Venerdì, 20 settembre 2019 - ore 11.49

ADUC L’irriverente. Spezzeremo le reni alla Francia?

Sara’ che oggi e’ il 1 aprile che, oltre alla ricorrenza della resurrezione di Gesu’ Cristo, e’ anche il giorno in cui tutti gli scherzi dovrebbero valere…. il destino ci ha aiutato per celebrare, in quella che dovrebbe essere una giornata di pace, anche quella della beffa.

| Scritto da Redazione
ADUC L’irriverente. Spezzeremo le reni alla Francia?

ADUC L’irriverente. Spezzeremo le reni alla Francia?

Sara’ che oggi e’ il 1 aprile che, oltre alla ricorrenza della resurrezione di Gesu’ Cristo, e’ anche il giorno in cui tutti gli scherzi dovrebbero valere…. il destino ci ha aiutato per celebrare, in quella che dovrebbe essere una giornata di pace, anche quella della beffa.

“Invasore” (e la faccia urlante e bruttina del presidente francese Emmanuel Macron) troneggia sul Quotidiano nazionale; “Minniti: stop alla Francia” (Corsera); “Blitz anti immigrati: scontro Italia-Francia (La Repubblica)…. e cosi’ via, con qualcuno controcorrente, ma il senso diffuso e’ questo. Sembra che i francesi abbiano ragione, ma questo e’ secondario: la violazione dei sacri confini e’ un atto ben piu’ grave di qualunque altra guerra… sembra di rileggere il generale prussiano Carl von Clausewitz, quando all’inizio di due secoli fa, nel suo trattato “Della guerra” (che a nostro avviso tutti coloro che si occupano di politica dovrebbero leggere), sostenne che “La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”. E sembra che i politici italici lo abbiano preso alla lettera…. Ovviamente alterando significati, analisi e metodi, ma tant’e’, sembra questo uno sport diffuso.

Noi, irriverenti, estremizziamo (mica tanto…) quando sintetizziamo le reazioni con un “spezzeremo le reni alla Francia”, rievocando la mascellosa e molto utilizzata dizione del macho italico fascista del secolo scorso. Ma ci sembra di cogliere un senso diffuso tra media e politici (gli individui, invece, andrebbero interpellati, per cui non fatevi fregare da chi si pronuncia a nome dell’opinione pubblica), che finalmente, hanno la possibilita’ di urlare la propria italianita’. E noi che ci eravamo cullati che l’italianita’, a maggior ragione in questo primo secolo del secondo Millennio dopo la nascita del Cristo, fosse moda, gastronomia, automobili di lusso, storia, arte…. No, forse ci siamo sbagliati: ci manca solo un Enrico Toti con stampella che si immoli in quel di val di Susa (dove a Bardonecchia si recrimina l’inizio dell’invasione) dove, tra l’altro, anche il dialetto e’ molto francesizzante.

Sara’ che siamo in clima di maggioranze elettorali che ci dicono essere anti-europeiste, ma noi proprio non ci vogliamo assuefare e convincere al motto di “non passi lo straniero” cipum! Sara’ che non ci piace l’inno nazionale mentre la marsigliese (anche se ben datata) ci crea una certa emozione (non facendoci pensare alla Francia, ma alla Rivoluzione francese).

Ok, ci rassegniamo. Del resto continuiamo a scegliere di vivere a sud ed est di Bardonecchia (si’, lo sappiamo, ci sono anche i valdostani…). Ma vorremmo tanto auspicare che la politica francese ci coinvolgesse di piu’…. fino ad auspicare una invasione? Suvvia, roba di secoli fa. Non bastava dire a quei gendarmi: oh, che fate? E loro: ma la possiamo fare! E noi: ah, beh scusate, ce ne eravamo dimenticati.

Grazie per questo pesce d’aprile.

 Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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