Mercoledì, 08 aprile 2020 - ore 16.16

Chi sono gli aderenti all’ISIS ? RAR

Per combattere un nemico evanescente ma deciso, non bastano le parole roboanti e le minacce, che svaniscono nel nulla se non si conosce a fondo la natura più intima del nemico.

| Scritto da Redazione
Chi sono gli aderenti all’ISIS ?   RAR

Identificare l’ISIS come “Stato islamico” e coinvolgere l’intero Islam nella identificazione terroristica, peggiora le condizioni di difesa favorendo la tecnica aggressiva che usa come paravento la religione islamica; l’Islam moderato dovrebbe e4ssere l’alleato privilegiato per combattere tali estremismi.

Politici vuoti di ogni capacità critica, ma assillati dall’esigenza di compiacere un elettorato distratto che subisce gli effetti terroristici, proponendo l’identificazione globale  Islam = terrorismo; improvvisati predicatori sanciscono tale rapporto e ne fanno un’arma in grado di convincere quel distratto popolo elettore  che concede la propria fiducia a chi non è e non sarà mai in grado di gestirla.

Gente come Salvini, Berlusconi, Meloni, Santanchè, Gasparri, ispirati dall’apostata Magdi Allam, semina falsità con un propellente populistico, bisognerebbe proprio interdirli  e impedire  loro  di parlare in pubblico, essendo estremamente perniciosi.

C’è poi un ministro degli interni che non si è mai chiesto: “Chi sono questi terroristi ?”; basta loro dire che si tratta di musulmani, indicando come nemici da abbattere un miliardo e mezzo di fedeli la cui stragrande maggioranza non ha nulla a che vedere con il fenomeno terrorista.

Conoscere il nemico da combattere diventa imperativo, perché si tratta di un nemico del quale si ignora tutto, tranne gli effetti disastrosi che sono in grado di promuovere.

L’ignoranza dell’Occidente è il loro  migliore alleato , mentre tale ignoranza viene ammantata da una cultura spicciola, frutto di avvelenati corsi accelerati di odio, come accade con il suggerimento di portare nelle scuole gli scritti di Oriana Fallaci, che scrisse le sue invettive anti-Islam da un comodo attico sulla V Strada a New York , su incarico (ben retribuito) da parte della Casa Bianca, allora in mano a J.W. Bush.

Veniamo alla domanda che i responsabili dovrebbero porsi : “Chi sono gli aderenti all’ISIS ?”

Cominciamo con il dire che non si tratta di uno Stato Islamico e che non si tratta di gruppi isolati, occasionalmente uniti.  Non si tratta di Stato Islamico perché non sono islamici e la loro Costituzione non è “Il Corano”in quanto sono ben lontani dal seguirne i precetti, come:

“Ad ogni comunità abbiamo indicato un culto da osservare. E non polemizzino con te in proposito  ”Corano  Sura XXII Al Hajj (Il Pellegrinaggio) 67-32)

Versetto che invita alla tolleranza dei riti delle altre comunità religiose.

Stante la loro collocazione geopolitica, possiamo dedurre che si tratta di Hashashin termine che fa riferimento ad una delle più antiche sette religiose sorte nel MedioEvo, come interpretazione distorta dell’Islam Coranico; dalla loro identificazione scaturisce il termine “Assassini”, perché dediti a omicidi efferati. Il termine significa “Consumatori di hashish”, droga devastante che si ottiene dalla canapa indiana.

Setta fondata dall’emiro Isma’il ibu Gia’ far, infatti la loro prima identificazione li chiama Isma’iliti, da non confondere con Ismaeliti che identifica tutto il mondo arabo-semita, discendente da Ismaele, figlio di Abramo e della schiava Agar.

Ciò che si ignora è la struttura interna di tale setta, che si tramanda dal tempo delle crociate; come ogni setta ha un capo assoluto, Djebal, o Gran Maestro, meglio conosciuto come “Il Veglio della Montagna” , con prerogative di Monarca assoluto; ruolo adesso ricoperto da  Abu Bakr al-Baghdadi.

Come in ogni setta, anche in quella degli Isma’iliti esiste una gerarchia con a capo il Djebal, o Gran Maestro, meglio conosciuto come “Il Veglio della Montagna” e con prerogative di Monarca assoluto.

La setta nacque durante le Crociate e lo scopo era lo stesso degli Ordini dei Cavalieri occidentali: difendere il Santo Sepolcro. Dai Cristiani, però;  lo scopo era lo stesso degli Ordini dei Cavalieri occidentali: difendere il Santo Sepolcro. Quindi la loro origine non è lontana dai capisaldi delle Sacre Scritture, con la venerazione di Abramo, la loro discendenza dal figlio di Abramo Ismaele, la difesa del Santo Sepolcro minacciato dalle crociate, con particolare riferimento all’ordine cavalleresco dei Teutonici dai quali appresero la gerarchia interna composta da Gran Maestro, Grande Priore, Priore, frate, scudiero, che in arabo diventa Djebal, Sheik, Daiikebir, dais.

Fu Federico II ad avere maggiori rapporti con gli Ismailiti, già diventati Hashashin, quando si decise a fare la Crociata che il Pontefice gli ordinava; mantenne con loro rapporti diplomatici e permise loro di praticare la loro religione a Gerusalemme, città della quale Federico si era proclamato imperatore.

La setta fu sempre selettiva nell’accettazione di nuovi adepti, che dovevano praticare la più assoluta dedizione al “Veglio”;  i giovani, una volta entrati a farne parte, non era più possibile uscirne.

Gli storici hanno sempre condiviso l’idea che alla base della  fedeltà al “Veglio”, ci  fosse l’uso e l’abuso di sostanze come l’hashish, che schiavizza i seguaci, rendendoli sempre più dipendenti del Gran Maestro.

Il momento storico che li rese famosi è legato al sultano (Djebal), Aloylin, una figura inquietante, dispotica, sadica e crudele.

La storia ci dice  che, per legare sempre più a sé i giovani adepti, egli ricorresse ad un espediente profondamente ingannevole. Li drogava con hashish e li faceva vivere per qualche giorno in un luogo di delizie ed incanti, serviti e riveriti da belle fanciulle pronte ad assecondarli in ogni richiesta. Passato l’effetto della droga, i giovani credevano davvero di essere stati in Paradiso, finendo in tal modo di cadere completamente in balia dell’infido Gran Maestro.

Annullata ogni loro volontà e personalità, i giovani adepti erano pronti ad eseguire qualunque ordine del Sultano, per tornare in quel  “Paradiso”.

Perfino uccidere o uccidersi.

La tradizione conferma che il sultano (Djebal), per dimostrare ai suoi ospiti occidentali la fedeltà dei suoi guerrieri, offriva loro uno spettacolo agghiacciante: ordinava ad alcuni di loro di gettarsi giù dall’alto della fortezza  e sfracellarsi sulle rocce sottostanti.

Ordine che i giovani eseguivano con grida di gioia, convinti di “tornare” in quel Paradiso che avevano conosciuto sotto l’effetto della droga .

Tale metodo si ripete anche oggi, perché solo drogati, svuotati di una propria volontà, possono accettare di sacrificarsi, uccidendo  e suicidandosi.

Come per tutte le organizzazioni criminali, anche nel caso di questi terroristi si dovrebbe inseguire la via del denaro e della droga, degli scambi con denaro contro petrolio di contrabbando, acquistato da petrolieri senza scrupoli, nonché lo scambio tra droga e armi, gestito dalle mafie che lucrano sia con le armi che con i pani di droga ottenuti in cambio.

Rosario Amico Roxas

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