Martedì, 05 marzo 2024 - ore 13.15

Angelo Angiolini (M5S) Cremona L'EPIDEMIOLOGIA É DEI CITTADINI

"Lectio magistralis" del prof. Paolo Crosignani ieri a Cremona.

| Scritto da Redazione
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 Angelo Angiolini  (M5S) Cremona  L'EPIDEMIOLOGIA É DEI CITTADINI

"Lectio magistralis" del prof. Paolo Crosignani ieri a Cremona.

È tempo che l’epidemiologia ambientale, che indaga sul rapporto tra sorgenti di inquinamento e salute pubblica, sia condotta con il contributo dei cittadini nel definire i tipi di inquinanti, i modelli di dispersione, i traccianti (dove finiscono complessivamente gli inquinanti), gli esiti di salute.

La letteratura fornisce esempi di modelli di dispersione degli inquinanti completamente diversi se definiti dai committenti pubblici, a volte con la presenza dei gestori degli impianti, oppure da committenti indipendenti indicati dai cittadini.

Le ricadute non rispettano i confini amministrativi!

E’ auspicabile che al centro di siano i Comuni e i rappresentanti dei cittadini.

Il d. lgs 19 agosto 2005 n. 195 regola l’accesso al pubblico delle informazioni ambientali e segue la Convenzione di Aarhus del 1998 sull’accesso all’informazione, sulla partecipazione del pubblico al processo decisionale e sulla giustizia in materia ambientale.

Il decreto classifica come "informazione ambientale" anche lo stato di salute e della sicurezza umana per quanto influenzati dallo stato dell’ambiente. Ne deriva il diritto dei cittadini di conoscere anche gli eventi sanitari attraverso studi epidemiologici.

Per “montare” uno studio epidemiologico dal basso occorre:

- Identificare la sorgente (inceneritore, cementificio, centrale di produzione di energia, strada di grosso traffico, ecc.)

- Identificare l’area di ricaduta delle emissioni

- Identificare le patologie di interesse

- Costruire una "coorte retrospettiva aperta" di cittadini, in parte esposti alla sorgente e in parte no

- Geo-referenziare la coorte (latitudine e longitudine)

- Incrociare la coorte con le mappe di ricaduta

- Trasmettere all’Azienda Sanitaria tutta la coorte con gli indicatori di esposizione. L’ATS, nel rispetto della riservatezza, identifica chi si è ammalato, chi no e la loro esposizione

Infine, verificare se fra gli ammalati vi sono più esposti o meno.

L’obiettivo delle indagini epidemiologiche è modificare o eliminare le esposizioni. Occorre lavorare di più sulle patologie acute: respiratorie, cardiovascolari, ricoveri, mentre i tumori sono esiti sanitari, per quanto drammatico, che si riferiscono a periodi di tempo troppo lunghi per determinare una relazione con le sorgenti.

Dalla discussione è emerso che non possiamo più illuderci che l’onestà delle posizioni sul rapporto ambiente/salute sia sufficiente a convincere le istituzioni nei loro giudizi, interventi e controlli. Da troppo tempo ARPA e ATS, in buona compagnia della Regione, non fanno del tutto il loro dovere e non rispondono al diritto sacrosanto dei cittadini alla salute e alla conversione ecologica delle istituzioni e dell’economia. Per questo è indispensabile anche l’indipendenza, la terzietà delle indagini epidemiologiche.

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