Mercoledì, 25 maggio 2022 - ore 02.39

Ferdinando Alberti (MS), Aviaria in Lombardia

AVIARIA IN LOMBARDIA: RISPOSTE EVASIVE, CONFUSIONARIE E INUTILMENTE POLEMICHE DA PARTE DI REGIONE LOMBARDIA MENTRE FEDERCACCIA IRONIZZA SU UN TEMA SERIO E NON DA SOTTOVALUTARE

| Scritto da Redazione
Ferdinando Alberti (MS), Aviaria in Lombardia Ferdinando Alberti (MS), Aviaria in Lombardia

«Le dichiarazioni di Federcaccia sul tema

aviaria sono del tutto incomprensibili e dimostrano quanto l'ente

sottovaluti il rischio che corre la nostra Regione e il Paese intero».

A dirlo è Ferdinando Alberti, consigliere regionale del M5S, in

riferimento al recente comunicato di Federcaccia che banalizza un tema

molto importante sollevato, non da ultimo, dal Movimento 5 Stelle e che

potrebbe mettere in ginocchio l'intero settore produttivo avicolo.



«Proprio per tutelare i 1.200 allevamenti e i 25 milioni di capi

allevati in Lombardia, come M5S abbiamo chiesto con un'interrogazione

rivolta all'Assessore Rolfi cosa avesse intenzione di fare per limitare

la diffusione dell'aviaria. Come troppo spesso capita in questi casi,

le

risposte da lui ricevute sono state evasive, confusionarie e

inutilmente

polemiche».



Ad aumentare la confusione ha contribuito anche Federcaccia. «Sentitasi

tirata in causa, l'ha buttata in caciara. Secondo l'associazione dei

cacciatori, non sarebbero in alcun modo loro i responsabili

dell'eventuale diffusione del virus dell'aviaria sostenendo che

l'impiego dei richiami vivi per la caccia coinvolga solo una piccola

percentuale di specie e capi non cacciabili che circolano liberamente

nella regione Lombardia. Se fosse veramente così, allora Federcaccia

dovrebbe spiegare perché il ministero della Sanità ha chiesto alle

Regioni di impedire lo spostamento dei richiami vivi. Forse perché il

ministero ha riconosciuto proprio nei capi utilizzati dai cacciatori un

veicolo di diffusione del virus? E inoltre, se il settore venatorio

fosse totalmente estraneo al rischio pandemico, perché mai intervenire

come ha fatto l'assessore Rolfi bloccando lo spostamento dei richiami

vivi?»



«Il punto in realtà è un altro e abbiamo cercato di farlo presente

all'Assessore: dato che il governo ha concesso, a nostro avviso

erroneamente, l'impiego dei richiami vivi limitandosi a bloccarne il

solo spostamento da un luogo all'altro, Regione non ritiene di dover

potenziare l'attività di controllo sugli stessi per evitare lo scoppio

di una crisi pandemica legata alla diffusione dell'aviaria negli

allevamenti lombardi?».



«Certo - prosegue il consigliere bresciano - avremmo preferito il

divieto dell'impiego dei richiami vivi intervenendo alla radice del

problema. Una decisione di questo genere avrebbe però visto cacciatori

ed associazioni venatorie fare le barricate contro chi governa la

Regione che sa molto bene quale importante bacino di voti rappresentino

i cacciatori per loro».



«Nemmeno sul potenziamento dei controlli l'Assessore ha voluto darci

retta scaricando ogni responsabilità sulle Province. Da politico

navigato qual è, ha poi spostato l'attenzione su un altro argomento

citato nella nostra interrogazione ma al momento non centrale: la

trasmissibilità all'uomo dell'aviaria. Rolfi si è affrettato a dire

che non esistono evidenze scientifiche che dimostrino la trasmissione

da

animale a umano, cosa su cui non possiamo che dargli ragione. Va però

ricordato che anche in questo caso il tema non andrebbe affrontato in

maniera sbrigativa come fatto dall'Assessore. Basti vedere cosa è

successo nell'ultimo paio d'anni. Nessuno di noi avrebbe mai immaginato

di avere nella sola Lombardia oltre 36.000 morti a causa di un virus

arrivato dall'altra parte del mondo e che inizialmente risultava essere

infettivo solo per pangolini e pipistrelli».

 

 

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