Giovedì, 12 dicembre 2019 - ore 16.42

Pianeta migranti. Paradisi fiscali e migranti economici.

I paradisi fiscali tramite l’evasione, la creazione di fondi illeciti, il riciclaggio. sottraggono ingenti ricchezze agli Stati, aumentano le disuguaglianze e lasciano sul lastrico folle di persone nei paesi poveri e che noi etichettiamo come “migranti economici” quando arrivano in Europa per sopravvivere.

| Scritto da Redazione
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Secondo l’ultimo rapporto Oxfam l’1% della popolazione mondiale possiede più del restante 99%.

62 persone nel mondo detengono la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale, cioè 3,6 miliardi di persone. Nell’arco di 5 anni questi paperoni hanno visto crescere il loro patrimonio di 500 miliardi di dollari (+44% ) arrivando a un totale di 1760 miliardi.

Nel 2010, i miliardari i cui patrimoni valevano quanto quello di tutta la metà più povera del pianeta, erano 388. Nel 2014, erano 80. Oggi, 62. Evidentemente le disuguaglianze sono in crescita! Ma è inaccettabile che metà della popolazione più povera del mondo possieda meno ricchezza rispetto a poche decine di persone! Tuttavia, i leader mondiali non hanno ancora intrapreso alcuna azione concreta per contrastare questa disuguaglianza crescente, ormai fuori controllo.

Una rete globale di paradisi fiscali consente a multinazionali e super-ricchi di eludere le tasse per centinaia di miliardi di euro ogni anno, privando le popolazioni  di risorse preziose di cui potrebbero beneficiare. Il continuo ricorrere da parte di super-ricchi e grandi multinazionali agli investimenti offshore è uno dei fattori che sottrae alle casse degli Stati risorse essenziali per la lotta alla povertà e alla disuguaglianza.

La conseguenza è che la gente non vede più garantiti i servizi essenziali come sanità, scuola, cibo…e sono costrette a cercare altrove possibilità di vita.

Il mondo dei paradisi fiscali è tra le principali “fabbriche” della povertà ed è su di essi che si dovrebbe intervenire con una normativa sovranazionale unica, più rigida e severa che li costringa alla trasparenza. E’ questo l’impegno della campagna internazionale lanciata da Oxfam ” Basta coi paradisi fiscali” che indica ai governi opportune e fattibili strategie d’uscita.

Ma il mondo finanziario dei ricchi protegge e consolida ancor più i paradisi fiscali e istituisce figure addette alla consulenza per ricchi: i gestori di grandi patrimoni. Si tratta di professionisti (avvocati, commercialisti, fiscalisti) che aiutano i clienti a sottrarre “legalmente” ricchezze al fisco. Attraverso fondi fiduciari, società offshore e altri strumenti simili, “nascondono” le grandi concentrazioni di potere economico rendendo difficile, se non impossibile, risalire ai veri detentori della ricchezza. Le loro attività sono formalmente legali ma socialmente illegittime. Una forma di furto legalizzato! Contro cui però, non nasce quell’ondata di rifiuto che sale verso i migranti economici, che si vuole respingere -senza se e senza ma- perché la povertà, in Europa, non conferisce alla persona lo status di rifugiato ma solo di clandestino o invasore. In realtà sono solo persone impoverite da trust di ladri finanziari che li depredano dal diritto alla vita!

Secondo l’Ocse, restano 11 paesi dove il segreto bancario è ancora invalicabili e la tassazione inesistente. Brunei, Isole Marshall, isola di Dominica, Micronesia, Libano, Guatemala, Liberia, Panama, Isola di Nauru, Vanuatu, Trinidad e Tobago.

Un segnale positivo contro i paradisi fiscali viene dal presidente dell’Equador Correa che in una lettera indirizzata al papa ha proposto un patto etico internazionale per abolire i paradisi fiscali appellandosi a quanto sta scritto nell’enciclica Laudato Sii: “Seguire gli idoli del potere, del profitto, del denaro, al di sopra del valore della persona umana, è diventato norma fondamentale di funzionamento e criterio decisivo di organizzazione. Ci si è dimenticati e ci si dimentica tuttora che al di sopra degli affari, della logica e dei parametri di mercato, c'è l'essere umano e c'è qualcosa che è dovuto all'uomo in quanto uomo, in virtù della sua dignità profonda”

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