Ne è convinta Serena Sorrentino, della segreteria confederale Cgil. I 300 milioni di euro della manovra, “sono stati appostati a titolo di anticipazione contrattuale. Tuttavia nel triennio non c’è nessuna previsione di aumento della spesa. Significa non dare attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale, che aveva invitato il governo a riaprire la contrattazione sia sulla parte normativa che sulla parte economica. E certo (con queste cifre, ndr) non si può dire che si vuole rinnovare un contratto che si faccia carico dei sei anni di blocco che hanno vissuto i pubblici dipendenti e che poi metta in condizione, realmente, il lavoro pubblico di sostenere un profondo processo di riorganizzazione di tutta la pubblica amministrazione”.
Il ministro della pubblica amministrazione Marianna Madia dice che la cifra sarebbe un inizio, dopo anni di blocco. Stanziamenti che possono far riaprire la stagione contrattuale nella speranza poi di un aumento progressivo della cifra a disposizione, ma solo se le parti si metteranno d’accordo sulla riduzione dei comparti, come vuole la legge. Per Sorrentino si tratta però di “un ricatto”. “Siamo disponibili a fare l’accordo sui comparti. La riduzione del numero dei contratti è un obiettivo da sempre sostenuto dalla Cgil e anche da Cisl e Uil. Stiamo lavorando in sede Aran per arrivare alla definizione di un accordo quadro che stabilisca dei comparti omogenei per settori. Ma chiediamo tre cose al governo: la prima, che sottoscrivano un accordo su nuove relazioni sindacali nel pubblico impiego che superino anche i limiti introdotti dalla legge Brunetta; la seconda, che si sblocchi la contrattazione decentrata come è stato fatto nel 2015, perché quello è uno strumento fondamentale non soltanto per recuperare quote di salario dei lavoratori ma anche per garantire l’adattamento e maggiori strumenti di flessibilità nell’organizzazione del lavoro rispetto ai cambiamenti che sono necessari; terzo, che il ministro ci faccia capire che ci sono risorse a disposizione considerevoli per dare attuazione reale al contratto nazionale, perché 300 milioni anche a titolo di anticipazione non sono incrementi salariali che consentono di rispondere alle esigenze che in questo momento hanno le lavoratrici e i lavoratori del pubblico impiego”.
Fonte: rassegna sindacale


