Sabato, 13 luglio 2024 - ore 05.09

Cgil-Cisl-Uil Primo maggio a Crema Gli interventi di Cavallini e Bergamaschi

Alla manifestazione indetta da Cgil-Cisl-Uil sono intervenuti fra gli altri Gabriele Cavallini e Fabio Bergamaschi

| Scritto da Redazione
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L’intervento di Gabriele Cavallini Presidente del Comitato di Promozione dei Principi della Costituzione Italiana

Carissime lavoratrici, carissimi lavoratori, è un vero onore per me essere qui oggi 1° maggio, festa appunto delle lavoratrici e dei lavoratori e quindi festa di tutti noi, a nome del Comitato di Promozione dei Principi della Costituzione Italiana. Voglio iniziare questo mio intervento ringraziando i Sindacati per l’invito in un anno, il 2023, nel quale si celebrano i 75 anni dall’entrata in vigore della nostra Costituzione.

Il lavoro è di certo uno dei principi fondativi della nostra Repubblica e della Costituzione, come recita l’articolo 1. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Sono passati pochi giorni da quando abbiamo festeggiato tutti insieme il 25 Aprile, festa della Liberazione e prima tappa verso la Democrazia. E della Democrazia è figlia l’idea di lavoro che i nostri padri costituenti avevano in mente e che dobbiamo avere in mente anche noi oggi. Nell’art. 4 si legge che “la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Come recita poi l’articolo, il lavoro è anche un dovere per concorrere al progresso della società, ma è innanzitutto un diritto fondamentale.

Oggi i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori sono spesso attaccati, disattesi, negati. Il mondo del lavoro è in continua evoluzione, costantemente sotto la pressione dei mercati e del progresso. Vecchi mestieri tramontano, nuove professioni sorgono. Vengono così sempre di più a crearsi vuoti normativi. Il pensiero può andare facilmente ai Riders, spesso di origine straniera, senza diritti perché in balia di multinazionali. Ai nuovi lavoratori del mondo culturale, perché di solito si pensa “va beh il lavoro nella cultura non è vero lavoro, anche se fai volontariato, va bene”. Il pensiero va inoltre ai tanti giovani che iniziano lavori innovativi, i lavori del futuro, ma che sono spesso a tempo determinato, con al massimo 1000 euro al mese. Così la vita può essere solo precaria. Che futuro possono immaginare? Ma il precariato lo si trova oggi in tanti settori del mondo del lavoro: nella scuola, nella ristorazione e nel turismo, nell’edilizia. Il lavoro cambia, si evolve, ma i principi devono essere sempre quelli: diritto al lavoro, dignità, sicurezza. Trovare soluzioni e strategie affinché tutto questo sia garantito è compito della Politica e dei Governi.

Cosa può fare invece il nostro Comitato? Testimoniare sempre che la Costituzione a proposito di lavoro parla di tutto questo: di diritto, di dignità, di “tutela del lavoro in tutte le sue forme e applicazioni” e di “formazione continua” (art. 35). Che Parla dei diritti delle “lavoratrici che a parità di lavoro devono avere la stessa retribuzione” (art.37). Tutto questo la Costituzione lo affronta. Perché invece oggi sembra di andare in direzione contraria? La Costituzione mostra ogni anno che passa di essere in grado di affrontare le questioni del presente e le sfide del futuro. Bisogna solamente essere disposti ad ascoltarla.

Come Comitato per la Promozione dei Principi della Costituzione Italiana ci impegneremo a ricordare che il lavoro è e sempre sarà la pietra angolare sulla quale è fondata la nostra Repubblica. E lo ricorderemo alla Politica, ma soprattutto ai cittadini, a noi stessi, perché i primi garanti dei principi costituzionali siamo noi, lavoratrici e lavoratori sulle quali e sui quali la Repubblica Italiana è fondata. Buona festa del lavoro.

 Gabriele Cavallini, Presidente del Comitato di Promozione dei Principi della Costituzione Italiana

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Il discorso del Sindaco  di Crema Fabio Bergamaschi in occasione della manifestazione di oggi, 1 maggio

 Care concittadine, cari concittadini,  spettabili organizzazioni sindacali associazioni ed autorità presenti, 

il primo maggio è la Festa della “Repubblica fondata sul lavoro”, un momento in cui la comunità nazionale ritorna alla radice stessa del proprio fondamento sociale. É chiara, infatti, la scelta del legislatore costituente, che ha voluto rendere inscindibile la relazione tra il Lavoro e la Democrazia, a partire dallo stesso articolo di apertura della Costituzione. Lavoro, pertanto, inteso non come semplice elemento della democrazia costituzionale, ma come pilastro portante, principale dell’architettura repubblicana. 

Un lavoro riconosciuto a tutti come diritto, con l’impegno della Repubblica, secondo l’articolo 4, a promuoverne le condizioni di effettività e, in forza dell’articolo 3, “a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. 

Una Repubblica che, infine, tutela il lavoro in in tutte le sue forme ed applicazioni, come recita l’articolo 35. 

Il principio laburista, pertanto, permea il testo costituzionale, non dimenticando, tuttavia che alla prestazione di garanzia del diritto al lavoro da parte delle istituzioni corrisponde uno speculare dovere di ogni cittadino “di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”, come recita l’articolo 4.

Il lavoro, in tale prospettiva, diventa al contempo strumento di perseguimento della realizzazione personale e della crescita sociale ed economica del Paese, in un paradigma di sviluppo tracciato dai costituenti nel quale dalla prosperità dell’uno dipende quella di tutti; in cui il diritto all’autodeterminazione lavorativa del singolo va coniugato all’utilità sociale; nel quale la valorizzazione dei talenti, delle propensioni e degli interessi personali viene posta a fattor comune nella proficua interazione  sociale, che conduce al progresso di un’intera comunità. 

Non si può non riscontrare nel testo costituzionale un autentico capolavoro di liberalismo sociale, equilibrato nell’alchimia tra i valori della libertà e della solidarietà, avverso ad ogni degenerazione di un individualismo libertario e disgregante e di un collettivismo che mortifica le aspirazioni individuali. 

E’ chiara e netta, la nostra Costituzione, nel delineare il patto per il Lavoro tra la Repubblica ed i cittadini: la garanzia di promozione e tutela del diritto al lavoro (un lavoro degno, sicuro, conforme per quanto possibile alle inclinazioni individuali) a fronte della garanzia di prestazione di un’attività che concorra al benessere collettivo, avvertita dal singolo come un dovere morale nei confronti di se stesso e degli altri. 

Mi domando se non vi sia un reciproco inadempimento, a riguardo, in un Paese in cui troppo spesso i diritti vengono più predicati che praticati, nonché ormai afono in merito ai doveri, concetto scomparso dal dibattito pubblico. Mi chiedo se il pensiero del legislatore costituente non sia stato tradito alla prova dei fatti.

Perdonerete la nettezza e di questa ricostruzione, non esente da semplificazioni e difetti di approssimazione, ma non sarà la retorica a salvare un Paese in retrocessione. Un Paese che che cresce poco e redistribuisce male, in cui si allarga la forbice tra ricchi e poveri. Un Paese in cui l’ascensore sociale è bloccato e la ricchezza è diventata un fattore dinastico. Un Paese, l’unico OCSE, in cui in cui i salari negli ultimi 30 anni si sono ridotti (ad un ritmo dello 0,1% annuo, fino al 2,9%), a fronte di un’inflazione oggi galoppante. Un Paese in cui si sono raggiunti i più alti tassi di precarietà della storia della Repubblica. Un Paese nel quale troppi cervelli, dopo il compimento di un percorso formativo di qualità, trovano solo all’estero adeguate opportunità. Un Paese, da ultimo (e non per ordine di importanza), in cui gli infortuni sul lavoro e le morti sono un dolore troppo grande. 

In questo quadro, dovremmo avere l’ossessione del Lavoro. Tutti, per i nostri ruoli e nei nostri ambiti, per ciò che ciascuno può dare. Perché ci riguarda direttamente. Perché è in gioco il destino della comunità nazionale. Perché noi, insieme – istituzioni, corpi intermedi, cittadini – siamo la Repubblica e dobbiamo sentirci responsabili dei doveri costituzionali che questa ha assunto. Anche nei territori. Anche a Crema, un luogo in cui gli indicatori socio-economici continuano ad evidenziare una condizione di benessere diffuso, ponendoci ai vertici della Provincia di Cremona, ma nel quale sono comunque presenti fragilità da sostenere ed opportunità di sviluppo da consolidare o ancora da perseguire. 

E non possiamo non citare, allora, i protocolli d’intesa siglati dall’Amministrazione Comunale con i sindacati confederali già nei primi mesi del mandato dellan presente sindacatura, volti a valorizzare piattaforme di confronto permanenti quale strumento per la miglior definizione di politiche pubbliche locali di qualità negli ambiti del welfare, del lavoro, dei servizi, degli investimenti, con particolare riguardo alla transizione ecologica ed ambientale che ci vede congiuntamente impegnati. 

Così come dobbiamo rimarcare l’impegno con il quale la Città di Crema – di concerto con gli altri enti locali provinciali, le associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali, in una piena condivisione degli obiettivi – sta sviluppando il tema degli ITS e dell’alta formazione professionalizzante, quale elemento di garanzia di occupabilità, di lavoro sano e sicuro, per la popolazione giovanile nelle filiere territoriali e non solo. Un impegno, peraltro, che si tradurrà nei prossimi mesi anche con la rigenerazione di un immobile emblematico per la storia dell’impresa e del lavoro a Crema, quale quello dell’ex Olivetti. 

Le leve per riavvicinarci al modello costituzionale del Lavoro ci sono. Così come vi sono tanti esempi, anche a noi vicini, di buona impresa, di eccellenze produttive, di inclusione lavorativa, di benessere redistribuito sul territorio e coesione sociale. 

L’Italia del Lavoro sa essere grande anche nelle difficoltà. 

E allora buon primo maggio a chi ci crede, a chi suda, a chi intraprende, a chi si adopera. “Viva l’Italia, l’Italia che lavora”.

 

 

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