Giovedì, 12 dicembre 2019 - ore 17.02

Che fine farà l’umanità e il pianeta che l’ospita? | Riccardo Alfonso

Dal XVI secolo in poi, con l’avvento della rivoluzione industriale, l’umanità ha imboccato una strada senza ritorno.

| Scritto da Redazione
Che fine farà l’umanità e il pianeta che l’ospita? | Riccardo Alfonso

Che fine farà l’umanità e il pianeta che l’ospita? | Riccardo Alfonso

Lungi da me prospettare scenari terroristici e meno che mai genocidi di massa. Eppure qualcosa del genere va scritto non per suscitare allarmismi ma per indurci ad una seria riflessione.

 Dal XVI secolo in poi, con l’avvento della rivoluzione industriale, l’umanità ha imboccato una strada senza ritorno.

Oggi nel XXI secolo abbiamo fatto un ulteriore e deciso passo in avanti con i progressi tecnologici in atto. In tutto questo l’essere umano ha avuto prima un valido supporto alle sue fatiche quotidiane con l’introduzione delle macchine e poi nella costruzione dei primi robot, gli studi di nanotecnologie e di intelligenze artificiali che hanno aperto la strada alla sua sostituzione in ambiti lavorativi sempre più estesi.

Da qui ne deriva un altro aspetto del nostro vivere in comunità che già Prassagora, vissuto alla fine del quarto secolo avanti Cristo, aveva così sintetizzato nel suo dialogo con Blepiro: “voglio che tutti abbiano parte dei beni comuni e che la proprietà sia di tutti, da oggi in avanti non ci sarà più distinzione tra ricco e povero, non si ripeterà il caso di un uomo che possiede vaste estensioni di terreno mentre un altro non avrà neppure il sufficiente per scavare la propria sepoltura…

E’ mia intenzione che vi sia un solo tenore di vita per tutti… Per cominciare farò in modo che tutta la proprietà privata divenga proprietà comune.” Al che Blepiro risponde: “Ma allora chi farà tutto il lavoro?” E Prassagora: “Per questo vi saranno gli schiavi”. Ora c’è da capire se nella nostra contemporaneità lo schiavo debba essere necessariamente l’essere umano o la macchina intelligente. In ogni caso si apre la porta ad una visione diversa della vita che ho tentato di rappresentare nel mio romanzo “Vulnus” (Edizioni Amazon) ambientato nel tremila dopo Cristo dove la popolazione mondiale non superava i 300 milioni di abitanti e il 98% delle donne era sterile e per la natalità, rigidamente programmata, ci si affidava ad appositi e specifici laboratori genetici per il ricambio generazionale.

Per il resto si adottava l’idea di Prassagora. Ne conseguiva una vita “piatta” priva di emozioni, deprivata di particolari interessi e semplicemente laboriosa e programmata sin nei minimi particolari. La domanda che vi ponevo, e continuo a propormela oggi, è se ha un senso vivere in tal modo tanto da immaginare un ripiego dove si rigeneravano gli istinti repressi distesi sul lettino dello psicanalista e in un sogno ipnotico era possibile determinare emozioni e passioni di un tempo. E’ questo il futuro che ci attende? Ma se è affermativo come potremmo arrivarci? L’ipotesi da me più accreditata è un olocausto nucleare dove pochi potrebbero essere i sopravvissuti e in particolari aree della terra. Potrebbero farlo con l’utilizzo delle tecnologie più avanzate e con esse creare le basi per un mondo diverso.

(Riccardo Alfonso)

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