Martedì, 05 marzo 2024 - ore 15.13

(CR) Pianeta Migranti. Dall’unità d’Italia ad oggi gli italiani continuano ad emigrare.

La storia dell’emigrazione italiana meno recente si svolge in quattro fasi temporali.

| Scritto da Redazione
(CR) Pianeta Migranti. Dall’unità d’Italia ad oggi gli italiani continuano ad emigrare.

(CR) Pianeta Migranti. Dall’unità d’Italia ad oggi gli italiani continuano ad emigrare.

Siamo stati e siamo ancora un popolo di migranti. Ma abbiamo perso la memoria storica e umana delle fatiche e dei  drammi che tanti nostri concittadini hanno affrontato, gli stessi dei migranti che arrivano nel nostro paese.

 La storia dell’emigrazione italiana meno recente si svolge in quattro fasi temporali.

Dopo l’unità d’Italia (1870) circa 5,3 milioni di persone espatriarono, soprattutto dal nord del Paese, attraverso movimenti spontanei e clandestini: oltre il 15% della popolazione di allora. Spinti da fattori socio-economici migrarono principalmente in Francia e Germania, poi nel Sud America e, in misura più ridotta, nel Nord America.

Dal 1900 al 1914 avvenne la “Grande Emigrazione”: oltre 9 milioni di italiani (un quarto della popolazione totale) soprattutto dal centro-sud, espulsi dal settore agricolo e dalle aree rurali migrarono soprattutto fuori Europa, ma anche in Francia, Germania, e Svizzera.

Questa ondata migratoria si fermò con lo scoppio della prima Guerra Mondiale.

Dal 1918 al 1939 le restrizioni legislative adottate dagli Stati di arrivo dei migranti,  la crisi economica del ‘29 e  la politica restrittiva e anti-emigrazione perseguita dal fascismo rallentarono i flussi che però, dopo la firma del Patto d’acciaio, ripresero verso la Germania.

Il nuovo espansionismo coloniale italiano in Africa di quegli anni aprì la via agli spostamenti in quest’area. Nel complesso, durante il ventennio fascista emigrarono 3,2 milioni persone.

Nella quarta fase migratoria, nel dopoguerra (dal 1945 al 1970), un periodo di profondi cambiamenti economici, sociali e politici, i flussi migratori tornarono a essere ingenti soprattutto dal sud Italia verso l’ America Latina e l’Australia, mentre in Europa si puntò in particolare verso Francia, Germania, Belgio, Svizzera. Gli emigrati italiani furono circa 7 milioni.

In tutte queste fasi migratorie, i nostri connazionali emigrati hanno dovuto affrontare una realtà dura, caratterizzata da gravi problematiche igienico-sanitarie, sociali ed economiche che si manifestavano già nei porti d’imbarco e che li seguivano fino ai paesi di destinazione. Lì, gli italiani erano considerati ‘una razza inferiore’ e una stirpe di assassini e mafiosi. Erano definiti con epiteti razzisti: “promiscua feccia sporca, sventurata, pigra, criminale dei bassifondi italiani “. Nei paesi di arrivo i n ostri immigrati hanno dovuto fare i conti con pregiudizi, stereotipi, e un’intolleranza dilagante manifestata non solo dai comuni cittadini e dalla stampa, ma anche da politici e autorità.

A completare il duro quadro c’erano poi i bassi salari, la ghettizzazione, le condizioni di lavoro e di vita precarie, unite alla difficoltà di comunicare a parenti e amici la propria condizione.

Il desiderio poi di mostrarsi come coloro che “ce l’avevano fatta”, di non deludere le aspettative dei propri cari, di mantenere in piedi il mito di una terra promessa e di una rivalsa fuori dai confini nazionali, portava spesso gli espatriati a nascondere  le loro reali condizioni di vita e ad assumere una narrazione trionfalista, che falsava la realtà.

Ma all’estero, molti italiani hanno anche trovato fortuna integrandosi nei contesti sociali, economici e culturali. Un dato significativo è quello che riguarda i discendenti italiani nel mondo (oriundi): si stima siano  tra i 60 e 70 milioni. Un’altra Italia fuori dall’Italia.

Anche oggi gli italiani continuano ad emigrare.

Secondo il rapporto dell’AIRE – Anagrafe Italiani Residenti all’Estero- gli emigrati italiani nel mondo al 31 dicembre 2021 sono 5.806.068. Il  dato è in crescita, con un aumento significativo a partire dal 2011, e il fenomeno ha dato vita a quella che viene definita “Nuova Emigrazione”. Secondo i dati Istatnell’ultimo decennio (2011-2020) sono 980 mila gli italiani che hanno lasciato il nostro paesedi cui circa 250 mila con titolo di studio uguale o superiore alla laurea. E’ la fuga dei cervelli giovani da un paese che non assicura un futuro di qualità.

 

 

 

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