Roberta Capelli, Marina Petrella, Sergio Tornaghi, Giovanni Alimonti, Enzo Calvitti, Narciso Manenti e Giorgio Pietrostefani. Sono i nomi dei 7 italiani arrestati questa mattina, 28 aprile, in Francia. Nomi per cui l’Italia aveva richiesto l’estradizione e che avevano ricevuto condanne da tribunali italiani per reati di violenza politica compiuti negli anni Settanta.
Gli arresti arrivano dopo che lo scorso 8 aprile la ministra della Giustizia italiana, Marta Cartabia, aveva incontrato in videoconferenza il suo omologo francese Eric Dupond-Moretti, chiedendo al governo francese una maggiore cooperazione per far rientrare in Italia diverse persone che si trovavano in Francia in libertà – alcuni dagli anni Ottanta – grazie alla cosiddetta “dottrina Mitterrand”, la politica avviata dall’ex presidente francese che concedeva ospitalità e sicurezza sul territorio francese a cittadini italiani responsabili di azioni violente, purché questi avessero lasciato la lotta armata e la violenza.
E oggi, dopo la conferma della decisione francese di avviare le procedure giudiziarie richieste dall’Italia, Cartabia ha commentato così: “ha una portata storica la decisione della Francia di rimuovere ogni ostacolo al giusto corso della Giustizia per una vicenda che è stata una ferita profonda nella storia italiana, per l’alto tributo di sangue versato e per l’attacco alle Istituzioni della Repubblica. Il mio pensiero oggi va innanzitutto alle vittime degli anni di piombo e ai loro familiari, rimasti per così tanti anni in attesa di risposte. Ringrazio le autorità francesi e in particolare il ministro della Giustizia, Eric Dupond-Moretti, che fin dal nostro primo incontro ha mostrato una particolare sensibilità verso questa pagina drammatica del nostro Paese e una determinata volontà di collaborazione. In queste ultime settimane, c’è stato un intenso scambio di contatti a vari livelli delle Istituzioni, che hanno permesso di raggiungere questo storico risultato”.
Anche il numero Uno del Governo, il Premier Mario Draghi, ha commentato con soddisfazione la notizia: “la memoria di quegli atti barbarici è viva nella coscienza degli italiani. A nome mio e del Governo, rinnovo la partecipazione al dolore dei familiari nel ricordo commosso del sacrificio delle vittime”, ha scritto in una nota.
“Una imponente operazione che ha visto la collaborazione delle autorità francesi e italiane, con il coinvolgimento dell’esperto di sicurezza della nostra Ambasciata a Parigi - ha scritto su Facebook il Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio -. Questi ex brigatisti erano stati accusati e condannati in Italia per atti di terrorismo connessi a fatti di sangue tra gli anni ‘70 e ‘80. Massimo impegno per contrastare criminalità e terrorismo. Non si può fuggire dalle proprie responsabilità, dal dolore causato, dal male generato. Grazie al Ministero della Giustizia, che negli ultimi anni ha agito con incisività, al servizio di cooperazione internazionale della Criminalpol e all'Antiterrorismo della Polizia di Stato italiana che hanno lavorato notte e giorno per concretizzare questa operazione di antiterrorismo”, ha concluso il ministro.
Ci sono altre tre persone per cui era stata richiesta l’estradizione e che non sono ancora state arrestate: sono Luigi Bergamin (ex membro dei Proletari armati per il comunismo), Maurizio Di Marzio (ex brigatista) e Raffaele Ventura (ex esponente delle Formazioni comuniste combattenti).
L’operazione, chiamata “Ombre rosse”, è stata condotta dall’Antiterrorismo della polizia nazionale francese (Sdat) in collaborazione con il Servizio di cooperazione internazionale della Criminalpol e con l’Antiterrorismo della Polizia italiana. Le autorità italiane, scrive Le Monde, avevano chiesto l’arresto di 200 persone in origine, ma alla fine i lavori bilaterali tra Francia e Italia hanno portato alla richiesta di arresto di sole 10 persone, quelle accusate dei reati più gravi: tutti gli arresti sono avvenuti a Parigi.
I sette arrestati
Roberta Capelli è stata condannata all’ergastolo per l’omicidio del generale dei carabinieri Enrico Galvaligi, per il rapimento del giudice Giovanni D’Urso e per l’uccisione dell’agente di polizia Michele Granato; Marina Petrella anche all’ergastolo, sempre per l’omicidio di Galvaligi, per il sequestro del giudice D’Urso, per il tentato omicidio del poliziotto Nicola Simone e per il sequestro dell’assessore della Regione Campania Ciro Cirillo; Sergio Tornaghi anch’egli all’ergastolo per l’omicidio del maresciallo Francesco Di Cataldo; ergastolo da scontare anche per Narciso Manenti, per l’omicidio dell’appuntato dei Carabinieri Giuseppe Gurrieri.
Giovanni Alimonti deve invece scontare ancora 11 anni e mezzo di carcere e 4 anni di libertà vigilata per diversi reati, tra cui il tentato omicidio di Nicola Simone; Enzo Calvitti deve invece scontare 18 anni e 7 mesi e 25 giorni di carcere e 4 anni di libertà vigilata per tentato omicidio di un funzionario di polizia.
Giorgio Pietrostefani, probabilmente il più noto tra questi (oltre che il più anziano, 78 anni, gli altri vanno dai 63 ai 66), tra i leader di Lotta Continua, deve scontare una pena di 14 anni, 2 mesi e 11 giorni per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi.
Luigi Bergamin, uno dei tre ricercati, era stato condannato a 17 anni e 11 mesi per l’omicidio del macellaio mestrino Lino Sabbadin; Raffaele Ventura aveva ricevuto una condanna a 22 anni per l’omicidio del vice brigadiere Antonino Custra, mentre Maurizio Di Marzio deve scontare 15 anni di carcere per diversi reati, tra cui il tentato omicidio di Nicola Simone. (aise)
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