Giovedì, 12 dicembre 2019 - ore 17.29

ADUC Liberazione sessuale e ‘talebani’. La cultura si afferma con la cultura non con la violenza della legge

Firenze, 24 aprile 2019. Due ragazze lesbiche si baciano in un bar. Il gestore le caccia. Il Gay center, nonostante le scuse successive del gestore, chiede che al bar sia ritirata la licenza (1).

| Scritto da Redazione
ADUC Liberazione sessuale e ‘talebani’. La cultura si afferma con la cultura non con la violenza della legge

ADUC Liberazione sessuale e ‘talebani’. La cultura si afferma con la cultura non con la violenza della legge

Firenze, 24 aprile 2019. Due ragazze lesbiche si baciano in un bar. Il gestore le caccia. Il Gay center, nonostante le scuse successive del gestore, chiede che al bar sia ritirata la licenza (1).

Le leggi contro l’omofobia ci sono e andrebbero forse anche migliorate. Così come ci sono le leggi contro la violenza personale, le aggressioni e tutto quello che in qualche modo può offendere il corpo e la dignità personale, e anche queste forse andrebbero migliorate.

Nonostante questo accadono fatti come quelli di cui parliamo. Non solo, ma, specialmente per alcuni comportamenti dell’omosessualità maschile (quella femminile, a parte mediamente i bacchettoni religiosi, “arrazza” anche i più tenaci maschilisti) essere presi in giro, quando non sono vere e proprie minacce o ingiurie, è frequente.

E’ evidente che, preservati i diritti della persona alla sua integrità, il problema è culturale. E purtroppo c’è qualcuno, come il nostro Gay center, che è convinto che la cultura possa essere indotta con la legge, percepita e vissuta come violenta nel caso del ritiro di una licenza, cioè impedendo ad una persona di poter lavorare. Estremizzando ci viene un paragone: le stelle gialle giudaiche sui negozi, e la chiusura degli stessi, durante l’esplosione anti-ebraica del secolo scorso in Europa: sei di una cultura che io combatto, ho la legge dalla mia, ti indico come reprobo e ti impedisco di lavorare. I risultati di quell’approccio sono storia nota.

Se c’è un metodo per far capire a qualcuno che ciò che pensa è culturalmente dannoso agli altri ed anche a se stesso, non è proprio la punizione, l’emarginazione (metodo Gay center), ma il confronto, la discussione, anche con la provocazione intellettuale… cioé portare a ragionare una persona sulla utilità per tutti e per se stesso di convivere anche con ciò che gli è culturalmente più lontano; non far sentire questa persona come costretta ad accettare il diverso, ma convivere nel rispetto reciproco.

Noi auspichiamo che l’amministrazione del Comune romano non prenda per niente in considerazione il suggerimento “talebano” del centro di assistenza ai gay; così come non prenda mai in considerazione provvedimenti contro quei luoghi in cui, entrando una donna di bell’aspetto, quest’ultima sia apostrofata ed invitata in svariati modi a concedere prestazioni sessuali.

Tutti fatti che vanno denunciati e su cui stimolare il confronto, soprattutto tra chi è di comportamenti e vedute opposte.

Come iniziativa di sensibilizzazione pubblica, a nostro avviso, sarebbe opportuno, viste anche le scuse del gestore del bar di Carpineto Romano, andare a trovarlo per ringraziarlo, prendersi una caffè al suo bancone e, con discrezione, uomini con uomini, donne con donne e queste ultime con uomini, scambiarsi un bacio mentre si gusta questo caffè. Sorridendo e ringraziando della sua presa d’atto dell’esistenza di esseri umani diversi dai suoi standard.

 

1 – Qui la notizia come la riporta l’agenzia Ansa:

Una giovane coppia gay di ragazze di 19 e 24 anni e' stata allontanata da un bar di Carpineto Romano, nell'hinterland capitolino, dopo che le due giovani si erano scambiate un bacio. Lo riferisce il Gay Center. "L'episodio - spiega Fabrizio Marrazzo, portavoce Gay Center - e' inaccettabile, come lo sono le scuse banali e tardive del gestore giunte tramite social network della pagina del bar. Per questo chiediamo al Sindaco Stefano Cacciotti di verificare ed eventualmente ritirare la licenza al bar, dando un chiaro segnale contro l'omofobia e le discriminazioni". "La vicenda - aggiunge Marrazzo - avviene in un piccolo paese della provincia, dove e' piu' complesso vivere la propria omosessualita' alla luce del sole. Le due ragazze denunciano una situazione di disagio anche in famiglia. La piu' giovane e' stata cacciata di casa appena maggiorenne per via della sua relazione, ed entrambe hanno subito violenza. E' necessario un piano concreto contro l'omofobia che preveda anche azioni capillari sui territori e che offra supporto e servizi a chi vive delle discriminazioni".

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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