Martedì, 30 giugno 2026 - ore 03.28

Al Ponchielli due Servillo stratosferici, in una grande opera di De Filippo

Seconda serata consecutiva per “Le voci di dentro”, messa in scena da Toni Servillo, protagonista e regista e da una compagnia di altissimo livello, magistralmente guidata dai fratelli Servillo, sul palco del teatro al gran completo.

| Scritto da Redazione
Al Ponchielli due Servillo stratosferici, in una grande opera di De Filippo

Resterà prigioniero per sempre, Toni Servillo, di quella Grande Bellezza che con il suo Oscar lo ha consegnato alla storia del cinema e al mondo intero, ma è il teatro, credetemi, a restituirne per intero e a pieno la grandezza e la bellezza autentica della genuinità, propria di chi recitando esprime fino in fondo se stesso, la sua umanità e il suo talento cristallino.

Un talento difficile da imbrigliare in una pellicola, a mio parere, per quanti oscar essa possa meritare, perché il palco è verità assoluta, è vita vissuta, non raccontata, è rapporto diretto e immediato con il pubblico, senza trucchi, senza effetti speciali, senza intermediari. Buona la prima, sempre, per imperfetta o sfocata che sia.

E buone, queste serate al Teatro Ponchielli di Cremona, lo sono state decisamente, senza dubbio alcuno e nonostante l’insidia di una pedana incautamente ridipinta tra una recita e l’altra, scivolosa e infida, che più di una volta ha aggiunto ridondante suspense ad un’opera perfetta: “Le voci di dentro”, del 1948, di Eduardo De Filippo, magistralmente interpretata dai fratelli Servillo, Toni e Peppe e da una compagnia di attori talentuosi e in grandissima vena.

Non stupiscono i cinque premi vinti alle Maschere del Teatro Italiano per la stagione teatrale 2012/13 da questo spettacolo, che ha entusiasmato la sala e messo in mostra la grande bravura di Toni e di Peppe Servillo, due veri giganti del palcoscenico, affiatati e “complici” come solamente due fratelli possono essere. Maestosi, carismatici, magistralmente calati nei personaggi e capaci di illuminare ogni angolo del palco, trascinando il resto della compagnia su livelli di eccellenza assoluta.

Toni (attore da Oscar) e Peppe Servillo (compositore e voce degli Avion Travel), non a caso migliore attore protagonista e migliore attore non protagonista alle Maschere, insieme alla meravigliosa Chiara Baffi, anche lei premiata migliore attrice non protagonista al San Carlo di Napoli nel 2013, hanno accompagnato il pubblico del Ponchielli in una storia attualissima, sospesa tra sogno e realtà, capace di esplorare l’animo umano come soltanto vere colonne come Eduardo De Filippo, hanno saputo sostenere.

La vita reale e il sogno, che talvolta aiuta a vivere meglio, come direbbe qualcuno in tarda serata, ma che spesso viviseziona la realtà e scuote la coscienza, raccontandoci storie possibili e dipingendo nella nostra mente "altri noi", diversi da quello che siamo alla luce del giorno, forse più autentici, a volte più coraggiosi o magari soltanto più incoscienti. Come nel caso di Alberto Saporito (il personaggio interpretato da Toni Servillo), che sogna “il mostro della porta accanto” e se lo immagina vero, tanto da denunciarlo alla polizia per un omicidio mai avvenuto.

"Alberto Saporito è un apparecchiatore di feste popolari, e vive col fratello Carlo e lo zio Nicola. Una notte sogna che i vicini di palazzo, i Cimmaruta, uccidono Aniello Amitrano e fanno sparire il cadavere. Nel sogno , lucidissimo, Alberto vede dove sono nascosti i documenti che possono incastrare i vicini. L'indomani, fatta la denuncia in questura, fa arrestare i Cimmaruta e, rimasto solo in casa con il portiere Michele, cerca i documenti. Solo allora, all'improvviso, si accorge di aver sognato il tutto e capisce il guaio che ha combinato". (wikipedia)

È un viaggio cinico e lucido nelle miserie del genere umano, “Le voci di dentro”, in cui De Filippo dipinge l’uomo per quello che può diventare, quando la sua vita si trascina nella routine quotidiana dei desideri e delle necessità, da soddisfare al prezzo della dignità, sacrificando all’arte di arrangiarsi i rapporti interpersonali, la solidarietà e l’umanità, la capacità di “fare sistema” anche soltanto con la propria famiglia.

Perché è questo che avviene a tutti i personaggi di questa commedia: ciascuno per se e Dio per tutti, un orrore e un crimine quotidiano che il protagonista suo malgrado sperimenta, grazie ad un sogno; sia nella famiglia Cimmaruta, pronta a spaccarsi di fronte all’accusa di omicidio avanzata da Alberto Saporito, sia nella propria famiglia.

Non soltanto i Cimmaruta, infatti, si accuseranno l’uno con l’altro, sfilando ciascuno “in pellegrinaggio” davanti ad Alberto Saporito, per accusarsi a vicenda e scaricare i sospetti sugli altri, ma lo stesso Carlo Saporito (interpretato da Peppe Servillo, fratello in scena e nella vita) "pugnalerà" Alberto, costringendolo a firmare una carta che lo autorizza a disporre del patrimonio familiare, qualora le cose si fossero messe male, a seguito dell’incauta denuncia sporta dal fratello contro i Cimmaruta.

Una miseria dentro la miseria, perché l’inquietante attualità dell’opera di Eduardo, oltre a cogliere aspetti da TG dei nostri giorni, come quello del “mostro della porta accanto” o della società divisa, egoista, individualista, che nel primo dopoguerra iniziava evidentemente a manifestarsi, dipinge anche l’incapacità dell’uomo moderno di adeguarsi ai tempi, di rinnovarsi, di gestire il patrimonio di esperienze ereditato dalla società e dalla famiglia.

Se i Cimmaruta si barcamenano tra la fabbricazione fatta in casa di sapone e di candele e il lavoro di fattucchiera della moglie del capofamiglia, i Saporito vedono dissiparsi giorno dopo giorno il patrimonio ereditato dal padre, grande “apparecchiatore di feste popolari”, che non sanno mantenere e adeguare alle esigenze dei tempi che cambiano.

L’incertezza e la provvisorietà sono la cifra di quest’opera, la precarietà, l’inquietudine, il sospetto e l’incapacità di guardare le cose con distacco, da spettatori, come avviene nel sogno. Nella realtà, invece, ciascuno di noi è protagonista assoluto, regista, sceneggiatore e interprete di una vita che soltanto all’apparenza scorre su binari predefiniti, ma che in realtà guidiamo distrattamente e senza troppa consapevolezza, travolti dai bisogni, dalle ambizioni, dalla meschinità e dalle paure.

Niente di tutto questo ha caratterizzato la performance della compagnia che ieri sera si è esibita al Ponchielli, con grande talento e con la sicurezza, mai ostentata, di chi recitando mette in scena e in gioco se stesso, prima ancora che la sua professionalità e le sue capacità. Nessuna incertezza e nessuna sbavatura, in una prova di recitazione di altissimo livello, capace di tenere testa alle rappresentazioni originali messe in scena da mostri sacri come Eduardo e Luca De Filippo o Pupella Maggio.

Tutti superlativi gli interpreti, e tra tutti, oltre agli stratosferici fratelli Servillo, Chiara Baffi, la cameriera Maria, Gigio Morra, nei panni di Pasquale Cimmaruta, Betti Pedrazzi, zia Rosa. Uno spettacolo da non perdere, per riscoprire una volta di più la forza dirompente del teatro e per toccare con mano, se ce ne fosse ancora bisogno, il talento purissimo di Toni Servillo, attore e regista che merita abbondantemente la fama internazionale guadagnata “in trasferta” sul grande schermo del cinema.

A fine spettacolo la compagnia si è concessa al pubblico, che aspettava soprattutto “il divo” Servillo per fotografie e autografi, ma che ha giustamente e generosamente tributato onori e applausi a tutti gli interpreti.

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