Venerdì, 27 novembre 2020 - ore 00.21

Anziani Invecchiamento attivo, il futuro è longevo di Assunta Ingenito

Una ricerca promossa da Auser, Spi e Cgil Emilia Romagna e realizzata dall’Ires della stessa regione ha mappato 50 esperienze in diversi Paesi europei, tutte riconducibili a cinque aree tematiche. In Italia una minore propensione a sostenere il processo

| Scritto da Redazione
Anziani  Invecchiamento attivo, il futuro è longevo di Assunta Ingenito

Anziani  Invecchiamento attivo, il futuro è longevo di Assunta Ingenito

Una ricerca promossa da Auser, Spi e Cgil Emilia Romagna e realizzata dall’Ires della stessa regione ha mappato 50 esperienze in diversi Paesi europei, tutte riconducibili a cinque aree tematiche. In Italia una minore propensione a sostenere il processo

Il concetto di invecchiamento attivo è sempre più presente all’interno del dibattito pubblico perché considerato uno strumento fondamentale per affrontare alcune delle principali sfide legate al processo di invecchiamento della popolazione. Se infatti da un punto di vista quantitativo le proiezioni demografiche sottolineano con certezza la progressiva crescita della parte più anziana della popolazione, da un punto di vista della qualità dell’invecchiamento molti interrogativi sono ancora aperti. A tal proposito, da diversi anni numerosi autori e organizzazioni (Who, Ilo, Oecd) sottolineano i benefici derivanti da un approccio basato sull’adozione di determinati princìpi, tra cui un miglioramento della qualità della vita, del benessere psicologico e del livello di inclusione sociale.

L’invecchiamento attivo viene descritto come un insieme multidimensionale di pratiche di carattere sociale, occupazionale, sanitario, formativo, culturale volto a garantire un buon livello di benessere fisico, sociale e psichico durante l’intero arco della vita e un buon livello di partecipazione alla vita sociale. In generale, l’obiettivo primario di un approccio basato sul concetto di invecchiamento è offrire una diversa rappresentazione dell’età anziana, che vada oltre una visione stereotipata come fase passiva dell’esistenza (ageism), valorizzando invece gli anziani in quanto risorsa delle proprie comunità familiari e sociali. A livello internazionale ed europeo tale approccio è stato promosso attraverso un percorso scandito da numerose adozioni di programmi di lavoro. In particolare, il 2012 è stato designato come Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni, iniziativa lanciata per sostenere la creazione di una cultura basata su una società per tutte le età.

Durante l’anno europeo, Oms e Unece hanno messo a punto l’Indice di invecchiamento attivo (Active Ageing Index), concepito come strumento per misurare la capacità degli Stati di stimolare il processo di invecchiamento attivo della propria popolazione. Coerentemente con la natura multidimensionale del concetto, l’indice è stato concepito fin dal principio come una sintesi di diversi indicatori che insieme concorrono a definire la performance dei Paesi su quattro macro-aree di intervento: occupazione, partecipazione sociale, vita autonoma sana e sicura e contesto stimolante all’invecchiamento attivo.

In un confronto europeo, nel 2018 l’Italia si è collocata in diciassettesima posizione, con un indice di invecchiamento attivo pari a 33,8, inferiore alla media europea, che è del 35,7, quindi esprimendo una minore propensione a sostenere il processo di invecchiamento attivo per la propria popolazione. La diffusione del concetto, sia a livello internazionale che europeo, ha sostenuto nel corso degli anni una proliferazione di esperienze e progetti tesi a rendere i contesti di vita ambienti favorevoli al processo di invecchiamento attivo.

Ora grazie a una ricerca, promossa da Auser, Spi e Cgil Emilia Romagna e realizzata dall’Ires della stessa regione, sono state mappate circa 50 esperienze di invecchiamento attivo in diversi Paesi europei, esperienze riconducibili a cinque aree tematiche: abitare, salute e prevenzione, cultura, rapporti intergenerazionali, territorio. Tale criterio classificatorio è stato usato per sistematizzare le diverse esperienze, con la consapevolezza che le esperienze, così come il concetto stesso di invecchiamento attivo, agiscono in un’ottica multidimensionale.

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