Un weekend denso di emozioni, quello che ha concluso la seconda edizione del Festival Organistico Internazionale Tarquinio Merula, manifestazione promossa dalla Scuola diocesana di musica sacra con il sostegno della Fondazione Arvedi-Buschini: la straordinaria facilità di esecuzione associata a una spontanea vena creativa di Roberto Marini e il tocco da veterano di Giancarlo Parodi hanno dato vita a un finale di grande prestigio per la rassegna intitolata al musicista cremonese che nel 1637 diede alle stampe la prima raccolta di Sonate della storia della musica e di cui quest’anno ricorre il 350° anniversario della morte.
Marini, uno dei maggiori virtuosi italiani, ha posto il suggello domenica sera nella cattedrale di Cremona in occasione del tradizionale Concerto di Sant’Omobono, presentando un programma imperniato sulla grande scuola tedesca. Il punto d’arrivo è stato Max Reger, di cui l’organista teramano ha inciso l’opera omnia in 17 cd (impresa che ha pochi precedenti nel campo dell’interpretazione organistica), culmine spianato dall’esecuzione di bellissime pagine di Franz Liszt, Robert Schumann e Johannes Brahms. Come bis, la trascrizione bachiana del primo movimento del celebre Concerto in la minore per due violini di Antonio Vivaldi.
La sera precedente era stato il grande Parodi a portare la sua consueta originalità e creatività sulla cantoria dell’organo Inzoli della parrocchiale di Robecco d’Oglio, recentemente restaurato dalla ditta Bonizzi di Crema (la stessa che ha raccolto l’eredità della bottega Inzoli). Il programma, che ha distillato brani e autori anche di rara esecuzione (come è nel costume di Parodi), ha preso le mosse da un Preludio di Costantin Homilius, considerato l’ultimo allievo di Bach, per proseguire con brani di Jean-Jacques Charpentier, Johann Albrechtsberger, Justin Heinrich Knecht, Giovanni Maria Zandonati, Giovanni Morandi, Marco Enrico Bossi e Padre Davide da Bergamo. In scaletta anche una Preghiera composta da Renzo Bracescoper lo stesso Parodi. Come bis, un pezzo di Michel Corrette che ha esaltato le doti di manualità del famoso maestro.
La seconda edizione dell’iniziativa, che si è strutturata su otto concerti distribuiti in varie zone della diocesi, ha preso forma sulla scia del successo della stagione d’esordio, tra l’altro legittimato dalla scelta da parte dell’associazione italiana degli appassionati di musica organaria di organizzare proprio a Cremona, lo scorso 25 aprile, l’Organ Day 2015. Inoltre la decisione di introdurre quest’anno apposite masterclass rivolte agli specialisti dello strumento a canne ha inteso valorizzare il prezioso patrimonio organistico cremonese.
«Cremona non è soltanto città del violino», sottolinea il direttore artistico del festival Roberto Codazzi, «ma anche culla dell’arte organaria. Un’arte che, nei secoli, si è sviluppata distillando strumenti di straordinario valore storico e artistico. Fortunatamente, dopo decenni di incuria e degrado, molti di questi strumenti sono tornati all’antico splendore grazie a opportuni interventi di restauro conservativo che hanno dato vita a un vero e proprio capitale diffuso su tutto il territorio provinciale».
Chiuso il Festival Merula a Cremona, virtuosismi ed emozioni con Parodi e Marini
Il Concerto di Sant’Omobono in cattedrale a Cremona ha chiuso la seconda edizione della rassegna

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