Lunedì, 26 agosto 2019 - ore 00.02

Agnese Moro a Bozzolo in visita alla Fondazione Mazzolari parla di suo padre

Salutare ricarica delle batterie per una folla senza pari che stipava la sala civica con una coda che raggiungeva i gradini del bar Odeon per un evento che resterá nella memoria di bozzolesi e non.

| Scritto da Redazione
Agnese Moro a Bozzolo in visita alla Fondazione Mazzolari parla di suo padre

La giornata di Agnese Moro, la figlia dello statista Dc ucciso nel maggio 1978 per mano delle Brigate Rosse, con la Fondazione Mazzolari ed il patrocinio del comune di Bozzolo ha organizzato il faccia a faccia con il quirinalista del Tg2 Luciano Ghelfi, è iniziata nella prima mattinata a Suzzara, con un incontro in municipio con il sindaco, il ricordo del padre nella piazza a lui dedicata ed il confronto con i ragazzi di un istituto scolastico.

Alle 18 Agnese Moro, accompagnata da Patrizia, vedova dell’onorevole Zaniboni, ha visitato la Fondazione Mazzolari, rapita e stupita dal racconto del segretario Giancarlo Ghidorsi che le mostrava gli originali del carteggio tra Don Primo Mazzolari ed Aldo Moro, allora presidente della Fuci, la Federazione degli universitari cattolici. Siamo negli anni Quaranta e Moro chiede a Don Primo di intervenire con articoli valoriali sulla rivista “Azione Fucina” per orientare alla fede. La documentazione, consegnata in copia dal consigliere Francesco Melegoni ad Agnese insieme al libro “scritti politici” e ad una artistica medaglia rimanda ad una necessaria verifica dei testi pubblicati sulla rivista e disponibili presso l’Istituto Sturzo di Roma.

Nell'incontro serale alla sala civica Agnese Moro ha detto di avere incontrato Mazzolari in un libretto dei gruppi parlamentari Dc, curato da Benigno Zaccagnini, allora capogruppo alla Camera e di essere rimasta colpita dall'intensità del suo messaggio profetico, ringraziando la Fondazione per il prezioso lavoro di catalogazione e di studio sviluppato nei decenni. Venendo alle incalzanti domande di Ghelfi sul ruolo politico  del padre l, sulla sua uccisione e sulle varie commissioni d’inchiesta, Agnese ha affermato la necessità di raccogliere le presenze e gli interventi morotei presenti in molte contrade ed istituzioni del nostro stivale. Infatti al padre strappato alla vita nel pieno dell'attività, è mancato il tempo di raccogliere e catalogare i suoi interventi e quindi il suo pensiero politico.

Venendo quindi alle varie inchieste parlamentari sul caso Moro la figlia si è detta amareggiata per la scarsa incisivitá delle iniziative assunte per la sua liberazione e sulla mancata volontá di cogliere nuovi elementi legati alla sua scomparsa. Tutti elementi che hanno portato alla faticosa ma fertile esperienza descritta nel «libro del racconto », un’opera importante edita dal Saggiatore, che racconta il dialogo, irto di gravi fratture, tra carnefici e vittime e loro familiari degli anni di piombo, in atto per circa un decennio al carcere di San Vittore e di cui il gesuita Padre Guido Bertagna, giunto in serata in treno da Milano, é stato paziente tessitore insieme ad Adolfo Ceretti ed a Claudia Mazzuccato. Il contributo del religioso all’intensa serata bozzolese si é basato sulla paziente azione intrapresa per le azioni di giustizia riparativa che, accanto alla giusta espiazione delle pene per gli autori dei delitti della stagione degli « anni di piombo » , prevede un percorso di confronto e di dialogo ad alta intensitá umanitaria per fare emergere gli errori di fondo di quanti hanno scelto la via piú breve e sbagliata, dello scontro frontale e della guerra.

Sono seguiti gli interventi complementari di due magistrati, Carlo Grillo, giá Presidente del Tribunale di Cremona e della Corte d’Appello di Trento e Giovanni Scaglioni, giá Presidente del Tribunale di Mantova. Il primo, autore di una pubblicazione sulla « vendetta », che esamina storicamente il fenomeno collegandolo alle pene inflitte dalle condanne, ha fatto un breve excursus sul percorso riparatorio, partendo dal trattato « dei delitti e delle pene » di Beccaria e fino ai giorni nostri. Grillo si é detto convinto della bontá e della virtú presente nei percorsi della giustizia riparativa che, peró, soprattutto in  presenza di gravi crimini e delitti efferati e sconvolgenti, non puó sostituire l’espiazione delle pene. Complementare e integrativo l’intervento di Giovanni Scaglioni che ha condiviso il taglio dato dal collega con un preciso approfondimento all’evoluzione dei concetti di giustizia riparativa ed agli sviluppi a livello parlamentare e legislativo. Una serata ad alta intensitá etico politica.

Fonte: Giuseppe Torchio 

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