Mercoledì, 16 ottobre 2019 - ore 17.29

Confesercenti Cremona Con la nuova legge lombarda gli agriturismo diventano alberghi. E questo non va bene.

Confesercenti critica sui contenuti del Testo unico in materia di agricoltura, foresta, pesca e sviluppo rurale approvato da Regione Lombardia “Con questa legge gli agriturismi si trasformano da piccole aziende agricole in vere e proprie strutture ricettive”

| Scritto da Redazione
Confesercenti Cremona Con la nuova legge lombarda gli agriturismo diventano alberghi. E questo non va bene.

Confesercenti Cremona Con la nuova legge lombarda gli agriturismo diventano alberghi. E questo non va bene.

Confesercenti critica sui contenuti del Testo unico in materia di agricoltura, foresta, pesca e sviluppo rurale approvato da Regione Lombardia “Con questa legge gli agriturismi si trasformano da piccole aziende agricole in vere e proprie strutture ricettive”

È fortemente critico il parere di Confesercenti sui contenuti del nuovo Testo Unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale, appena approvato dal Consiglio regionale della Lombardia. In particolare, l’associazione avanza le proprie riserve su alcuni passaggi della norma, che interessano i circa 1700 agriturismi lombardi, relativi al numero di pasti massimi somministrati al giorno – 160, contro i 300 inizialmente previsti -, e al numero di posti letto (100) che possono essere messi a disposizione degli ospiti.

Prerogative che, di fatto, snaturano la vocazione originaria delle piccole aziende agricole, equiparandole a delle vere e proprie strutture ricettive di medie o anche grandi dimensioni. “Esprimiamo valutazioni critiche sulla nuova legge che disciplina gli agriturismi per alcune motivazioni fondamentali - spiega Giorgio Bonoli, Direttore Confesercenti della Lombardia Orientale sede territoriale di Cremona -. Già in sede di audizione all’ottava commissione avevamo portato le nostre perplessità su un progetto che, dal nostro punto di vista, introduce squilibri molto rilevanti che ricadranno sulle imprese del commercio alimentare, della ristorazione e della ricettività.

Noi non contestiamo assolutamente l’esistenza e l’operatività degli agriturismi, anzi li consideriamo parte integrante, ormai, di un sistema di attrattività turistica. Quello che contestiamo è l’evidente perdita della loro caratterizzazione agricola e l’acquisizione, invece, di un ruolo sempre più marcato di ristorante e albergo”. Il direttore entra anche nello specifico delle norme: “Mettere un limite di 160 pasti giornalieri, con meccanismo di calcolo su base annua, che consente di cumularli anche se non somministrati nei giorni riportati nel certificato di connessione, significa un passo avanti rispetto alla proposta iniziale di 300 nel Pdl, ma vuol dire comunque snaturare il carattere di azienda agricola di queste strutture, che propongono un’offerta di entità più che doppia rispetto a un medio ristorante. Così come fissare un tetto di 100 posti letto in un agriturismo equivale a trasformarlo in una attività ricettiva a tutti gli effetti, che richiede tra le 15 e le 20 persone a disposizione.

Che metodi di controllo verranno utilizzati, poi, sulla quantità percentuale di prodotto diretto? Gli aspetti sanzionatori sono a dir poco risibili: si parla di 50 euro per ogni pasto in più di chi non rispetta il limite annuo e di 50 per ogni ospite in più a giorno.

Ed è anche consentita la somministrazione di alimenti e bevande al di fuori delle strutture aziendali per un massimo di venti giorni all’anno, in pratica un vero e proprio catering ”. “Se da un lato – sottolinea il direttore -, l’azienda familiare agricola, in quanto piccola struttura ricettiva dotata di una certa operatività dal punto vista della ristorazione, è soggetto che ha dignità di esistere ed operare, così come viene configurata nella nuova legge non incontra affatto la nostra condivisione.

Così si crea uno svantaggio competitivo con forme di ricettività imprenditoriale e attività dei pubblici esercizi, con tutte le note difficoltà che questi ultimi devono quotidianamente affrontare ”. Il problema sta a monte ed è più generale: riguarda lo squilibrio che si è determinato tra “sempre meno agricoltura, sempre più ricettività e ristorazione”, ma anche all’interno della filiera tra produzione/distribuzione da un lato e somministrazione/ricettività dall’altro. “Probabilmente - conclude Bonoli -, per accontentare i desideri di pochi si creano i presupposti per la forte trasformazione di una parte importante delle aziende agricole. Per noi, francamente, ciò rappresenta un passo indietro e non possiamo quindi che ribadire il nostro giudizio negativo verso l’iniziativa regionale”.

Il Direttore della Confesercenti della Lombardia Orientale sede di Cremona Giorgio Bonoli

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