La gigantesca battaglia ingaggiata lo scorso anno, e alla quale prendevano parte migliaia di socialisti e democratici indomiti, contro l’Italicum e le preponderanti forze renziane, è finita.
La guerra contro le liberticide leggi elettorali che, sotto l’alta guida del loro comandante in capo, i socialisti italiani, inferiori per numero e per mezzi, iniziarono nove anni fa contro le armate del Porcellum e che, con fede incrollabile e tenace valore, condussero per più di 100 mesi, è vinta.
La fulminea e arditissima udienza di giovedì e la sentenza della Corte Costituzionale, hanno sbarrato ogni strada alla rivincita delle armate avversarie, travolte ad occidente dai socialisti dei reggimenti del Gruppo di Volpedo, ad oriente dalle compagnie dei socialisti del Triveneto e dell’Emilia, al centro ed al sud dai unità dei guastatori socialisti, ed ha segnato una pesante sconfitta per il fronte avversario.
Dal Monte Bianco a Trieste, dalla Pianura Padana alla Sicilia, dal Manzanarre al Reno, l’irresistibile slancio socialista e democratico sta avviando il recupero dei territori italiani, sopravvivono solo sacche di nostalgici del maggioritario.
Dalla capitale d’Italia il comando in capo dell’esercito dei socialisti lancia l’ordine di procedere senza indugi nella lotta in campo aperto, anelante di ritornare sulle posizioni politiche che già i socialisti occupavano e che mai avevano considerate perdute.
L’Esercito avverso, nell’accanita ostilità dei primi giorni dopo la sconfitta al referendum del 4 dicembre, ha subito perdite gravi, la ritirata sta riducendo i suoi spazi di manovra.
I resti di quello che fu uno dei più potenti partiti italiani tentano disordinatamente di risalire le postazioni, ormai perdute, che avevano occupato con tanta orgogliosa sicurezza.
Firmato Besostri



