Pianeta Migranti. Se vince il Sì al referendum le politiche migratorie cambiano in peggio.
Senza una magistratura realmente indipendente il controllo dei giudici sul rispetto dei diritti dei migranti viene meno. Un banco di prova per poi restringere i diritti di altri cittadini.
Se vince il Sì, il primo cambiamento toccherà le politiche migratorie. Da anni l’immigrazione è il terreno su cui i governi sperimentano misure dure, anche illegali, contando su un consenso facile dei cittadini e su una scarsa capacità di reazione dei diretti interessati. Indebolire il ruolo della magistratura significa rendere questo terreno ancora più libero da vincoli.
Meno controlli, più potere all’esecutivo
In uno Stato di diritto, i giudici servono anche a dire no quando una decisione politica viola la legge o i diritti fondamentali. Se questo controllo si indebolisce, il baricentro del potere si sposta verso l’esecutivo, oggi guidato dal Governo Meloni. Nel campo delle migrazioni, significa minore possibilità di bloccare norme in contrasto con la Costituzione o il diritto internazionale; un controllo giurisdizionale sempre più debole sulle politiche di frontiera. Decreti, circolari, accordi con Paesi terzi diventano più difficili da contestare. E anche quando sono discutibili, finiscono per essere applicati senza un reale vaglio critico.
I CPR come normalità
Il primo effetto concreto riguarda i centri di permanenza per il rimpatrio. Oggi il trattenimento di una persona migrante deve essere convalidato da un giudice. In teoria è una garanzia. In pratica, rischia di diventare una formalità. Con una magistratura più debole, le convalide possono trasformarsi in atti automatici. Il trattenimento diventa la regola. I tempi si allungano. Le possibilità di ricorso si riducono. La libertà personale passa in secondo piano.
Asilo sempre più rapido, sempre meno giusto
Lo stesso discorso vale per il diritto d’asilo. Procedure accelerate, valutazioni sommarie dei singoli casi, decisioni standardizzate. Se il controllo giuridsico perde forza, allora l’obiettivo non è più garantire la protezione, ma smaltire le domande. Il rischio è quello di respingimenti verso Paesi non sicuri, anche quando il diritto internazionale lo vieta.
Le sentenze che danno fastidio
Negli ultimi anni, diversi interventi dei tribunali hanno corretto o fermato politiche migratorie contestate. Lo hanno fatto i giudici ordinari, ma anche le alte corti, dalla Corte Costituzionale alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Con il Sì, quel tipo di decisioni rischia di diventare più raro. perché una magistratura più esposta a pressioni politiche sarà meno incline a sollevare conflitti, e produrre “sentenze scomode”
Prima le restrizioni ai migrati, poi agli italiani
Le politiche migratorie sono un laboratorio in cui si sperimentano divieti e violazione dei diritti della persona. Se il modello funziona, può essere esteso anche in altri ambiti, per esempio nella gestione della sicurezza. Pertanto una vittoria del Sì non riguarda solo i migranti ma la stessa idea di democrazia e avvallare l’idea che i diritti possono essere compressi quando danno fastidio. E il controllo dei giudici sarà solo un intralcio e non una garanzia.



