Domenica, 09 agosto 2020 - ore 10.14

Come venne liberata Cremona il 25 aprile 1945. Il racconto di Franco Dolci in occasione del 60° anniverario

1945 – 2005: Un posto di blocco in via S. Rocco… la difesa della Costituzione a cura di Gian Carlo Storti

| Scritto da Redazione
Come venne liberata Cremona il 25 aprile 1945. Il racconto di Franco Dolci in occasione del 60° anniverario

Siamo con Franco Dolci, che è stato un dirigente dei comunisti cremonesi; oggi dedica il suo tempo a scrivere memorie di compagni e si dedica all’ANPI. A lui chiediamo – che è stato un testimone della guerra di Liberazione, quali erano i valori e gli ideali di allora e quali i messaggi che possiamo lanciare oggi ai giovani, nel 60° anniversario di questo grande evento storico.

Nei giorni dell’insurrezione noi ragazzi di S. Sigismondo siamo stati indirizzati alla Caserma del Diavolo che allora era il centro in cui si dirigevano le operazioni, anche militari, nella città. E dalla Caserma del Diavolo siamo stati dirottati al posto di blocco di via S. Rocco. In questo posto di blocco c’erano tre anziani, sui 50 anni circa, un certo Mino Bettoni, imbianchino, un certo Boni, ortolano, un certo Carlo Bonazzoli, che poi ritroverò alcuni anni dopo come autista della nostra Camera del Lavoro.

Diciamo che questo triumvirato era la direzione politica del posto di blocco e noi ragazzi, diretti da uno dei fratelli Foglia, uno dei quali era il famoso pittore e scultore, ecco, questo Foglia che era un po’ più anziano di noi, era quello che ci dirigeva. E noi abbiamo svolto la nostra attività al posto di blocco, in fianco all’osteria detta “La Ciavegèn” e più avanti, lì di fronte alla Madonnina, sull’argine del Cavo Cerca. Noi avevamo una postazione con una mitragliatrice Breda, 20 millimetri, un’arma potente, della quale non abbiamo mai fatto uso.

Ecco, abbiamo svolto il nostro servizio lì. Purtroppo nelle nostre puntate che si sono svolte sulla via S. Rocco, anche di notte, per rintracciare eventuali fuggiaschi o eventuali elementi che intendevano penetrare nella città, mentre l’ordine era quello di non far entrare nessuno, ecco, in una di queste puntate trovò la morte, per una improvvisa aggressione da parte di un gruppo di fascisti, il compagno Bruno Ghidetti. Bruno Ghidetti, che è sempre stato ricordato dalla nostra stampa e che è ricordato tutt’ora da una lapide che è proprio di fronte alla cascina S. Rocco.

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