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Bulgaria: il congresso di CITUB, tra crisi e transizione

| Scritto da Redazione
Bulgaria: il congresso di CITUB, tra crisi e transizione

Nei primi giorni di maggio si è svolto a Sofia il settimo congresso della Confederazione dei Sindacati Indipendenti della Bulgaria (CITUB / KHCb) L' appuntamento (quadriennale) ha visto la partecipazione di oltre 600 delegati in rappresentanza delle varie categorie che aderiscono alla Confederazione, la presenza delle alte cariche dello Stato e di oltre 35 delegazioni straniere invitate, tra cui la CGIL.

Tutto il dibattito congressuale ha ruotato intorno alla situazione di crisi che vive il paese ed ha discusso sul ruolo che i sindacati debbono avere in questo contesto.
In Bulgaria sono presenti due organizzazioni sindacali: Citub (che dichiara 240mila membri aderenti) e Podkrepa (160.000 membri), entrambi aderenti alla CES e all'ITUC.

Il Segretario generale uscente Plamen Dimitrov, (riconfermato nell'incarico) ha confermato il bisogno di una nuova fase di sviluppo e di democrazia: “Dare uno sbocco positivo alla lunga fase di transizione, grave e dolorosa; risolvere l'amarezza indelebile di ingiustizie sociali accumulate per anni, mantenere vive le speranze di milioni di bulgari per un futuro migliore, per il lavoro dignitoso, per poter vivere in un'Europa unita". Plamen Dimitrov ha detto anche: “Vogliamo abbandonare il ruolo di “periferia sud orientale” dell'Europa. La nostra missione è  precisa: la rappresentanza degli interessi del lavoro, una garanzia per raggiungere l'equilibrio tra lavoro e capitale". Ci rendiamo conto che compiere questa missione, la nostra organizzazione ha un potenziale considerevole per influenzare non solo la dimensione sociale, ma anche per definire i parametri fondamentali di crescita economica e sviluppo sociale nel suo complesso".

fonte: Cgil

Bulgaria, la periferia sud orientale d'Europa

La Bulgaria, il paese povero della UE, chiama Bruxelles.
La Bulgaria, ha visto decrescere la popolazione dai quasi 9 milioni del 1985 (8.948.649) agli attuali 7 milioni 351.000 (censimento 2011) con una massiccia emigrazione negli ultimi anni (600.000 dal censimento del 2001).
Secondo l'associazione Bulgaria-Italia, i bulgari nel mondo sono circa un milione e mezzo e il maggior numero è in Spagna (oltre 400 mila), Grecia (380 mila) e Stati Uniti (soltanto a Chicago 200 mila). In Italia, secondo i dati ufficiali, oggi sarebbero 51 mila.
La crisi che sta ridisegnando realtà e poteri nell' Europa preoccupa non poco tutti i Paesi dell'Est e condiziona le reali possibilità del sogno di agganciarsi all'euro. Un' obiettivo che in questi anni è stato inseguito tenacemente fin dal crollo dei regimi del socialismo reale e che rappresenta un futuro realistico e una strada percorribile per ogni ipotesi di sviluppo economico e sociale. Specialmente per paesi come la Bulgaria (entrata nella Unione Europea 5 anni fa) il legame con l'euro diventa essenziale.
Ogni ipotesi di ripresa e di sviluppo e di positiva conclusione della ormai ventennale “fase di transizione” passa da qui, da uno stretto rapporto con l'Europa.

Alcuni dati sulla situazione economica
A preoccupare è la situazione generale dell'economia bulgara. La crescita è molto meno del previsto mentre il tasso di disoccupazione ha superato la soglia dell'11% per attestarsi, a gennaio, all'11,1% (fonte: Banca nazionale bulgara - 6 marzo 2012).
L'andamento del Prodotto interno lordo nel 2011 ha confermato le aspettative di lieve ripresa dopo la stabilizzazione del 2010, che si era concluso con una crescita dello 0,4%: a fine 2011, l’economia risulta essere cresciuta del +1,7% rispetto all’anno precedente, con una punta del +2,7% a metà anno. In valori assoluti, il PIL è stato pari a 38.482 milioni di euro. Tra i principali fattori dell’aumento si segnalano le esportazioni, tuttora in fase di crescita, mentre la produzione industriale mostra un andamento più incerto: mediamente in aumento del 5,8% su base annua, le tendenze trimestrali hanno fatto registrare una progressiva diminuzione, dal +12,1% del primo trimestre ad appena il +1,3 di ottobre-dicembre (dati Banca nazionale bulgara). Il -3,1% registrato nel gennaio 2012 conferma le difficoltà che l’economia bulgara continua a manifestare nel settore manifatturiero.

Per la formazione del PIL, i singoli settori hanno rappresentato, a fine 2011, le seguenti quote: il settore terziario resta preponderante con il 53,1%; segue l'industria con il 28,0%, mentre l'agricoltura rappresenta il 5,2% del PIL. Passo avanti dell’agricoltura (+5,0%), grazie ai corposi contributi della UE. Il 1° settembre 2011 è entrato in vigore l'aumento del salario minimo, passato da 240 lev a 270 lev (da 123 a 138 euro), e che lo stesso sarà di 290 lev (148,28 euro) dal 1° maggio 2012. Le crescite dell'economia, con punte del 7%, degli anni tra il 2004 e il 2008 sono oggi inimmaginabili; è bene considerare che esse sono attribuibili a investimenti di tipo speculativo - immobiliari, finanziari - di quel periodo. L'inflazione è in aumento su base annua: 3,4% rispetto al 3,0% del 2010, Vi è una perdurante incertezza per la situazione generale dell' Europa, una produzione industriale in calo nei primi mesi del 2012, scarso credito, investimenti esteri praticamente fermi, e prospettive di crescita molto debole. Il sistema bancario è fondamentalmente in mano straniera: italiana (la principale banca del Paese è la Unicredit Bulbank); greca (Piraeus Bank, Emporiki Bank, a sua volta parte del gruppo francese Crédit Agricole); austriaca (Gruppo Raiffeisen); Ungherese (DSK Bank); francese (BNP-Paribas); belga (Cibank).

La Commissione Europea (rapporto di previsione - febbraio 2012), sottolinea l’effetto di “traino” delle esportazioni nel 2011 che sembrano perdere slancio nel 2012. In ogni caso, si esclude una nuova fase recessiva della Bulgaria e si prevede per il 2012 una crescita del PIL dell’1,4%, con andamenti migliori nella seconda metà dell’anno.

Nel rapporto congiunto pubblicato nel 2012 Ambasciata / Consolati / ENIT si parla di un contenimento dei consumi per via della sostanziale stagnazione della domanda interna: “dal punto di vista sociale, secondo un rapporto dell’Eurobarometro di febbraio 2010 sulla qualità della vita nell’UE, a differenza della maggioranza degli europei (punteggio medio +3,2 su una scala di valori +10/- 10) i bulgari mostrano il livello di soddisfazione più basso (-1,9), seguiti da Ungheria, Grecia e Romania”.

Anche l'Istituto di Statistica bulgaro pubblica i dati relativi all'intero anno 2011 indicando un PIL in crescita del +1,7%, per un valore di 75.265,3 milioni di lev (circa 38.482,6 milioni di euro). Risultato in lieve aumento rispetto a una recente stima dello stesso Istituto (+1,6%) ma inferiore rispetto alle previsioni del Fondo monetario internazionale (+1,9%) e della Commissione Europea (+2,2%).

Il PIL pro capite è stato di 5.168,7 euro, in aumento del +7,9% rispetto ai 4.787 euro del 2010. Sempre l'Istituto di statistica rileva un aumento, su base annua, delle esportazioni del 13% e un complessivo avanzo commerciale di 509 milioni di lev (circa 260 milioni di euro). (fonte:ICE Sofia)

Preoccupazioni anche per le esportazioni, mentre la Cina (che con la China Ocean Shipping Company già controlla una parte del porto del Pireo ad Atene, oggi principale punto d'arrivo delle merci cinesi nel Mediterraneo) arriva nei Balcani. Bassi salari e possibilità di mettere sul mercato prodotti “made in Europa”.
Proprio al centro della Bulgaria, a Bahovitsa, l'industria cinese GW Motors si è alleata con la ditta bulgara Litex Motors ed ha inaugurato nei primi mesi di questo 2012 il primo stabilimento di automobili nell'Unione Europea, rinvigorendo la sua presenza nell'Est europeo, area considerata strategica, per i settori minerario, energetico e delle infrastrutture.

Un'inizio soft, qualche centinaio di dipendenti, ma nei programmi annunciati si pensa a decine di migliaia di vetture prodotte ogni anno e ad oltre 2000 occupati.
La situazione politica e sociale
La Bulgaria è retta da un governo di centro destra, tendenza confermata anche recentemente nelle elezioni amministrative delle principali città bulgare e nelle concomitanti elezioni presidenziali che hanno visto prevalere Rosen Plevneliev, sostenuto dal Gerb (Cittadini per lo Sviluppo europeo della Bulgaria), sul candidato socialista (Bsp) Ivayko Kalfin.
Anche il tenore di vita risente direttamente delle contraddizioni della lunga fase di transizione: dalla scuola ai servizi sociali, al sistema pensionistico, per il quale a fine del 2011 vi era stato il tentativo di “riforma” del governo di centro destra di Boyco Borisov.
Un tentativo che, come è avvenuto e sta avvenendo in molti paesi europei, proponeva sensibili peggioramenti alle condizioni del sistema previdenziale, ma che non è andato in porto per la vasta mobilitazione popolare che i sindacati hanno organizzato.
Intanto il nazionalismo e la xenofobia trovano spazi: dopo un investimento automobilistico causato da un rom e la conseguente morte di un giovane bulgaro, avvengono una catena di incidenti a Sofia, Plovdiv, Burgas, Pazardjik, Pleven, Varna e in altre città della Bulgaria.

Oggetto delle proteste sono i rom, indicati come “parassiti dello stato” e sopportati dai politici perché elettori utili. Anche la polizia e il sistema giudiziario sono accusati di connivenza e mancanza di iniziativa. Sembra la fotocopia di quanto avvenuto in Ungheria, dove aggressioni, assedi, discriminazioni e progetti si emarginazione degli zingari sono all'ordine del giorno.
La comunità rom – che, in mancanza di dati certi, è approssimativamente considerata tra il 5 e il 10% della popolazione - è tra le più povere e ghettizzata ai margini della società. Una emarginazione che la espone di fatto a legami con il crimine. La Bulgaria è l'estrema propaggine a sud est della Unione Europea, una posizione geografica strategica che la colloca sulle rotte di ogni sorta di traffico tra Asia e Europa: droga, armi, emigrazioni clandestine.
La questione della corruzione Transparency International, la rete indipendente, con sede a Berlino ed alla quale aderiscono oltre 90 associazioni nazionali, ogni anno pubblica un resoconto analitico sul cosiddetto Indice di Percezione della Corruzione attribuendo a ciascuna nazione un voto che varia da 0 (massima corruzione) a 10 (assenza di corruzione). Il voto è ottenuto mediante l’analisi incrociata dei dati forniti da esperti locali ed internazionali, università e centri di studio.
Secondo il rapporto 2011 la Bulgaria è saldamente in testa alla classifica come paese più corrotto: la Bulgaria era già stata sanzionata e penalizzata ancora nel 2008 con il congelamento di parte dei fondi comunitari, decisioni che anno dopo anno sono state confermate.
Quale futuro?

La Bulgaria e gli altri Paesi dell'est aderenti alla UE, hann risentito della crisi del sistema bancario e del blocco dei flussi finanziari degli investitori stranieri: la carenza di regole certe, la fragilità delle economie e la dipendenza dai capitali occidentali, sia aziendali che bancari, ha esposto duramente i Paesi dell'Europa centro orientale alla bufera.
La crisi dall'Ovest si è velocemente riversata negli Stati centro orientali, con crollo delle esportazioni e degli investimenti. A questa situazione alcuni Stati hanno reagito meglio di altri ed hanno fatto tesoro di qualche aiuto comunitario, altri hanno mutuato dall’Ovest le peggiori condotte della dispersione e del cattivo uso delle risorse. Tutti hanno registrato un aumento della disoccupazione, compresso lo stato sociale, diminuito i servizi.Ovunque sono aumentate le differenze sociali.
Risulta chiaro che, se da un lato l'Europa ha costituito una grande occasione per i nuovi membri, ora solo la ripresa economica dell'occidente può costituire un'ancora di salvezza per quelle economie. In questo contrastante panorama sono nate nuove organizzazione sindacali e si è registrato un notevole sforzo di adeguare le vecchie, superate strutture, alla nuova realtà.
Tra diritti negati, nuovi nazionalismi, differenze sociali che si accentuano, un compito difficile spetta alle organizzazioni sindacali dell’Est. Anche qui la difesa dei lavoratori e dei loro diritti, la solidarietà e la mutualità hanno bisogno di nuova forza.


 

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