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Asst Crema in prima linea Cardiologia riabilitativa

L’appuntamento è per giovedì 2 febbraio dalle ore 9.30 presso il Palazzo Stelline di Milano (sala Bramante).

| Scritto da Redazione
Asst Crema in prima linea Cardiologia riabilitativa

Asst Crema in prima linea Cardiologia riabilitativa

Lombardia. Convention cardiologie riabilitative, Asst Crema in prima linea Cardiologia riabilitativa, a Milano un convegno per fare il punto e fare rete. In prima linea, Marco Ambrosetti, direttore dell’unità operativa complessa di Asst “Non un convegno medico, piuttosto un evento importante e squisitamente civico, il tentativo di assemblare voci diverse per raccontare la disabilità cardiovascolare oggi, in regione Lombardia. Saranno protagonisti medici cardiologi, cittadini, associazioni, esponenti delle istituzioni regionali e analisti economici in sanità. Parteciperà anche il direttore generale di Asst Crema, Ida Ramponi”.

L’appuntamento è per giovedì 2 febbraio dalle ore 9.30 presso il Palazzo Stelline di Milano (sala Bramante). “Nonostante la distanza, questo è un evento che parla anche cremasco”. Lo chiarisce con orgoglio il direttore della struttura complessa di cardiologia riabilitativa di Asst Crema, Marco Ambrosetti. Attivo nel presidio santa Marta di Rivolta d’Adda, Ambrosetti è anche presidente di Itacare-P, l’associazione italiana per la riabilitazione e la prevenzione cardiovascolare. Con lui nella promozione di questa iniziativa anche Sicoa Lombardia (Società italiana cardiologia ospedalità accreditata) con la presidente eletta Laura Adelaide Dalla Vecchia e ANMCO Lombardia (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri) con il presidente Giuseppe Di Tano. “Abbiamo fortemente voluto questo dibattito pubblico perché crediamo sia opportuno raccontare dell’importanza delle reti di cura in campo cardiologico. Oggi non è più possibile lavorare a compartimenti stagni, serve un importante lavoro di sensibilizzazione per agevolare l’equità e l’accesso alle cure e la trasversalità della presa in carico.

Occorre un costante dialogo tra la componente ospedaliera e quella riabilitativa per far sorgere anche nei cittadini l’idea che quello alla riabilitazione sia un diritto. Spesso anche nei cardiologi manca l’idea che un percorso riabilitativo sia fondamentale per un migliore reinserimento delle persone in ambito sociale e lavorativo. È tutta una questione culturale, per questo bisogna parlarne”. Le malattie cardiovascolari rappresentano ad oggi la principale causa di morbilità, mortalità e disabilità nella popolazione, con profonde conseguenze in termini di riduzione della qualità di vita per le persone malate e di impatto economico sui sistemi sanitari. Nonostante il miglioramento dei trattamenti in fase acuta, persistono importanti criticità riguardanti la transizione ospedaleterritorio e la gestione della fase cronica.

L'intervento di cardiologia riabilitativa si è dimostrato in grado di promuovere la stabilizzazione clinica, migliorare la prognosi a distanza, incrementare la capacità funzionale, la qualità di vita e la ripresa di funzione e partecipazione sociale nei pazienti che vi accedono. Il percorso riabilitativo in Italia viene erogato in regime SSN nel setting degenziale e ambulatoriale. Può contare sull’apporto di un’equipe multidisciplinare composta da medici, infermieri, fisioterapisti, psicologi, dietisti.

È il miglior modello per una prevenzione efficace e strutturata. Nonostante questo, la quota di pazienti che accede a un percorso di cardiologia riabilitativa è circa un terzo degli aventi un'indicazione appropriata, a causa di molteplici fattori, tra cui un ridotto invio e l’inferiorità dell'offerta rispetto alla potenziale domanda. Come spiega Ambrosetti: “in Lombardia registriamo un buon dato per densità di strutture: le cardiologie riabilitative attive sono circa 50”. La rete cardiologica riabilitativa lombarda rappresenta circa un quinto del dato nazionale per numero di strutture e numero di pazienti trattati su base annua, con ampia rappresentatività di tutte le indicazioni appropriate all'intervento (paziente in esiti di sindrome coronarica, di intervento di rivascolarizzazione coronarica, scompensato, valvolare, polivasculopatico o ad alto rischio cardiovascolare).

Tuttavia, il problema ci riguarda da vicino. In parte anche a causa dei segni lasciati dalla pandemia. Confrontando i dati del 2018 con quelli del 2021 si registra una riduzione del 30 per cento nelle strutture lombarde di cardiologia riabilitativa sia per numero complessivo di ricoveri, sia per le giornate di degenza. “Dobbiamo e vogliamo provare a capire l’eredità che ci ha lasciato il Covid, cercheremo di fare il punto su ciò che possiamo fare, ben consapevoli che ad oggi l’intervento riabilitativo resta incentrato sulla post-acuzie, con limitato presidio della fase cronica e utilizzo di metodiche da remoto come la teleriabilitazione”. In programma interventi dedicati alla governance sanitaria e ai modelli di cura, “verrà data l’occasione per ascoltare ed apprendere, provare ad approntare un percorso condiviso. Non tecnico, ma di presa in cura. Perché anche ascoltare la voce dei cittadini, delle associazioni e del nostro territorio è un buon punto di partenza”.

 

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