Domenica, 02 ottobre 2022 - ore 18.00

Sinai: dopo l'illusione, continua l'orrore

| Scritto da Redazione
Sinai: dopo l'illusione, continua l'orrore

Profughi nel Sinai: dopo l'illusione, continua l'orrore
Non migliora la condizione dei rifugiati africani che sono ancora detenuti dai trafficanti nel Sinai. Fonti locali e giornalisti che si trovano attualmente a Rafah ed El Gorah, dove sono stati identificati i covi dei trafficanti e i container di detenzione, dopo aver dato notizia della costituzione da parte del governo egiziano di una task force di sicurezza pronta ad entrare in azione per liberare i prigionieri, comunicano ora che le autorità hanno fatto dietro-front e il corpo speciale non verrà impiegato nelle annunciate operazioni contro i predoni, nonostante il sacerdote eritreo don Mussiè Zerai abbia lanciato l'allarme riguardo ad alcuni giovani prigionieri in fin di vita a causa della torture e delle percosse e di una giovane donna incinta a rischio di aborto spontaneo dopo aver subito violenti stupri di gruppo. "Le ultime notizie sono desolanti," dicono Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne. "Abbiamo appreso dalle autorità di Al Arish, capitale del Governatorato del nord del Sinai, che l'intervento da parte delle forze di sicurezza è stato annullato. La scusa sono gli accordi di camp David, che non consentono all'Egitto di usare mezzi blindati e armamenti pesanti lungo il confine con Israele. In realtà, però, il patto Israele-Egitto prevede una deroga nel caso di gravi problemi di sicurezza, purché l'intervento egiziano sia concordato con la Multinational Force & Observers, di stanza a El Gorah. Non risulta, da parte di tale forza, alcun impedimento verso un intervento delle forze di polizia o militari, essendo chiara la gravità della crisi. La verità è che l'Egitto non vuole fermare il traffico di esseri umani". Intanto si susseguono gli arresti di eritrei e altri migranti africani da parte della polizia di frontiera egiziana. "Negli ultimi mesi, gli agenti hanno arrestato centinaia di profughi africani, uccidendone due e ferendone molti altri a colpi di arma da fuoco. Il 17 e il 20 gennaio sono state effettuate le retate più recenti, con sei arresti vicino a Rafah e altri dieci non lontano da El Gorah, sempre nel Sinai del nord. E' ormai certo che i migranti seguiti da don Mussiè Zerai che mancano all'appello in Israele, si trovano per la maggior parte nelle carceri di Nakhl, Al Arish - nel nord del Sinai - e Al-Qanater. Un giovane profugo eritreo ci ha raccontato che in quelle terribili carceri avvengono abusi simili a quelli perpetrati dai trafficanti nei container". Secondo le organizzazioni internazionali per i diritti umani, in primis Amnesty International, le politiche dell'Egitto sui rifugiati non rispettano in alcuna parte la Convenzione di Ginevra sottoscritta dalla Repubblica Araba nel 1951. "Dopo l'arresto, i profughi, anche quando hanno lo status di rifugiati politici, vengono sottoposti a durissimi interrogatori e incarcerati," prosegue EveryOne. "Le corti militari li condannano regolarmente a un anno di carcere e a una multa, per immigrazione illegale. In nessun momento è concesso loro di incontrare il rappresentante locale dell'Alto Commissario Onu per i Rifugiati, mentre le ambasciate dei regimi da cui sono fuggiti li identificano e forniscono loro i documenti, in previsione della deportazione". Ma il calvario dei profughi, fuggiti da terribili persecuzioni nella speranza di raggiungere Israele, vista la chiusura delle frontiere europee, non è ancora finito. "Tutti coloro che sono fuggiti dall'Eritrea o da altre nazioni caratterizzate da regimi sanguinari per motivi di fede religiosa o di ideologie politiche," conclude EveryOne, "finiscono in carceri-lager che sembrano il parto di una mente sadica e malata. In quei luoghi di sofferenza, i prigionieri subiscono violenze quotidiane e atroci torture da parte dei carcerieri, che in molti casi li conducono a una morte atroce, come è accaduto all'inizio di gennaio alla giovane Sebe Hagos Mebrahtu, incarcerata perché trovata a leggere la Bibbia nella sua camera da letto. I profughi deportati in patria vanno incontro a una sorte analoga. I ragazzi sospettati di aver lasciato l'Eritrea per evitare il servizio militare obbligatorio sono condannati al carcere senza processo, alla tortura e a pene corporali quotidiane. Pochi sopravvivono a lungo, in quelle condizioni e nessuno mantiene il proprio equilibrio mentale. Purtroppo anche lo Stato di Israele negli ultimi mesi ha iniziato a deportare in Egitto i rifugiati africani, che nella Repubblica Araba ricevono la solita condanna a un anno di carcere duro, al pagamento di una sanzione e quindi alla deportazione. In questi casi, neanche Israele concede all'Alto Commissario Onu per i Rifugiati di incontrare i profughi e valutare il loro diritto alla protezione internazionale".


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