Lunedì, 28 settembre 2020 - ore 11.30

Bologna Il lavoro sotto l'albero di Natale di Maurizio Lunghi

Se si vogliono mettere al centro impiego e diritti, serve una politica chiara che corregga gli errori del passato, senza farne un dramma. Si avvii una scelta improntata allo sviluppo, che determini un'alleanza tra forze economiche e sociali progressiste

| Scritto da Redazione
 Bologna Il lavoro sotto l'albero di Natale di Maurizio Lunghi

La metafora dell'albero di Natale (sono più i doni o sono più i dolori) torna utile a compiere una sintetica valutazione della situazione economico-produttiva bolognese. I dati sul mercato del lavoro indicano, inesorabilmente, un aumento dei voucher e dei contratti a termine, non solo su scala nazionale, ma anche nel territorio metropolitano, con buona pace della riforma del lavoro e del Jobs Act che si sta sempre più evidenziando, come un grande flop.

Per dare un'idea, su oltre 106.000 avviamenti al lavoro nel primo semestre 2016, ben il 73% dei rapporti di lavoro è determinato da contratti a tempo determinato per atipici. Anche se la disoccupazione tende al calo, su scala regionale, il 7,6% di disoccupati a Bologna rappresenta un esercito da non sottovalutare, a cui inevitabilmente si devono rivolgere le attenzioni principali da parte delle rappresentanze economiche e istituzionali. In tale direzione vanno improntate le future politiche attive di breve e medio periodo, per ridurre la disoccupazione strutturale e contenere nuova disoccupazione derivante dai processi di crisi di decine di piccole aziende, che continuano sul territorio a non trovare soluzioni (a cui si aggiungono: Stampi group, gruppo Paritel, Ae, etc.). La cassa integrazione è in aumento: ci sono ben seimila lavoratori coinvolti sul territorio a vario titolo.

Queste difficoltà è da diversi anni che passano sotto gli alberi di Natale. Hanno bisogno di risposte concrete, che solo con l'impegno di tutti è possibile trovare, creando, per esempio, il fondo metropolitano contro la crisi. Bisogna, cioè, mettere insieme le risorse utili a fornire sostegno economico e strumenti idonei alla formazione per la riqualificazione verso nuove attività lavorative. Il fondo, che come sindacati confederali richiediamo da tempo, potrebbe concretizzarsi in tempi rapidi, se tra i livelli Istituzionali, le associazioni datoriali e la Curia si determinasse una comune volontà 'al fare', visto che sull'idea siamo tutti d'accordo. Meglio un fondo unico, che tanti fondi che rischiano di fornire dei piccoli cerotti e non aggredire la strutturalità del problema della disoccupazione di lunga durata: oltre 90.000 disoccupati nella nostra provincia, di cui il 56% sono donne, con ben 32.000 persone sopra i 45 anni di età.

L'accordo recente con il Comune di Bologna sul bilancio, importante anche per le intese con I comuni dell'area metropolitana, aiuta a procedere nella direzione di trovare risposte nei confronti di coloro che hanno perso il lavoro, la casa e che vivono sulla soglia della povertà. Risposte, non solo sotto il profilo della riduzione delle tasse, ma anche per dare assistenza adeguata alle persone fragili, alle famiglie. Ma non c'è dubbio che serva una politica più attenta a questi temi, meno chiacchierona, più pratica, che guardi al sodo. Salutiamo positivamente l'iniziativa di ieri, voluta dal Sindaco, con Pisapia e i tanti esponenti politici che ne hanno preso parte. Si può pensare di riavviare a sinistra una idea, un dibattito, un progetto, che metta al centro il lavoro e i diritti delle persone. Per noi, questo tentativo è importante, perché s'intreccia con la sfida di cambiamento che la confederazione stessa ha rivolto al Paese, con la raccolta di firme sulla Carta dei Diritti universali del lavoro.

La proposta di legge popolare, che ci auguriamo diventi un percorso concreto all'interno delle Commissioni parlamentari, visto che sono state raccolte un milione e trecentomila firme. Così come la stagione referendaria del prossimo anno, che offre la possibilità al popolo italiano di esprimersi su tre referendum precisi: dall'abolizione dei voucher, alla responsabilità solidale del committente negli appalti, al ripristino del rientro al proprio posto di lavoro, dal licenziamento  illegittimo. Anche su questi aspetti il sindaco è stato chiaro, si vota Sì a tutti e tre i referendum della Cgil. Se si vogliono mettere al centro il lavoro e i diritti, serve una politica chiara che corregga gli errori del passato, senza farne un dramma. Si avvii una scelta improntata allo sviluppo, che determini un'alleanza fra le forze economiche e sociali progressiste, di trasformazione, partendo dal lavoro. Questa, mi pare una novità importante sotto l'albero di Natale a Bologna. Da tempo, nelle iniziative politiche non sentivamo mettere al centro il tema del lavoro.

Maurizio Lunghi è segretario generale della Cgil Bologna

Fonte : rassegna sindacale

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