Giovedì, 20 giugno 2019 - ore 20.05

Pianeta Migranti. Corridoi umanitari, via possibile e sicura.

Sono in funzione in Italia dal 2015 e in aumento dopo l’accordo del 2017 fra il governo italiano e la Conferenza episcopale.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. Corridoi umanitari, via possibile e sicura. Pianeta Migranti. Corridoi umanitari, via possibile e sicura. Pianeta Migranti. Corridoi umanitari, via possibile e sicura. Pianeta Migranti. Corridoi umanitari, via possibile e sicura.

Pianeta Migranti. Corridoi umanitari, via possibile e sicura.

Sono in funzione in Italia dal 2015 e in aumento dopo l’accordo del 2017 fra il governo italiano e la Conferenza episcopale.

Costituiscono una risposta legale all’immigrazione gestita dai trafficanti di esseri umani. Garantiscono la protezione dei migranti più vulnerabili in fuga da fame e persecuzioni e rendono possibili percorsi di integrazione basati sulla collaborazione fra istituzioni e pezzi di società civile.

È questa la sintesi estrema del primo rapporto sui corridoi umanitari in Italia dal titolo “Oltre il mare” presentato a Milano all’Università Cattolica. 

Lo studio di Caritas italiana passa in rassegna varie altre esperienze internazionali simili a quella italiana e analizza la situazione dei diversi paesi di provenienza e transito di profughi e migranti. L’esperienza in Italia è portata avanti da: Comunità di Sant’Egidio, Caritas, Fondazione Migrantes e, sul fronte evangelico, dalla Tavola Valdese. Sul versante politico, è appoggiata da un protocollo d’intesa sottoscritto dal governo Gentiloni.

Dal 2107 al 19 sono entrate in Italia con un visto umanitario 498 persone, fra cui 106 nuclei familiari che vivevano nei campi profughi dell'Etiopia, Giordania e Turchia. E’ l’Alto commissariato del rifugiati dell’Onu (Unhcr) che individua le persone più bisognose di essere messe in salvo. Una volta giunte in Italia, le persone hanno trovato accoglienza in 47 Caritas diocesane, 17 Regioni e 87 Comuni. 

Si è trattato di un'accoglienza che punta a coinvolgere “le diocesi, le famiglie, i singoli cittadini, le comunità locali, attraverso la messa a disposizione di vitto, alloggio, corsi di lingua, iscrizione scolastica, dei minori, assistenza sanitaria e psicologica nei casi di vulnerabilità rilevati, assistenza legale amministrativa, avviamento all'inserimento lavorativo”. Un ricco percorso di integrazione che impedisce situazioni di irregolarità. Il tutto a spese dei promotori.

Il 97% delle persone arrivate con i corridoi umanitari ha ottenuto lo status di rifugiato e il 3% la protezione sussidiaria; tutti i minori sono stati inseriti a scuola. Il 30% dei beneficiari ha potuto usufruire di corsi di formazione professionale e 24 migranti hanno trovato un impiego. Va sottolineato che “l'esperienza ha coinvolto oltre ai beneficiari, 58 famiglie tutor, 574 volontari, 101 operatori.” I principali Paesi d’origine dei rifugiati sono Eritrea, Sud Sudan, Somalia, Siria, Iraq. 

“Oltre al soccorso immediato dei migranti – ha detto nel presentare il Rapporto l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini - dobbiamo chiederci che tipo di società vogliamo costruire con loro in Italia e in Europa. La Chiesa ambrosiana, con il sinodo Chiesa dalle genti, ha riconosciuto di essere fatta di fratelli e sorelle di culture diverse. Ma sente anche il bisogno che tutti insieme costruiamo un nuovo noi insieme con loro”.

Il rapporto si conclude con una serie di raccomandazioni rivolte all’Ue: “L’esperienza dei corridoi umanitari e delle vie legali e sicure di ingresso dimostrano che è possibile accedere alla Protezione Internazionale senza essere costretti a rivolgersi ai trafficanti di esseri umani ed intraprendere così viaggi pericolosi, talvolta mortali”.

 

 

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