Venerdì, 23 agosto 2019 - ore 15.01

CGIL Intervista a Susanna Camusso: nel paese ci vuole una sinistra unita e felice

Camusso : Noi pensiamo sia indispensabile mantenere uno stretto legame tra reddito e lavoro”), battaglie politiche sui contenuti, unità interna della Cgil e nuovi assetti del gruppo dirigente in vista del Congresso del 2018 che segnerà la conclusione del mio mandato . L’intervista è di Marco Damilano

| Scritto da Redazione
CGIL Intervista a Susanna Camusso: nel paese ci vuole una sinistra unita e felice

Crisi della sinistra, ma anche crisi dei sindacati, referendum costituzionale vinto, ma anche sconfitta del sindacato confederale nella vertenza Alitalia, tensioni continue con i partiti della sinistra e necessità di superare le politiche fallimentari di questi anni a partire dal Jobs Act, il giudizio sulle proposte di reddito di cittadinanza (“non risolve né la questione della disuguaglianza, né quella della mancanza di reddito.

Le domande di Marco Damilano al segretario generale e le risposte conseguenti non sono state certo timide o reticenti, a cominciare da un giudizio netto delle posizioni di chi pensa di liquidare la sinistra. A proposito delle divisioni nel Pd e delle battute di questi giorni sulle tende (Prodi in risposta a Renzi), la leader della Cgil ha spiegato a Damilano che “la Cgil ha una tenda piantata ovunque, in ogni luogo di lavoro. Io preferisco l'immagine della casa comune. Ma va ricordato che il campeggio è un luogo di condivisione e non di separazione. E richiede che nessuno pensi di dettare le regole da solo”.  “Le riforme diventano una parola malata quando non hanno un aggettivo, un segno – dice Camusso - Noi non siamo per nulla convinti che destra e sinistra siano categorie uguali e superabili. Indicano politiche differenti con un diverso impatto sulle persone, a partire da come si vivono e si affrontano le disuguaglianze. Per anni non se n'è più parlato. Se ora rinasce una discussione in Italia, perché in altri paesi è già successo, siamo curiosi e attenti. La nostra autonomia dalla politica è una questione risolta molti decenni fa, oggi viviamo la stagione in cui è difficile trovare interlocutori. Da parte nostra non c'è nessuna disattenzione o autosufficienza, semmai la nostra critica va a quella politica che si considera autosufficiente. E che ha prodotto una reazione di disaffezione”.

LA CGIL HA CAPITO LA CRISI POLITICA. “Sono rimasta colpita da come anche nei luoghi di lavoro più politicizzati si sia diffuso un forte sentimento di sfiducia verso la politica. Anni fa in Emilia delegati di importanti aziende mi dissero: questa volta non votiamo, e ci fu un astensionismo record. Nelle aziende in crisi c'è un diffuso senso di solitudine. Noi abbiamo cercato di rispondere elaborando il Piano del lavoro e la Carta dei diritti universali del lavoro. Abbiamo svolto migliaia di assemblee, e le nostre proposte sono state firmate da milioni di lavoratori. Ci dissero: fatela voi la battaglia, non lasciatela ad altri, a quelli della politica. È un piccolo segnale di rinascita di interesse nei confronti dell'impegno. Ora tutti dobbiamo chiederci come si ricostruisce una politica che dia a questo popolo una risposta che rimetta al centro la disuguaglianza e il lavoro”.

NON CONOSCIAMO LA NOSTALGIA. Alle ricorrenti accuse di Matteo Renzi, Susanna Camusso risponde così: “La nostalgia è l'ultimo dei sentimenti che si possono trovare in Cgil. Nel sindacato non c'è più nessuno che guarda indietro, al mondo antico. Ma la politica oggi vive solo di istanti eppure non può esserci solo l'immediatezza, devi dare alle persone un orizzonte su cui muoversi, solo così ti seguono. Il segretario del Pd chiama nostalgia quella che è la ricerca di un orizzonte, una domanda di progetto, di futuro”. Quando Renzi pensò di sbeffeggiare la Cgil parlando di gettone nell’IPfone a proposito delle manifestazioni contro il Jobs Act, “dimostrò in quel momento tutta la sua miopia, l'autosufficienza, una logica tutta politicistica, la riduzione di una piazza sindacale, trasversale di natura, a un soggetto politico. Il tempo ha dimostrato che quella piazza aveva ragione. La rottura di questi anni non costruisce da sola un'altra forza politica, ma intanto sono cresciute disaffezione e sfiducia. Non so cosa abbia appreso Renzi di sindacato in questi anni, ci sono molti luoghi comuni in quello che dice. Noi non siamo un'astrazione, siamo gente in carne e ossa che aderisce liberamente, che sceglie il sindacato cui iscriversi. Tra gli iscritti c'è ogni anno un ricambio del 20-25 per cento”.

 

IL VELENO DELLA DISINTERMEDIAZIONE: “lo la ritengo un veleno micidiale per l'Italia. Il nostro paese è fragile, se gli sottrai sindacati e associazioni dai il via a movimenti centrifughi disperanti. L'appello diretto al popolo, rivolgersi a un tutto indistinto, non è una forma avanzata di democrazia, anzi, ne è la negazione, perché in apparenza rispetta sul piano formale il voto ma non riconosce le persone e gli interlocutori. Come fai a costruire una sintesi e una mediazione tra posizioni diverse se tutto è cancellato nell'indistinto?”

BISOGNA FAR TORNARE QUESTO PAESE FELICE. Rispetto ai tentativi di rilanciare la sinistra e in particolare alle proposte di Pisapia, Susanna Camusso ha risposto così alle domande di Damilano: “Pisapia è stato il mio sindaco. E ricordo quella straordinaria campagna del 2011 per il Comune di Milano dopo una lunga stagione di governo del centrodestra che aveva intristito la città. C'erano i giovani che si mobilitarono spontaneamente, attratti da un'idea di cambiamento, e uno schieramento ampio, da Piero Bassetti alla sinistra. Bisogna provare a introdurre questo spirito. Bisogna far tornare questo paese felice. Noi appoggiamo tutto quello che va in questa direzione, sapendo che il vizio della sinistra italiana è la sua vocazione alla divisione più che alla costruzione. Ma serve anche una lettura delle scelte di questi anni. Il pareggio di bilancio nella Costituzione, la legge Fornero sulle pensioni, le leggi che hanno aumentato il precariato, il Fiscal Compact. In gran parte sono stati passaggi approvati da tutti. C'è stata una continuità profonda, dal governo Monti a Gentiloni. Si è sostenuto che si doveva ridurre la spesa peggiorando le condizioni dei lavoratori. Ora bisogna avere il coraggio di dire che sono state scelte sbagliate. E battersi ad esempio per una modifica del Fiscal compact”. E se Renzi sostiene che bisogna cambiare il Fiscal compact, “faccia qualcosa anche a livello europeo”.

MA SERVE UN RIPENSAMENTO GENERALE DELLE POLITICHE. Quelli che dicono di essere anti-ideologici in realtà hanno alle spalle una gigantesca ideologia, spiega Susanna Camusso nella intervista su L’Espresso - Non è vero che frotte di investitori aspettavano alla frontiera l'abolizione dell'articolo 18 per entrare nel Paese, come si è sostenuto. Ma ora serve di più: una lettura sul fisco - sulla flat tax c'è un silenzio assordante - sulla questione salariale su cui bisogna essere disposti allo scontro con Confindustria, di tassazione di rendite e patrimoni non abbiamo mai smesso di parlare (....)La mia preoccupazione è che sia una discussione sulle persone e non sui contenuti. Che si sprechi troppo tempo in costruzioni architettoniche piuttosto che in uno sforzo progettuale. La politica che negli ultimi anni ha inseguito l'antipolitica ha aumentato la distanza dai cittadini, il risultato è stato un disastro».

CHI DECIDERA’ DI APPOGGIARE LA CGIL? “Siamo troppo grossi per essere una minoranza. Ma non siamo autosufficienti. E su un progetto che ci convince e che ha l'ambizione di unire, su una visione condivisa del futuro potremmo diventare partigiani. Amici ne abbiamo sempre avuti, ma ora vorremmo che si affrontasse una sfida più alta, un'ambizione grande. Mettiamo in campo il Piano del lavoro e la Carta dei diritti e stiamo per fare la nostra conferenza di programma sul futuro del lavoro”.

A PROPOSITO DI ALITALIA, Susanna Camusso ricostruisce la vicenda: “Sapevamo che era una situazione difficile. Il rapporto con i lavoratori era frantumato, venivamo da mesi senza informazioni sulle intenzioni reali dell'azienda. Poi la situazione è precipitata con modalità simili a quelle di altre vertenze, il sindacato viene chiamato negli ultimi giorni o nelle ultime ore a prendere o lasciare. In quel voto non ha vinto il populismo, ma il rifiuto di ristrutturazioni che cadono esclusivamente sulle spalle dei lavoratori. Noi abbiamo avuto le nostre contraddizioni, ma si è capito che stavamo cercando di evitare che a pagare il conto fossero i soliti”.

LE NUOVE TAPPE. Con l'assemblea del 10 e 11 luglio c'è la novità dell'ingresso dl Maurizio Landlnl nella segreteria della Cgil. Che fase si apre? Chiede Damilano a Camusso: “Intanto c'è una fase che si chiude. La Cgil è e resterà un'organizzazione plurale. L'idea che chi vince prende tutto è il contrario del nostro dna. Anche quando ragioniamo di gestione unitaria non c'è un appiattimento del pluralismo. Ma abbiamo alle spalle una stagione in cui la Cgil è stata attraversata da divisioni interne con dimensioni visibili e tensioni significative. Penso a quando con Renzi c'era tra di noi chi si opponeva ai provvedimenti del governo e chi veniva ricevuto a Palazzo Chigi. Un conto è il pluralismo, un conto è la frantumazione. Ora c'è bisogno di unità nella Cgil, per ricomporre le divisioni nel mondo del lavoro. È un approdo positivo, un riconoscimento reciproco tra Cgil e Fiom”…

IL NOSTRO VERO OBIETTIVO E’ IL RINNOVAMENTO. L'unità della Cgil deve essere utile e funzionale ad un progetto di rinnovamento, conclude il suo ragionamento il segretario generale. “Il sindacato è attraversato dagli stessi conflitti della società. I giovani fanno fatica a emergere, la crisi spinge a chiudersi nella generazione precedente e da questo punto di vista la retorica della rottamazione ha fatto un danno gigantesco. Si deve combattere la tentazione di rinchiudersi nel già conosciuto. Abbiamo giovani che dirigono importanti strutture. E per il futuro non bisognerà chiudersi nel gruppo di chi c'era già prima”.

Fonte : Cgil Lombardia

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