché allora cresce l’ostilità e il razzismo verso gli immigrati? La radice del rifiuto è la stessa che ha discriminato gli ebrei.

Alcune risposte alla domanda “perché l’odio verso i migranti” vengono dal seminario, “Human Criminology” a Milano sul pensiero criminologico e l’etnocentrismo, organizzato da criminologi e accademici per parlare di migrazioni e violazioni dei diritti da parte degli uomini e delle leggi.

Si è risaliti alle vicende degli anni '30, in quanto l'antisemitismo è ritenuto la madre di ogni forma di razzismo che si basa sulla distinzione gerarchica fra ‘noi e gli altri’. Possono sempre esistere dei motivi che portano all’odio, ma, si è detto, i pregiudizi prendono maggiormente piede dentro un contesto di crisi economica che genera insicurezza sociale come l’attuale.

Nell’arco della storia, le ideologie razziste hanno sempre generato dei crimini orribili che hanno coinvolto interi popoli, sia nel ruolo di vittime che di oppressori. Per studiare meglio questi fenomeni, la Società Italiana di Criminologia ha dato vita al suo interno al gruppo Human Criminology che è intervenuto al convegno di Milano. Una criminologia che si occupa anche delle vittime e non solo di crimini e criminali, che studia “la normalità dei carnefici”, quella normalità di vita dei medici nazisti che ogni mattina portavano in passeggiata il proprio cane.

L'Osservatorio antisemitismo del Centro di documentazione ebraica di Milano (Ced), presente al seminario, ha posto in luce la “correlazione fra atteggiamenti anti immigrazione e antisemiti” grazie una ricerca svolta tramite interviste e sondaggi.

Sono seguiti i contributi di esperti in flussi migratori, esperti di problemi giuridici sull’immigrazione, di pregiudizio antisemita.

Si è parlato di “razzismo senza razza” e di “normalizzazione dell'odio” che passa nella “normalizzazione del pensiero” e infine, nella “normalizzazione dell'azione”. Un processo che va tenuto sotto controllo perché le guerre in Jugoslavia e il genocidio in Ruwanda sono stati preceduti e preparati da ben orchestrate campagne mediatiche di odio.

Un capitolo del convegno è stato dedicato alla percezione e alla narrazione dello straniero durante i casi di cronaca nera. Attraverso tecniche di Social Media Intelligence (SOCMINT), il gruppo di ricerca ha raccolto 25.060 commenti apparsi su Facebook, Twitter e Youtube relativi a tre vicende: un caso in cui uno straniero uccide un'italiana, uno in cui un italiano uccide uno straniero e un terzo caso su un omicidio in cui autore e vittima sono entrambi italiani. Si è rilevato, oltre a una certa violenza verbale, che il primo caso (con vittima italiana e sospettato straniero) ha attivato maggiori dinamiche interattive tra gli utenti nei diversi social media analizzati, seguito dal secondo caso, mentre nell’episodio con vittima e omicida italiani i volumi di interazione diventano i più bassi in assoluto. I ricercatori hanno quindi ipotizzato che la presenza dell'elemento etnico-razziale nei primi due casi abbia determinato una maggior spinta relazionale degli utenti, portati a commentare, visualizzare, condividere e interagire. Sempre in relazione alla percezione che si ha degli immigrati, i grafici presentati hanno evidenziato come il tema migranti, in Europa, sia vissuto in maniera problematica su base collettiva e nazionale, ma non come preoccupazione delle singole persone che hanno più paura della crisi economica: in primis della disoccupazione e del costo della vita.

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