Sabato, 06 marzo 2021 - ore 05.31

CISL ASSE del PO (CR-MN) Fine marzo finirà blocco licenziamenti saremo travolti ?

In questa nota Dino Perboni (SG Asse del Po) e IVAN Zaffanelli (SO Asse del Po) esprimo la preoccupazione della loro organizzazione sul crisi economica durante la pandemia e che cosa avverrà dopo il 31 marzo quando finirà il blocco dei licenziamenti.

| Scritto da Redazione
CISL ASSE del PO (CR-MN) Fine marzo finirà blocco licenziamenti saremo travolti ?

CISL ASSE del PO (CR-MN) A fine marzo quando finirà blocco licenziamenti saremo in tempesta perfetta.

In questa nota Dino Perboni (SG Asse del Po) e IVAN Zaffanelli (SO Asse del Po) esprimo la preoccupazione della loro organizzazione sul crisi economica durante la pandemia e che cosa avverrà dopo il 31 marzo quando finirà il blocco dei licenziamenti.

Il Covid lascerà segni duraturi sul mercato del lavoro: sono 59 milioni, secondo l’ultimo rapporto Censis, gli occupati in Europa che rischiano il posto di lavoro a causa dell’epidemia, ossia un lavoratore su quattro pari al 25,7% su un totale di 230 milioni di occupati.

A questo si deve aggiungere i mutamenti introdotti dall’innovazione tecnologica.

L’automazione dei processi produttivi e la digitalizzazione determinerà una profonda riorganizzazione delle imprese, sostituendo il lavoro di 51 milioni di occupati in Europa pari al 22,2% del totale.

La coincidenza dei due fenomeni impatterà su circa 24 milioni di addetti e riguarderà il 10,4% degli occupati europei. Nelle previsioni al 2024, in Italia il ridimensionamento riguarderà il settore agricolo per circa 10.000 addetti e il settore industriale per oltre 100.000.

Secondo i dati Istat, a ottobre gli occupati si sono ridotti in modo consistente rispetto a ottobre 2019: i lavoratori sono 473.000 in meno pari al 2% sul totale.

Il calo è dovuto soprattutto al crollo del lavoro indipendente e di quello a termine. Gli occupati a ottobre sono scesi a 22.843.000 e la disoccupazione giovanile è salita al 30,3%, con un incremento di 0,6 punti percentuali.

A fronte di questo panorama negativo, a fine marzo quando finirà il blocco dei licenziamenti si verificherà la tempesta perfetta: crollo dell’occupazione e caduta della domanda interna sia dei beni di consumo che dei beni durevoli con effetti imprevedibili sulla tenuta del sistema sociale.

Con un debito che sta superando i 2.6000 miliardi di euro pari al 160% del Pil sarà impossibile affrontare questa tempesta perfetta senza i 209 miliardi del Next Generation Eu, a cui vanno aggiunti, se verranno impiegati, 37 miliardi del Mes per la sanità, nonché ai 27 miliardi dal Fondo Sure per finanziare gli ammortizzatori sociali e le politiche attive del lavoro.

Tuttavia, l’utilizzo di questi Fondi Europei, posti dall’Unione Europea e quindi da un processo di solidarietà fra tutti gli Stati che la compongono, deve essere posto con e come una prospettiva durevole, ossia non finalizzata alla spesa corrente in una logica di sfruttamento del presente e di sprechi, ma bensì di costruzione e quindi con un’idea di futuro.

Questo processo richiede, oltre che una nuova dimensione della politica, un nuovo paradigma culturale: occorre essere consapevoli che la prosperità durevole nasce dalla responsabile e partecipe costruzione dall’avvenire con e attraverso il lavoro in luogo della rendita o del denaro.

Al punto 136 dell’Enciclica di Papa Francesco «Fratelli Tutti» scrive che «aiutare i poveri con il denaro dev ’essere sempre un rimedio provvisorio per far fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro».

Sul piano sociale ed economico la finanza creativa ha sì accontento il cittadino- consumatore, ma poi nel 2007 ha generato la più grande crisi economica e sociale del secondo dopoguerra.

Per uscire dalla crisi pandemica lo Stato italiano, il nostro Stato, deve cambiare passo, deve passare dalla logica dei sussidi alla logica degli investimenti.

Con la partita dei Fondi Europei si gioca davvero il futuro dell’Italia: la disponibilità di tali risorse può invertire l’inesorabile declino post-pandemico se si sapranno utilizzarli per il lavoro.

Gennaio 2021

Fotine : dall'alto Dino Perboni (SG Asse del Po) e IVAN Zaffanelli (SO Asse del Po)

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