Venerdì, 24 gennaio 2020 - ore 05.38

Scuola.Le parole di Berlusconi sono offese al personale

| Scritto da Redazione
Scuola.Le parole di Berlusconi sono offese al personale

Rispetto alle gravi accuse che il Premier, lo scorso 26 febbraio, ha voluto rivolgere ai docenti delle scuole statali, le scriventi Segreterie Provinciali non possono che esprimere il più assoluto dissenso. Dissenso  basato sul fatto che noi, gli insegnanti li  conosciamo davvero! Ne apprezziamo la professionalità, la dedizione e l’impegno.
Ogni giorno, in tutte le scuole della nostra penisola, decine di migliaia di docenti affrontano l’importante sfida che consiste nell’educare e nel favorire lo sviluppo delle potenzialità di ogni singolo allievo e di ogni singola allieva. Sono, essi, ben consapevoli della grande responsabilità che la Costituzione Italiana attribuisce loro, ossia di formare cittadini dal pensiero libero e critico, prima (ben prima!) di trasmettere conoscenze e favorire le competenze.
Obiettivo sempre più difficile da raggiungere in una società confusa, incline all’individualismo e all’omologazione e che delega alla scuola compiti e funzioni che non possono e non devono appartenerle. 
La scuola statale, da troppi anni massacrata dai tagli al personale e ai finanziamenti,  lasciata sola ad affrontare le grandi e nuove sfide culturali e sociali, non può continuamente subire attacchi proprio da chi questa scuola la dovrebbe, se non altro per il ruolo istituzionale che ricopre, non solo difendere, ma soprattutto garantire.  
Vorremmo quindi ricordare al Presidente del Consiglio l’articolo 2 della nostra Costituzione:  La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Sembra infatti che il dettato costituzionale sopra esposto sia stato disatteso dal momento che sull’istruzione, nei fatti, attraverso la promulgazione di importanti leggi “di riforma”, si sia scelto di disinvestire. Non ci stancheremo mai di ribadire che L’Italia è l’unico Paese che a fronte della grave crisi economica e sociale ha deciso di ridurre gli investimenti sui settori formativi preferendo galleggiare nel presente senza guardare al futuro.  
Il Presidente Napolitano costantemente invita ad apprezzare il lavoro degli insegnanti, la loro dedizione e la loro passione. Ci piacerebbe che il Presidente del Consiglio, prima di criticare con tale ingiustificata  veemenza l’operato di decine di migliaia di lavoratori italiani, desse ascolto in primis al Presidente della Repubblica e immediatamente dopo alle centinaia di  migliaia di famiglie che scelgono per i propri figli la scuola statale, considerandola non solo un diritto, ma anche un valore aggiunto. Evidentemente questi  cittadini  non pensano affatto che i docenti stiano “inculcando” ai loro figli valori difformi a quelli trasmessi da loro!  I valori che la scuola di stato è impegnata a trasmettere e soprattutto a testimoniare sono quelli fondanti la nostra Costituzione: libertà, uguaglianza, responsabilità, inclusione, solidarietà, tolleranza, spirito critico, serietà.
Ci piacerebbe che il Premier entrasse nelle scuole statali, magari in quelle “di frontiera”.  Forse si sorprenderebbe scoprendo che in esse quotidianamente, anche se con grande fatica e pochi mezzi, si insegnano e si  fanno vivere quei valori e quei principi  che fanno dell’Italia un grande Stato libero e democratico.      
“Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare, le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perchè non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà.”. Così quasi sessant’anni fa ci spiegava Piero Calamandrei, così noi pensiamo debba ancor essere oggi.   
FLC CGIL                        CISL SCUOLA                               UIL SCUOLA
Maria Teresa Perin           Salvatore Militello                         Mauro Colafato

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