Lunedì, 19 ottobre 2026 - ore 16.02

DISORDINI A MILANO. PORTESANI E CURATTI: CHIEDIAMO DI CONDANNARE LE VIOLENZE

PRESENTATO UN ORDINE DEL GIORNO CI ASPETTIAMO IL VOTO ALL’UNANIMITA’

| Scritto da Redazione
DISORDINI A MILANO. PORTESANI E CURATTI: CHIEDIAMO DI CONDANNARE LE VIOLENZE DISORDINI A MILANO. PORTESANI E CURATTI: CHIEDIAMO DI CONDANNARE LE VIOLENZE DISORDINI A MILANO. PORTESANI E CURATTI: CHIEDIAMO DI CONDANNARE LE VIOLENZE DISORDINI A MILANO. PORTESANI E CURATTI: CHIEDIAMO DI CONDANNARE LE VIOLENZE

DISORDINI A MILANO. PORTESANI E CURATTI: CHIEDIAMO A TUTTO IL CONSIGLIO COMUNALE DI CONDANNARE LE VIOLENZE, PRESENTATO UN ORDINE DEL GIORNO CI ASPETTIAMO IL VOTO ALL’UNANIMITA’



“La condanna della violenza non può dipendere dalle ragioni di chi la commette. Chiediamo al Consiglio comunale di Cremona di riaffermare un principio che dovrebbe essere condiviso da tutte le forze democratiche. E’ necessario stigmatizzare quello che è accaduto e non le motivazioni della protesta”.



Lo dicono Alessandro Portesani, capogruppo di Novità a Cremona, e il consigliere comunale Luca Curatti dopo aver depositato un ordine del giorno perché tutti i consiglieri comunali di Cremona condannino le violenze verificatesi sabato a Milano durante la manifestazione contro il carovita, ribadiscano che nessuna rivendicazione politica o sociale può giustificare aggressioni, intimidazioni e devastazioni.



L’ordine del giorno presentato richiama l’articolo 17 della Costituzione, esprime solidarietà alle forze dell’ordine e alle persone coinvolte negli incidenti e chiede al Consiglio comunale di affermare che nessuna motivazione politica, ideologica, economica o sociale può giustificare il ricorso alla violenza.



“Le immagini arrivate da Milano sono gravi. Bombe carta, sassi contro le forze dell’ordine, danneggiamenti e persone ferite. Tutto questo non ha nulla a che vedere con il diritto di manifestare, che la Costituzione riconosce e tutela”, dichiara Portesani.



“Ma c’è una questione che va oltre i fatti di sabato. La violenza non cambia natura a seconda delle idee di chi la pratica. Eppure, nel dibattito politico, non sempre sembra essere così, c’è sempre qualcuno, come il sindaco di sinistra di Milano Beppe Sala, che sente il bisogno di rifugiarsi in distinguo di lana caprina”.



Il disagio sociale va compreso. Le rivendicazioni possono essere condivise oppure contestate. Ma chi aggredisce un poliziotto o distrugge una vetrina non diventa meno responsabile perché sostiene una causa ritenuta giusta.



“Difendere il diritto di manifestare significa anche difenderlo da chi utilizza le manifestazioni per compiere atti violenti”, aggiunge Luca Curatti. “È una distinzione fondamentale. Chi protesta pacificamente deve poterlo fare in sicurezza, senza essere confuso con chi sceglie deliberatamente lo scontro. Su questo le istituzioni devono esprimere una posizione chiara e coerente”.



“Ci auguriamo che l’ordine del giorno venga approvato all’unanimità. Sarebbe il modo più semplice per dimostrare che, almeno su questo, le appartenenze politiche vengono dopo i principi democratici”, conclude Portesani.

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