Si è finalmente conclusa –con la sua morte- la triste vicenda di Vincent Lambert | Mario Riccio
Vicenda che si è svolta in più di dieci anni di battaglie legali. Vincent Lambertper sua fortuna non ha dovuto prenderne parte, così come non ha sofferto di tutto ciò ne fisicamente ne psicologicamente.
Essendo precipitato nel coma – nel momento stesso dell’incidente sportivo che ha provocato il tutto –per poi rimanere nello stato vegetativo fino alla sua morte, esattamente come la nostra Eluana Englaro.
La battaglia legale però non si è svolta –come nel caso Englaro- tra un parente –in questo caso la moglie di Lambert- che voleva il rispetto della volontà del proprio familiare e un potere giudiziario che vi si fosse opposto.
La Francia infatti si è data da tempo una legislazione che riconosce il diritto all’autodeterminazione del soggetto in materia di fine vita.
In questo caso invece si è assistito ad un braccio di ferro tra la moglie –la sola deputata legalmente a rappresentare la volontà di Lambert- e i di lui genitori, che si opponevano alla decisione di sospendere ogni terapia e la conseguente morte del figlio.
Il tutto determinato dal fatto che –come nel caso Englaro-la volontà del soggetto è stata appunto rappresentata dalla moglie attraverso ricostruzioni delle sue convinzioni e testimonianze di amici e altri parenti.
Questo perché Lambert non aveva effettivamente mai compilato una Dat- Disposizione Anticipata di Trattamento-ne indicato un fiduciario che lo rappresentasse.
Pertanto i giudici francesi nei vari ed innumerevoli gradi di giudizio succedutisi in questi dieci anni- hanno dovuto giustamente accogliere e valutare questa lacerante – quanto penosa -diatriba familiare.
Ovviamente i genitori non sono riusciti a contestare i due elementi fondamentali che hanno convinto non solo i giudici francesi, ma anche quelli della Corte Europea per i Diritti d e ll’Uomo a cui si erano rivolti i genitori: l’irreversibilità delle condizioni cliniche di Vincent Lamberte la corretta ricostruzione della sua volontà, come rappresentata dalla moglie. Se questa forma di accanimento giudiziario messo in atto dai genitori da un lato ha prolungato inutilmente la vicenda –immaginiamo causando ulteriori sofferenze in chi era vicino a Lambert- da un altro punto di vista è stata l’occasione per vedere confermato ancora una volta –come nel caso Englaro - non solo l’utilità dello strumento delle Dat ma anche l’insuperabilità del diritto all’autodeterminazione in materia sanitaria.
Mario Riccio , Medico componente della Consulta di biomedica
Cremona 14 luglio 2019



