Lunedì, 18 novembre 2019 - ore 07.00

Si ‘sdogani’ anche la figura di Alfonso Mandelli di Agostino Melega (Cremona)

Caro direttore, negli anni recenti, a Cremona, sono state ‘sdoganat e’ storicamente le Colonie Padane, istituzione fondata dai socialisti e poi confermata dalla politica del Littorio; precedute dallo ‘sdogana mento’ del palazzo dell’Arte e, recentemente, stessa cosa è avvenuta per il prestigioso ‘Premio Cremona’, voluto dal già socialista autonomo Roberto Farinacci.

| Scritto da Redazione
Si ‘sdogani’ anche  la figura di Alfonso Mandelli  di Agostino Melega (Cremona) Si ‘sdogani’ anche  la figura di Alfonso Mandelli  di Agostino Melega (Cremona)

Si ‘sdogani’ anche  la figura di Alfonso Mandelli  di Agostino Melega (Cremona)

Caro direttore, negli anni recenti, a Cremona, sono state ‘sdoganat e’ storicamente le Colonie Padane, istituzione fondata dai socialisti e poi confermata dalla politica del Littorio; precedute dallo ‘sdogana mento’ del palazzo dell’Arte e, recentemente, stessa cosa è avvenuta per il prestigioso ‘Premio Cremona’, voluto dal già socialista autonomo Roberto Farinacci.

 Ebbene, tutte queste operazioni vanno a distinguere e tentare di separare loglio dal grano , ossia le attenzioni sociali e culturali del Regime del già socialista rivoluzionario Mussolini, rispetto a quelle che furono operazioni abominevoli, ritenute tali da non pochi partecipanti la stessa Marcia su Roma, quali l’alleanza con i nazisti, le leggi razziali, la guerra d’aggressione alla capitolata Francia e alla Grecia. In questa linea del doveroso ‘distinguo storico’, ritengo che sia il caso di portare una corretta attenzione civica ad un personaggio già ricordato da una lettera in questa stessa rubrica.

Intendo parlare della figura di Alfonso Mandelli.

Al lettore Vittorio Dotti, repubblicano storico, già anti-farinacciano, intervenuto sul giornale in data 5 gennaio 1964, per protestare contro la decisione del consiglio comunale di negare l’autorizzazione a dedicare una via allo stesso ardente patriota garibaldino, il direttore de ‘La Provincia’ di allora rispose, fra le altre annotazioni di merito: «Fu lui (il Mandelli) che iniziò il Museo Risorgimentale e il museo dei liutai, fu lui che raccolse i primi cimeli stradivariani».

Mio commento finale: non si può mettere tutto in un sacco e chiuderlo per sempre. Bene è stata fatta l’operazione del distinguo sugli anni che seguirono la prima guerra mondiale, fra positivo e negativo, fra cose da ricordare ed altre da condannare.

Si continui su questa strada all’insegna dell’onestà storica ed intellettuale, al servizio della serietà che si deve alla storia basata su fatti documentati.

Agostino Melega (Cremo n a)

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