Quelli che ballavano erano visti come pazzi da quelli che non sentivano la musica’(Nietzsche) Esattamente quarant'anni fa, al cinema, usciva il capolavoro di Milos Forman elogio dell'umanità sensibile che ama danzare, contrapposta alla ferocia di un mondo sordo che non contempla le diversità. Tratto dall'omonimo romanzo di Ken Kesey “il nido del cuculo”è uno dei tanti modi con i quali gli americani chiamano il manicomio. Il film si svolge interamente all'interno delle bianche mura dell'Ospedale Psichiatrico di Stato in Oregon e vede protagonista Randle Patrick McMurphy, uomo ribelle, anticonformista, condannato ai lavori forzati e internato nella struttura perchè giudicato insano di mente. Durante la permanenza, McMurphy creerà dapprima scompiglio tra i fragili pazienti del reparto, castrati, spaventati e sedati continuamente nel corpo e nella fantasia dalla terribile infermiera Ratched, amante della violenza e dell'austerità. Poi, tra un elettroshock e una partita di carte, tra una battuta di pesca su una barca rubata e le confidenze di un nativo americano finto sordomuto, il protagonista si affezionerà ai tic e alle manie di queste persone disadattate ma oneste, emarginate ma uniche, riuscendo a far capire loro la necessità di lottare per ciò in cui credono, rispettandosi e accettandosi. McMurphy verrà ritenuto dai medici un pericoloso malato mentale e, “curato”con la lobotomia, vedrà i propri istinti, voglie, sentimenti completamente annichiliti: diverrà un innocuo quanto inutile burattino senza ricordi né coscienza. Candidato a 9 premi Oscar, vinse i 5 più importanti, anche grazie alle interpretazioni magistrali di un cast stellare: Christopher Lioyd, Danny DeVito, la perfida infermiera Louise Fleter (il personaggio è ai primi posti nelle classifiche dei migliori cattivi della storia del cinema) ma soprattutto grazie a uno straordinario Jack Nicholson nella migliore interpretazione della sua carriera. Il film termina con l'atto d'amore di un gigante buono (Grande Capo) che restituisce dignità all'amico che lo ha aiutato a non avere paura del mondo: ora quel lavabo non è più così pesante, quelle sbarre non sono più così invalicabili ed è di nuovo possibile sentire la vita. McMurphy ci insegna che i veri pazzi sono quelli che smettono di lottare per essere persone libere. Nella nostra città il film venne programmato per quasi due mesi al Cinema Italia ed anche negli anni a seguire rappresentò sempre un evento da tutto esaurito, quando programmato, sempre con rigoroso dibattito finale. Il manifesto originale del film è esposto, oggi, su una parete del CineChaplin.
Giorgio Brugnoli (Cremona)



